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Archivi categoria: Berlusconi

La banalità del maluccio

166336_xxfnqvwbjaoka6sin1k5bvlpo Anna Lombroso per il Simplicissimus

È risaputo che il successo di un quotidiano fondato nel 1976  e che ha rappresentato un novità nel repertorio della stampa italiana, a cominciare dal formato che ne rendeva agevole la lettura, anche col vento sotto l’ombrellone dell’Ultima Spiaggia, consisteva nell’affrontare temi alti e complessi in modo leggero e i temi frivoli con pensosa e sussiegosa profondità. E nell’ospitare pareri diversi, spesso contraddittori, e ricostruzioni contrastanti,  in modo da accontentare una platea più attenta alle opinioni che ai fatti e persuaderla così di appartenere a un club esclusivo, a un cenacolo ristretto e selettivo di “pensanti” infastiditi dall’ascesa di ambiziosi impazienti, di rentier arroganti, di parvenu arrivisti, estranei alla cerchia chiusa e eletta cui si voleva essere annessi, quella radical chic definizione che allora contava già 6 anni ma che purtroppo è ancora in voga, sotto forma di accusa o rivendicazione.

Inutile dire che il giornale, come tutti, ha perso smalto, ma resta in vigore come costume diffuso almeno uno di quei due caratteri che ha convertito in qualità l’incoerenza fino al tradimento di promesse e mandato, facendo della contraddizione una virtù  a conferma di vivacità di pensiero, capacità di adeguarsi ai tempi e dinamismo, che dà nuovo sapore alla massima secondo la quale solo gli imbecilli non cambiano mai parere. Soprattutto quando certi equilibrismi entrano a far parte della cassetta degli attrezzi  del politico costretto suo malgrado a convertirsi alla realpolitik e a piegarsi alle dure leggi della prassi.

Oddio, anche la leggerezza sembra essere nello spirito del tempo. Peccato che pesi come un macigno, per l’abuso che ne viene fatto sicché ogni riso diventa sghignazzo, ghigno, ogni birignao di signore bene diventa provocazione in favore di empi interventi, ogni criticata melensaggine del bon ton di Jader Jacobelli diventa urlaccio di Sgarbi: capre, capre! e ogni tentativo di riservatezza diventa criticabile manifestazione di ipocrisia e distanza dal popolo che si dice esiga la sfacciata ostensione dei menù del giorno, della esposizione dell’ecografia, mentre cala un sobrio e pudico silenzio sui redditi che permettono sorprendentemente acquisti immobiliari sfarzosi e nuove abitudini sibaritiche.

È la leggerezza che deriva dalla superficialità, quella di chi può permettersi di frequentare la vita da turista, per rendita o affiliazione o dinastia, altra cifra un tempo condannata e che oggi è invece interpretata come una gradita particolarità che distingue dai parrucconi che ostacolano la libera iniziativa e il decisionismo, come ad esempio i famigerati sovrintendenti e gli ancor più deprecabili costituzionalisti, o dai troppi laureati che fanno sfoggio di sapienza per mortificare chi ha fatto la scuola della strada – o dell’avanspettacolo – come sui profili di Facebook o da ieri all’Unesco, ma anche da chi ha un vero talento se non addirittura una vocazione che lo rende inviso a nuovi miti e prodigi, Allevi contro Glenn Gould,  Buttiglione contro  Abbagnano, Serra contro Cioran, Fusaro contro Gramsci, noto solo per la sua avversione  agli indifferenti grazie a Wikiquote.

Si, superficiali, spigliati, disinvolti, moderni insomma, purché su di loro non si faccia dello spirito, che altrimenti si adombrano.  Alzano il sopracciglio come Elisabetta davanti agli hooligans del Chelsea, gli si gonfia la vena del collo, minacciano rappresaglia via tribunali e polizia postale, raccomandano censura per limitare l’uso della violenza che deve restare a loro in regime di esclusiva – oggi buffoni e giullari sarebbero già oggetto di Daspo. Mentre si sentono autorizzati  alle battutacce sconce, quelle alla Berlusconi, scollacciate, da saletta del casino col numero di tacche segnate sul muro, quelle alla Calenda, impudenti, da coffee break del master alla Bocconi: nessuna buona azione deve restare impunita, quelle sempre in voga sui difetti fisici, statura, riporto, tacchetti incalzate da quelle sulla consecutio tradita, slealtà più disapprovata di quelle alle promesse elettorali, soprattutto da alunni scarsi, il cui diploma italiano o albanese, puzza di trastola lontano un miglio.

D’altra parte è finita la satira precipitata nelle mani di ex incendiari che indirizzano i loro idranti micidiali contro chiunque osi criticare la loro cricca e il loro salottificio, proprio come l’invettiva di quelli di “né con lo Stato né con le Br” che  dalle poltroncine girevoli di direttore hanno aggiunto un bel no deciso al molesto popolo ingrato, cui sarebbe necessario levare il pericoloso suffragio universale. Così ormai l’umorismo surreale è affidato alle colonne della prima del Corriere dalle quali il senatore Monti  rimpiange che i governi del passato non abbiano concluso  un trattato di Acquisgrana co ‘a pummarola ncoppa coi due acclarati statisti: Macron e Gentiloni, e lui novello Carlo Magno sortito dal sarcofago.

Si, ormai siamo alla comicità involontaria di Libero che denuncia che calano Pil e fatturato ma aumentano i gay, come d’altra parte insinua il Moccia della filosofia che teme che la concessione di diritti civili possa insidiare quelli primari e sociali, ambedue preoccupati che possiamo svegliarci e aspirare a riconquistarli tutti nessuno escluso.

O quella che ha portato a  pensare come baluardo in difesa della libertà di stampa e del diritto all’informazione oltraggiati dalla rimozione dell’augusto tappetino di Chetempochefa, a una bella striscia dopo il Tg affidata a Maria Giovanna Maglie, interprete talmente strenua dell’indipendenza del giornalista dai poteri da aver avocato a sé anche la gestione amministrativa del suo incarico, quella sì davvero allegra proprio come piace appunto al nostro rappresentante all’Unesco, dove dopo tanta bulimia di “culturame” intende portare il sorriso, anzi, il riso a pensare a quello che susciterà una nomina così estrosa da parte del Paese  che possedendo più “petrolio” artistico e paesaggistico lo lascia bruciare per avidità o trascuratezza o tutte e due.  O quella, demenziale, che suscitano i bestiali lottatori del Catch della politica, il bisonte all’Interno, l’avvoltoio in toga senatoria che mena colpi dal tour di conferenziere, il caimano ancora attivo nel serraglio, la jena allo sviluppo, tutti a sbuffare, digrignare i denti, mostrare poderosi muscoli verbali, tirare le orecchie all’avversario, assestare pugni e smatafloni, tutti virtuale però, perché quello che conta è lo spettacolo: stanno facendo scena, la loro è una indolore farsa a uso di un pubblico infantile che  finge di non sapere  che non si faranno mai davvero male, intenti allo stesso scopo, salvarsi lo sgabellino sul ring. O anche  quella, surreale, che ingenera in noi l’attivismo online di testimonial dell’umanità e della legalità appena scoperta e prima considerata un optional, che pagano in nero colf, dipendenti e press agent, di cantanti su palchi montati da cottimisti a alto rischio, di attori che hanno campato sulle lottizzazioni teatrali e televisive degli operatori culturali in forza all’arco parlamentare, di occhiuti smascheratori delle caste della speculazione con tanto di piscina e attico abusivo, di requisitori inflessibili sul blog e remissivi travet in redazione.

Ecco, anche chi pensa che la leggerezza sarebbe più adatta a questi tempi così poco eroici anche nel male, dominati da ombre di mezza tacca: bestialità, immoralità, cupidigia, arrivismo al posto della disumana efferatezza, dell’amoralità depravata, dell’avidità assatanata, dell’ambizione sfrenata, finisce per arrendersi alla pesantezza della banalità del maluccio.

 

 

 

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Siamo brava gente, amiamo Berlusconi

Berlusconi_Salvini Anna Lombroso per il Simplicissimus

È ormai indubbio che siamo stati governati da eccellenti strateghi, capaci e sagaci: avevano un obiettivo, l’evaporazione di un ideale democratico, già ridimensionato a poliarchia, l’instaurazione di un regime autoritario e accentratore  in assenza però dello Stato e il consolidamento del primato del privato sull’interesse generale, il tutto col favore dell’apatia popolare.

E ci sono riusciti. Anzi a poco a poco quell’atarassia si è mutata in appoggio obbligato e nell’accettazione incondizionata di due capisaldi della loro ideologia. Il primo consiste nella persuasione che nel Bene esistono grandi differenza, ma nel Male siamo tutti uguali. E che quindi compito del bravo cittadino  è dare consenso al prodotto che viene pubblicizzato come il meno peggio, Berlusconi compreso. Tesi opinabile e largamente smentita dalla storia e anche dalla cronaca pensando al diverso trattamento riservato dalla giustizia al ladro di due mele o all’imprenditore o al manager risparmiato perfino dopo l’azione della livella che livella non è. O guardando alla deplorazione riservata al fascismo di facciata mentre il totalitarismo economico e finanziario viene trattato come un fenomeno incontrastabile con i suo contro e i suoi pro, che in fondo dà lavoro a tanta gente, né più né meno del Cavaliere che mantiene veline, giornalisti, scrittori, registi e anche parlamentari.

Il secondo e persuasivo fondamento cui piace credere è che gli italiani siano brava gente, che se adesso non nè possono più dell’invasione barbarica, è perché si sono superati i limiti, perché gli stranieri violentano, rubano, mangiano cibi puzzolenti, hanno usi e tradizioni incompatibili, ci scavalcano nelle graduatorie e si superano in miseria, conquistandosi benefici e prebende immeritate. Ad avvalorarlo sono soprattutto coloro che la supposta onda nera dilagante manco la sfiorano, ne conoscono perlopiù rappresentanti in grembiulino e crestina, in livrea o col cappelletto di carta del muratore, che semmai la pressione si vive in periferie remote dove in non abbastanza invisibili si contendono una sotto vita con altre vite nude.

Eh si, saremmo brava gente, ma non bisogna portarci all’esasperazione, come era successo a bottegai ariani, accademici insigni, avvocati, medici, giornalisti, tutti stufi della concorrenza degli ebrei, che anche loro resistevano all’integrazione e conservavano abitudini e tradizioni incompatibili salvo quando si pagavano le tasse, si andava in trincea.

E dire che quella non era un’invasione.  Nemmeno questa, peraltro, a leggere le statistiche cui si crede ad intermittenza come le lucette di Natale. Tanto per dire,  facciamo finta di credere che gli sbarchi sulle nostre coste continuino ad aumentare, e invece nel 2018 sono diminuiti dell’87,4% secondo i dati del ministero dell’interno, mentre a lievitare sono stati i morti nel Mediterraneo: 1.728, di cui 3 su 4 nella sola rotta tra Italia e Libia.  Un’ecatombe quotidiana che ha tra le sue cause l’accordo per il contrasto dell’immigrazione illegale, stretto tra Roma e Tripoli nel febbraio del 2017 e tradottosi in un massiccio piano di respingimenti verso la Libia grazie appunto ai patti stretti dall’ex ministro Minniti con la guardia costiera libica, con i gruppi militari attivi nelle zone interne, con governi di paesi di transito dei profughi.      E non dicano che la preoccupazione è giustificata dalla religione di appartenenza di chi riesce ad approdare qui: oltre il 50% degli immigrati è cristiano.  E, ancora, gli italiani pensano che gli immigrati nel nostro paese siano musulmani, e invece si tratta per la maggior parte (oltre il 50%) di cristiani. Il fatto è che siamo, secondo i sondaggi, il popolo con la percezione del fenomeno più distante dalla realtà dei numeri. Secondo l’Istituto Cattaneo non siamo né la nazione con il numero più alto di immigrati né quella che ospita più rifugiati e richiedenti asilo. Con circa 5 milioni di residenti stranieri, ci collochiamo dopo la Germania, che ne conta 9,2 milioni, e il Regno Unito, con 6,1 milioni, superiamo  di poco la Francia (4,6 milioni) e la Spagna (4,4 milioni).

Non ci rubano il lavoro: gli immigrati svolgono mansioni che non confliggono con le nostre richieste di occupazione,  che non vogliamo, ragionevolmente, né siamo costretti a svolgere in quanto precarie, pesanti, pericolose, soggette al lavoro nero o a pratiche di caporalato. E’ straniero il 71% dei collaboratori domestici e familiari (comparto che impiega il 43,2% delle lavoratrici straniere), quasi la metà dei venditori ambulanti, più di un terzo dei facchini, il 18,5% dei lavoratori negli alberghi e ristoranti (per lo più addetti alle pulizie e camerieri), un sesto dei manovali edili e degli agricoltori. Se e quando si permette loro di lavorare legalmente, i contributi che versano al fisco eccedono del 60% quanto spende lo Stato per loro in materia di edilizia convenzionata, sanità, pensione, istruzione.

È vero invece che i governi che si sono succeduti con la nostra complicità li hanno consegnati e li concedono come manovalanza del crimine, come schiave del sesso o schiavi dei campi, alle varie forme di caporalato, tutte peraltro criminali, ad Andria, a Rosarno, a Forcella, ma anche a Milano dove i clandestini cadono nelle mani dei clan delle costruzioni di notte in quelle degli affittacamere a ore, a Bologna dove vengono sepolto vive nelle fabbriche della moda.

E a Roma, dove un altro manager lungimirante che di nome fa Carminati, e il suo socio Buzzi avevano compreso che lo sfruttamento degli immigrati porta più profitti della droga (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/09/16/ite-mafia-est/ ). E dove a capitolo giudiziario rimosso dalle coscienze e comunque  contestato da quelli che rifiutano l’assimilazione di quel fenomeno malavitoso locale alla mafia, se sono in galera il Cecato,  Buzzi, lo Schiacciapollici, altri continuano nella loro consueta attività, se la famiglia di alcuni signori dell’assistenza domiciliari, passati alla cronaca per aver dato fuoco alla sede legale di una delle loro imprese umanitarie, in modo da sottrarre la documentazione al controllo degli inquirenti, prosegue nel gioco indisturbato di scatole cinesi e di trasformazione dinamica dello status giuridico da coop a associazione, da associazione ad onlus per essere sempre pronti a sfruttare gli stranieri ricattati che non possono difendersi, gli assistiti altrettanto intimoriti che scontano la pena di star male e essere nelle mani di grassatori.  E i cittadini tutti costretti alla partita di giro della cura, obbligati in mancanza di un sistema rispettoso dei bisogni e della dignità a finanziare privati attraverso canali e risorse pubbliche.

E non è un paradosso che gli impresari del risentimento e del sospetto, con una partita di giro anche quella, siano poi i manager dello sfruttamento dell’uomo nero, che fa paura e fa far soldi. Neri pure quelli.

 


Roma Pd rom

cmo Anna Lombroso per il Simplicissimus

Intorno agli anni ’70 due gruppi famigliari  di sinti stanziali originari dell’Abruzzo e del Molise arrivano a Roma.   E cominciano l’occupazione militare delle zone poste alla periferia sud- est della Capitale: Romanina, Anagnina, Porta Furba, Tuscolano, Spinaceto, spingendosi fino a Frascati e Monte Compatri. Via via la loro azione si espande come il numero degli affiliati (probabilmente almeno un migliaio). E cresce il volume di affarii: secondo la Dia la struttura criminale più strutturata e potente del Lazio possiederebbe un patrimonio stimato di oltre 90 milioni di euro. Seguendo i flussi finanziari della holding criminale, la Dia è arrivata fino al Principato di Monaco dove avrebbe individuato la “cassaforte”  dei quattrini frutto del  narcotraffico e dell’usura. Ma i brand sono tanti: edilizia, settore immobiliare, ristorazione, ricettazione. La loro managerialità  è all’insegna del dinamismo e imparano presto a diversificare i settori di capitalizzazione con la presenza  nel CdA di società di investimento come nel racket, nel riciclaggio come nello sfruttamento della prostituzione.

Nella loro vasta zona di influenza, qualcuno in questi giorni ha calcolato che l’area sarebbe più o meno quella della città di Firenze, ci sono capannoni, fabbriche, uffici e le loro abitazioni, veri e propri showroom della più mostruosa  paccottiglia che farebbe impazzire gli scenografi di Dinasty, gli arredatori di Trump e pure Berlusconi, la wunderkammer di un ammiratore di Ludwig con tanto di pelli di tigre davanti al caminetto istoriato, cessi d’oro, tavoli di lapislazzulo, da far inorridire i residenti di ben altri quartieri posseduti dal minimalismo acchiappacitrulli di Philip Stark o dal post manierismo di Mendini.

Della loro esistenza tutti sapevano anche perché appunto l’esibizionismo è una loro cifra, come dimostrato dal leggendario funerale di un capostipite nel 2015, in tempo di reggenza di Gabrielli ora capo della Polizia, un addio tra sfarzo e lacrime di familiari e amici, macchine di lusso e cavalli neri, petali di rosa lanciati da cielo ed elicotteri.

Tutti sapevano tanto che pare fosse una simpatica abitudine domenicale in voga tra i romani andare da loro a rifornirsi di auto di occasione, pezzi di ricambio, elettrodomestici custoditi in hangar da acquisire senza  molesti adempimenti. Si, tutti sapevano ma in sostanza tutti hanno finto di non sapere. Come davanti a un incidente della storia o a un evento meteo incontrastabile per anni un susseguirsi di autorità locali, istituzioni e amministrazioni hanno dato avvio a misure per colpire al cuore la dinastia nelle dimore principesche, senza portarle a termine, non si sa se per la loro potenza intimidatrice, oppure, voglio essere maligna, perché c’è rom e rom, zingaro e zingaro e è più facile fare qualche energico repulisti negli accampamenti degli straccioni rubagalline che nelle ville sibaritiche del clan.

Certo, già nel 2009  le ville entrano a far parte dei beni da porre sotto sequestro,   nel 2013 alcune vengono sgomberate,  Sabella assessore di Marino cerca di dare una accelerazione, ma viene fermato dalle difficoltà di applicare le misure interdittive, infine nel gennaio 2018 la Regione Lazio in collaborazione con l’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), procede con una delibera per l’abbattimento e la riqualificazione delle ville. Ma nel frattempo gli esuberanti esponenti del clan continuano a far parlare di sé picchiando i vigili urbani per evitare l’abbattimento di ville abusive al rione Osteria del Curato, ma anche partecipando a gare e appalti,  comparendo a kermesse elettorali a fianco di candidati eccellenti pronubo l’immancabile Buzzi con i quali hanno stretto una costruttiva collaborazione. E se qualcuno per caso non sapeva, avrebbe dovuto pensarci la Dda di Roma che in varie occasioni ha arrestato autorevoli componenti dell’organizzazione o la procura di Viterbo che da anni raccoglie prove sulla loro attività criminale.

Comunque solo qualche giorno fa il Comune di Roma ordina e fa eseguire lo sgombero nelle case di 8 famiglie eccellenti cui seguirà in pompa magna l’abbattimento. E apriti cielo è tutto un criticare il gesto prodotto di quella spettacolarizzazione della politica che pare rappresenti un fatto nuovo quanto indecente. Apriti cielo, ed è tutto un rivendicare la laboriosa e zelate attività precedente che ha portato all’atteso coronamento, per sottolineare prima di tutto il contributo essenziale del tenace e costruttivo presidente della Regione casualmente candidato segretario del partito agonizzante, così indaffarato a ristabilire la legalità oltraggiata dalla cupola romana da non avere tempo per produrre un piano dei rifiuti di sua competenza dopo l’eclissi delle province.

Ma è ancora poco, proprio ieri circolava in rete insieme a una “cronaca in città” del Messaggero sulla somatica dei vigili  impegnati nell’operazione, un articolo molto dettagliato su quanto lo scandaloso spettacolino ad uso della sindaca ora necessariamente sotto scorta, è costato ai cittadini.

E’ che non se ne può più di un confronto politico retrocesso a guerriglia virtuale tra tifoserie squallide nelle quali pare sia obbligatorio l’arruolamento forzato, di una opposizione capace solo di rimpiangere le illusioni perdute spacciate come garanzie, beni, sicurezza, appartenenza a  intoccabili categorie del privilegio. In attesa di puntuali conteggi sul costo dell’antimafia, dell’abbattimento degli ecomostri, insomma delle spese insostenibili che richiederebbe il rispetto delle leggi, tanto da far ritenere  profittevole tollerare, condonare, dire sì a ogni oltraggio per non pagare il prezzo dei no, come pare sia ormai uso di ambo i fronti, non sarebbe meglio compiacersi di quello che c’è di buono?  Personalmente, io lo sarei se il sindaco Sala, cui tra l’altro rimprovero di essere stato così poco accorto da commissario dell’Expo da non accorgersi delle pratiche corruttive e  delle infiltrazioni mafiose che pare abbiano avuto il merito di promuoverlo a primo cittadino della capitale morale, impedisse definitivamente i festival nazi, le commemorazioni di assassini al  Cimitero Maggiore e altri tipi di apologia.

Può anche darsi che la Raggi abbia  mostrato tanta solerzia per preparare il terreo o per far digerire altri sgomberi, dello stabile concesso a Casa Pound da un sindaco, o nel caso di falansteri occupati da senzatetto eseguiti con dispiego militare muscolare. Ma chi preferisce stare dalla parte della ragione, e non da una o dall’altra degli opposti cretinismi allora continuerà a denunciare e protestare, come fa da anni, da quando, per dirne una,  è in corso lo sgombero in grande stile di intere fasce di popolazione dai centri storici regalati alla speculazione, per il trasferimento forzato anche se meno appariscente ai margini delle città, ai margini dei Casamonica, fuori dall’ordine, dalla giustizia, dai diritti.

 

 

 


Scopri la Murgia che c’è in te

am Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non so se siano cattive maestre, ma tra tanto veleno rete e  tv avevano una funzione comune positiva quella che permette di cambiare velocemente canale  quando irrompono i consigli per gli acquisti.  L’avevano, perché non so se l’avete notato, da tempo  c’è una fatale sincronizzazione così che siate sul servizio pubblico o sui canali commerciali, che c’è poca differenza,  se sfuggite al dialogo uomo delle fette biscottate/gallina precipitate nella marchetta alla caffeina della star di Hollywood.

E ormai succede così anche su Fb e Twitter dove frequentatori posseduti da analoghi demoni consumistici pubblicano gli stessi consigli per gli acquisti, magari il comodo patentino di antifascista che circolano nei “cretinai”, come succede in questi giorni con l’apostola della Matria (ne parlai qui:  https://ilsimplicissimus2.com/2017/11/18/ho-paura-di-virginia-woolf/), presente con il suo test più dello spot della ragazza affetta dal fastidioso prurito intimo.

Avevo resistito, che si sa che l’unica punizione severa per  attrezzi del genere è la condanna all’eclisse totale, al cono d’ombra. Avevo resistito, finché stamattina amici con tempra e stomaco più forti del mio mi hanno aggiornato sulle ultime esternazioni in recenti talkshow della molto invitata Murgia in veste di storica, attiva nel florido filone inaugurato da celebrati giornalisti che avevano frequentato poco perfino la cronaca, e autrice dell’ormai leggendario e provocatorio test, ultimo in ordine di tempo dopo il “vi piacciono le coccole” o “quale parte del corpo maschile è più sexy?”, per diagnosticare gli standard di fascismo dell’incauto lettore dell’Espresso. Il settimanale lo ha estrapolato dall’ultima fatica letteraria della spericolata scrittrice di instant book, nel filone quelli,   dell’indagine sul Mercato e sulla società dei consumi della Kinsella, spunti perfetti per cinepanettoni promossi a critica del neocapitalismo a cura dei registi toscani, e e non deve essere un caso, dove precarietà, sfruttamento e la disperazione che ne deriva fanno ridere ma solo i loro portafogli.

E così ho capito che il test rispetta la tendenza che ha decretato il successo di Repubblica delle sue storiche penne, affrontare con disinvolta leggerezza temi alti e riservare un approccio pesante quando non pedante a temi blandi. L’intento è chiaro, far diventare tutto un minestrone, nel quale si perdono il senso e il gusto degli ingredienti, dove si superano il bianco e il nero e tutto diventa grigio, il bene e il male come nella pacificazione promossa dal “progressismo” nostrano per essere tutti assolti, perché così fani tutti, perché il vizio comune diventa professione se non di virtù almeno pretesa di innocenza, officiata sotto l’ombrellone con il rotocalco aperto che si macchia di ambrasolare.

Infatti la brillante autrice ci aiuta a diagnosticare i gradi di fascismo presenti nella società dei lettori del noto settimanale maestro di coerenza con le scosciate in copertine e le campagne contro l’ultimo  utilizzatore di corpi e immagini femminili dentro, in quel target uso a barare con Mannheimer e anche nel questionario sulla lunghezza del principe degli attributi, con facili domandine che non si riferiscono, tanto per dirne una, al tema della regolarizzazione di badanti e giardinieri a Capalbio, come alla preferenza accordata a prodotti confezionati da manine infantili sottratte al gioco.

E dire che meglio e più efficace sarebbe stato invece chiedere agli arguti frequentatori dei settimanali, pochissimi peraltro, molto selezionati per censo e quindi poco indicativi,  secondo la troppo dimenticata massima di una ventina di anni fa, se avevano più paura di Salvini o del Salvini che c’è in loro, proprio come allora si diceva a proposito di Berlusconi. Del quale, abbiamo appreso da una intervista,  la Murgia non ha paura, perché a differenza di questi gran burini, fascista non lo è.

A dirla tutta la Murgia, come la sua larga cerchia, non ha paura nemmeno di Salvini, né di quel “fascismo” come non ha avuto e non ha paura di Berlusconi, e come ammira e sostiene figuri imbarazzanti, sessisti, viaggiatori nel mondo opaco del gioco d’azzardo, omofobi come il suo candidato di riferimento Adinolfi, che ha accompagnato in una campagna elettorale in qualità di supporter e testimonial. E lo credo che non le fanno davvero paura, si tratta soggetti, prodotti, fermenti e azioni funzionali al fascismo vero  la cui  faccia vera, sotto le maschere oscene e dietro gli slogan insani del nostro carnevale politico,  è quella del totalitarismo economico, finanziario, sociale e culturale che ci occupa militarmente. Un regime che ha sfiancato e tolto la parola alle poche voci libere, condannandole all’emarginazione, o peggio a schierarsi con l’una o l’altra tifoseria, a dichiarare appartenenza ai due fronti simmetrici e omologhi, che tanto benvestiti, ben calzati, educati, o rozzi, volgari, sfacciati gli obiettivi sono gli stessi, salvare lo status quo, il presente senza ieri e senza domani, i privilegi e le rendite immeritate, guadagnate sul campo del furto di diritti, conquiste, garanzie, dignità e libertà.

Cosa ne dite se proponessimo un test facile facile ma di sicura utilità sociale? Voi che vi sentite esenti, voi disincantati, voi che avete riscoperto l’antifascismo purchè senza resistenza, domandatevi quanta Murgia c’è in voi.


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