La maggior parte delle persone è sconcertata dalla crisi energetica globale, in cui i prezzi di petrolio, gas e carbone salgono alle stelle contemporaneamente, costringendo anche alla chiusura di grandi impianti industriali come quelli chimici, dell’alluminio o dell’acciaio e mettendo in grave crisi quasi tutti i comparti produtttivi. Ma l’informazione mainstream  sulla scia della propaganda di Washington e dei governi dei Paesi in stato di sudditanza sostiene che tutto ciò è dovuto alle azioni militari di Putin e della Russia in Ucraina, sebbene gli aumenti siano iniziati molto prima del 24 febbraio di quest’anno e sembrino, senza nemmeno bisogno di un’approfondita ermeneutica, una strategia pianificata dal potere grigio e dai e dai circoli politici per smantellare le economie occidentali  in nome di un’agenda verde distopica e fasulla e così rimanere al potere nonostante il fallimento del neoliberismo.

Le piste di questa operazione sono ancora assolutamente visibili e per esempio nel gennaio 2020, alla vigilia dei devastanti blocchi economici e sociali del Covid, che poi sono risultati inutili e non corrispondenti ad alcuna concezione scientifica, l’amministratore delegato del più grande fondo comune di investimento del mondo, Larry Fink di Blackrock, scrisse una  lettera ai suoi colleghi di Wall Street e ai capi  aziendali sul futuro dei flussi di investimento. Nel documento, modestamente intitolato “A Fundamental Reshaping of Finance”, Fink, tratteggia la necessità di un cambiamento radicale negli investimenti aziendali perché il denaro era destinato a “diventare verde” . . Nella sua ben pubblicizzata lettera del 2020, Fink ha affermato: “Nel prossimo futuro – e prima di quanto ci si aspetti – ci sarà una significativa riallocazione del capitale… Il rischio climatico è un rischio di investimento”. Fink ha chiarito che il fondo più grande del mondo avrebbe iniziato a disinvestire in petrolio, gas e carbone. “Nel tempo”, ha affermato Fink, “le aziende e i governi che non ascoltano le parti interessate e non affrontano i rischi per la sostenibilità dovranno affrontare un crescente scetticismo del mercato, che a sua volta porterà a costi di capitale più elevati”. Da allora, il cosiddetto investimento ESG, che prevede la penalizzazione di società che emettono carbonio come ExxonMobil, è diventato di moda tra gli hedge fund, le banche di Wall Street e i fondi comuni di investimento come State Street e Vanguard. Tale è il potere di Blackrock. Fink è anche riuscito a ottenere quattro nuovi membri del consiglio di amministrazione di Exxon Mobil impegnati a porre fine alle attività di petrolio e gas della società.

C’è da tremare pensando che siano proprio questi personaggi a finanziarie l’assurda campagna anti Co2, fondata su modelli ormai invecchiati , dati manipolati e operazioni mediatiche che annunciano  un riscaldamento catastrofico, mentre le soluzioni proposte promettono una nuova ondata di inquinamento ambientale. Ad ogni modo con quella fatidica lettera agli amministratori delegati nel gennaio 2020, Larry Fink ha lanciato un enorme disinvestimento di mille miliardi di dollari nel settore globale del petrolio e del gas Nello stesso anno, BlackRock ha nominato Fink membro del Board of Trustees del distopico World Economic Forum di Klaus Schwab, il fulcro aziendale e politico dell’agenda zero-carbon delle Nazioni Unite per il 2030. Nel giugno 2019, il World Economic Forum e le Nazioni Unite hanno firmato una partnership strategica quadro per accelerare l’attuazione dell’Agenda 2030 per non parlare del Wef . che  ha una piattaforma di intelligence strategica la quale  include i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. In soli due anni circa 1 trilione di dollari è stato drenato dagli investimenti globali nell’esplorazione e nello sviluppo di petrolio e gas. L’esplorazione petrolifera è un affare costoso e se BlackRock e altri investitori di Wall Street congelano i loro investimenti in questo settore ciò può significare grossi problemi per il settore. La prospettiva di problemi futuri di approvigionamento ha  a cominciato fin da subito a far aumentare i prezzi, mentre la Ue decideva di rinunciare ai contratti a lungo termine con la Russia pet buttarsi sul mercato. Insomma un’azione coordinata.

Ci sono state anche operazioni molto più esplicite: l’incontro a porte chiuse nel 2019 di Fink con Biden nel quale sembra che il capo di BlackRock abbia detto al candidato democratico : “Sono qui per aiutarti”. E che il vecchio Joe già un po’ confuso abbia annunciato: “Ci sbarazzeremo dei combustibili fossili …”. Nnel dicembre del 2020 prima ancora di entrare in carica Biden ha  nominato il capo globale degli investimenti sostenibili di BlackRock, Brian Deese, come assistente del presidente e direttore del Consiglio economico nazionale  E da questa posizione sembra abbia dettato a Biden un elenco di misure anti-petrolio da firmare con ordine esecutivo a partire dal primo giorno nel gennaio 2021. Questi includevano la chiusura del gigantesco oleodotto Keystone XL che avrebbe portato 830.000 barili al giorno dal Canada alle raffinerie del Texas e l’interruzione di tutti i nuovi contratti di locazione nell’Arctic National Wildlife Refuge (Anwr). Lo stesso giorno, Biden ha avviato un emendamento al cosiddetto “costo sociale del carbonio”, che impone una sanzione di 51 dollari per tonnellata di CO2 all’industria petrolifera e del gas. Questa mossa, approvata senza l’approvazione del Congresso a livello puramente esecutivo, sta avendo un impatto devastante sugli investimenti di petrolio e gas negli Stati Uniti, un paese che solo due anni prima era il più grande produttore mondiale di petrolio. Nei primi due anni della presidenza di Biden, gli Stati Uniti hanno perso  circa 1 milione di barili al giorno di capacità di raffinazione di benzina e diesel, il calo più rapido nella storia degli Stati Uniti, facendo schizzare in alto i prezzi. molte delle chiusure   sono permanenti. Nel 2023, altri 1,7 milioni di barili al giorno dovrebbero essere chiusi mentre BlackRock e Wall Street continuano ad annullare gli investimenti ESG e Biden emana regolamenti.

Non c’è bisogno di dire che tutto questo ha portato agli aumenti dei combustibili fossili proprio mentre le cosiddette energie rinnovabili hanno mostrato tutti i loro limiti. Sembra persino grottesco che si cerchi di accusare Putin di una situazione creata tutta all’interno dei poteri occidentali e che intende  in qualche modo colpire un grande produttore di gas e petrolio che è intrinsecamente in nemico delle agende falso verdi. Sì in effetti la Russia è il nemico di questa oligarchia, ma è il naturale alleato di intere popolazioni dove la democrazia è diventata una farsa.