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L’ Ucraina è alla fine, la Nato a un bivio

La guerra in Ucraina è impressionante non soltanto in sé, ma perché mette in luce la totale incapacità dell’elite americana e delle sue fazioni, ( ma di conseguenza anche di quella coloniale europea) di pensare in termini razionali e realistici: hanno provocato con tutti i mezzi  un conflitto destinato nelle intenzioni a mantenere intatto il potere dell’occidente sul resto del mondo, pensando che la Russia sarebbe stata facilmente isolata e sconfitta dalle sanzioni, ma questo non è accaduto come del resto non era difficile da prevedere visto che si tratta del  Paese più ricco di risorse reali del mondo. Anzi è accaduto che l’Europa sia stata danneggiata in maniera irreparabile visto che non può più contare su risorse energetiche a basso costo mentre a lungo termine ne risentiranno anche gli Usa che pagheranno così i loro assassini geopolitici. Questo mancato effetto ha prolungato una  guerra in cui ora l’occidente si trova a corto di armi, di munizioni e di sistemi innovativi proprio nel momento in cui tutto l’apparato militare costruito in 8 anni di fortificazioni, di addestramento, di fanatizzazione  e di invio di armi sta vacillando: si è cominciato un conflitto  con tale sicumera e con sufficiente confusione mentale da non chiedersi se si era preparati o meno a combatterla e avere in mente  cosa fare nel caso che le cose fossero andate male o non così bene come previsto.

In realtà da un anno tutto questo è stato nascosto dietro il velo di false vittorie del regime di Kiev, di stragi organizzate dai nazisti di Zelensky perché venissero attribuite ai russi, vivendo giorno per giorno nell’illusione che i russi finissero le munizioni o si ribellassero a Putin e che le armi occidentali inviate in enormi quantità, ma spesso inferiori a quelle russe, servissero a prolungare una situazione dalla quale la Casa Bianca e i suoi valletti non sanno più come uscire. Tuttavia ora il periodo in cui era possibile vendere vittorie a buon mercato sta finendo  perché le  forze ucraine stanno subendo perdite insostenibili sul campo di battaglia  dove peraltro i russi inizialmente in grave svantaggio di uomini ora si sono molto rafforzati.  Presto verrà il momento della verità, mettendo in grave imbarazzo chi stupidamente aveva pensato che il conflitto sarebbe stato a  bassa intensità o comunque sarebbe presto finito. Adesso davvero si dovrà scegliere tra guerra e pace perché è evidente che gli ucraini non potranno resistere ancora a lungo come carne da cannone.

Qualunque sia l’esito del conflitto, una cosa però è certa: l’Ucraina non esisterà più come stato vitale e  indipendente. Invece di trovare una Russia piegata e ansiosa di venire a patti adesso si è alle prese con un’Ucraina completamente distrutta che sarà impossibile riportare in vita. Già era stata saccheggiata   dall’avidità degli oligarchi post sovietici perdendo così un terzo della popolazione tra emigrazione e denatalità, ma adesso con tutte le forme di economia distrutte è stata attraversata da una vera e propria fuga che al contrario di quanto l’informazione occidentale voglia far credere è più massiccia vero est che non verso ovest. I titoli che si possono trovare sono ingannevoli  perché quando si dice che otto milioni di profughi ucraini sono ” venuti in Europa “, si pensa automaticamente che stiamo parlando degli Stati dell’Ue. È fin troppo facile dimenticare che anche la Russia è un paese europeo e che l’UNHCR annovera la Russia tra i paesi europei. Riguarda anche la Russia il rapporto sugli otto milioni di profughi ucraini giunti “ in Europa ” dal 24 febbraio 2022. Ciò che i cittadini occidentali non devono assolutamente scoprire è che un gran numero di ucraini non è fuggito nell’Ue, ma in Russia perché questo contrasterebbe con la narrazione ufficiale: come può la Russia essere ritratta come un malvagio aggressore quando è anche  il paese in cui fugge la maggior parte dei rifugiati ucraini? Ma dal 24 febbraio 2022 al 3 gennaio 2023, la Russia ha accolto il maggior numero di rifugiati, con 2.852.395. Seguono Polonia (1.553.707), Germania (1.021.667), Repubblica Ceca (476.025), Italia (173.231), Spagna (164.705), Gran Bretagna (152.200), Bulgaria (148.451), Francia (118.994), Romania (106.786 ), Slovacchia (105.205) e Moldavia (102.103). Questo conteggio non prende in considerazione gli ucraini che si erano trasferiti in Russia prima ancora del golpe di piazza Maidan, ovvero circa 2 milioni e 700 mila persone e i 3 milioni che si sono trasferiti in territorio russo dal 2014. Nel totale si arriva a oltre 8 milioni, ma è solo un numero per difetto: le cifre esatte sono difficili da trovare perché molti di questi ucraini hanno da tempo acquisito la cittadinanza russa e quindi non sono più elencati come ucraini nelle statistiche russe.

Sono cifre importanti per far comprendere che l’Ucraina non è rappresentata esclusivamente dai nazisti acquistati e mantenuti da Washington e dai suoi alleati – servi, ma è un territorio che la Russia può legittimamente contendere e con una popolazione che per metà e anche di più guarda a Mosca. E forse la misteriosa caduta dell’elicottero che trasportava i vertici del ministero dell’interno di Kiev ha qualcosa a che vedere con questo, così come le dimissioni improvvise di Aleksey Arestovich, consigliere dell’ufficio del presidente. Visto che non si potrà contare a  lungo sulla resistenza degli ucraini ormai decimati e che in grande numero si opporranno alla leva forzata o fuggiranno, agli Usa non rimane che decidere se intervenire direttamente nel conflitto con tutto ciò che ne segue che non è solo la guerra nucleare, ma anche il pericolo di subire forti batoste sul campo come in un Vietnam moltiplicato per 10 o arrendersi alla pace. Una decisione che sarebbe anche abbastanza facile non solo se la Nato fosse davvero un’alleanza difensiva, ma  anche se avesse una strategia coerente che invece non esiste. Una situazione di totale mancanza di lucidità che può attingere gli esiti più drammatici in base alle spinte più futili.

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