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Corea del sud: la Pelosi rimane fuori dalla porta

La realtà non è quasi mai quella che ci si immagine e mai quella che viene delineata dall’informazione: c’è stato in questi giorni molto rumore per la visita della speaker del Camera Congresso Nancy Pelosi, una arzilla componente della neo gerontocrazia americana, che fa gite a Taiwan invece di starsene in pullman a comprare pentole, possibilmente con i coperchi. L’atto di forza con cui è stato presentato il viaggio della svanita presso il governo di Taipei non ha in realtà nessun reale significato politico o geopolitico dal momento che il governo di Taipei è da oltre 70 anni una pura creatura americana i cui comportamenti, al contrario dell’economia locale e dei formosiani in genere, sono di fatto determinati completamente da Washington e non valgono più di una mediocre scenografia invecchiata, un dagherrotipo stinto in molte parti.  In realtà Taiwan vive dei commerci con la Cina e del fatto che l’impero di mezzo acquisti tecnologia elettronica di punta: se però la situazione dovesse cambiare Pechino  farebbe ben presto a sostituire la ” sua ” isola, ed è per questo che l’industria elettronica taiwanese ha messo in atto qualsiasi sotterfugio per evitare embarghi e sanzioni che Washington cerca di inventarsi tutti i giorni. Ma cì sono anche ragioni più strutturali:  i materiali necessari nelle tecnologie di punta del settore elettronico,  come le terre rare o altri, e altri provengono principalmente da Cina e Russia: senza di essi  l’industria dell’isola degraderebbe rapidamente. E con essa anche la sceneggiata che viene rappresentata fin dai tempi del vecchio signore della guerra Chiang Kai-shek.

Molto più indicativo della situazione che si sta creando in Asia è che il presidente sud coreano  Yoon Suk-yeol  si sia rifiutato di accogliere la Pelosi, semplicemente adducendo il pretesto di non voler interrompere le vacanze, il che sembra anche più grave di un semplice diniego. Benché la Corea del Sud  sia un alleato chiave degli Usa nel continente asiatico, le porte in faccia alla Pelosi sono come il riassunto di una situazione nella quale la Cina domina l’import export nell’area e in un contesto nel quale  l’ostilità nei confronti di Pechino non può che portare prima o poi a un contraccolpo economico enorme, sul tipo di quello che sta investendo l’Europa.  Poi c’è anche il problema della Corea del Nord che nel frattempo è diventata una potenza nucleare, certo ancora acerba se così si può dire e con capacità limitate anche se molto maggiori di quanto l’informazione  occidentale – per ovvi motivi – faccia sapere alle sue vittime che guardano la Tv o ancora leggono giornali.  Per esempio i coreani hanno sviluppato o meglio copiato dai cinesi dei lanciatori multipli di razzi del tipo Himars che però sfiorano i 500 chilometri di gittata e non sarebbe affatto facile contenerne la potenza di fuoco che essi esprimono. Gli Usa in queste condizioni interverrebbero eventualmente a difendere la loro creatura del sud? O sarebbero disposti a combattere fino all’ultimo coreano del Sud? Faccio solo una breve digressione sull’oda di queste considerazioni: gli stretti tra Pechino e Belgrado e le numerose visite di arerei militari cinesi in Serbia potrebbero far comparire questo tipo di arma il PCL191 con la capacità di colpire quasi ovunque la nostra penisola.

In realtà il viaggio della Pelosi in Asia è stata un completo disastro, ma occorre dire che gli spin doctor di Washington, quelli che mettono assieme lo spettacolo per il pubblico pagante, prevedendo il flop  sono stati abbastanza furbi: essi hanno architettato la visita a Taiwan originariamente non prevista, proprio perché fosse l’unica cosa ad attirare l’attenzione e potesse essere spacciata  per una vittoria, facendo dimenticare tutto il resto, ossia il fatto che per l’inviato americano non vale la pena interrompere le vacanze. .

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