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In memoria di Gaia

Un piccolo viaggio mi ha impedito di scrivere qualcosa della morte a 103 anni di James Lovelock, lo scienziato britannico che insieme a Carl Sagan  e Lynn Margulis ha impostato la teoria di Gaia , ovvero l’idea di un pianeta come sistema organico auto-organizzato. Un’idea così affascinante, anzi troppo affascinante che è stata ben presto trasformata  in una favola per bambini senza alcun rigore scientifico. E del resto con la cultura americana che domina l’occidente e vuole do minare il mondo non si scherza: ciò che non è merda lo diviene ben presto.

Alla fine degli anni ’60, la NASA chiese a Lovelock se poteva costruire un dispositivo in grado di misurare la composizione del gas delle atmosfere di Marte e Venere, perché l’agenzia spaziale statunitense voleva vedere se la vita è possibile .Per rispondere a questa domanda, Lovelock ha dovuto prima rivolgere la sua attenzione a un pianeta in cui la vita era fuori dubbio, la Terra è così arrivò a scoprire che la chimica, per esempio quella dell’atmosfera, non era in grado di spiegare perché non vi fossero alcune reazioni, per esempio tra ossigeno e metano o perché la salinità degli oceani non cambia, nonostante il continuo apporto di sali o perché si sia potuta sviluppare la vita quattro miliardi di anni fa quando la radiazione solare era del 30 per cento inferiore a quella attutale e la temperatura media avrebbe dovuto essere sottozero. Lovelock stava cercando di comprendere tutto questo quando ebbe l’incontro con Carl Sagan il quale  aveva appena presentato una rivoluzionaria ricerca biologica, secondo la quale gli organismi multicellulari, gli antenati di tutti i funghi, le piante e gli animali, si sono evoluti non attraverso la mutazione e la selezione, ma attraverso la cooperazione e la simbiosi. Dodici editori scientifici avevano precedentemente rifiutato la pubblicazione dell’opera perché scuoteva un dogma fondamentale del darwinismo: la lotta per l’esistenza come unico motore dell’evoluzione.

Insomma le condizioni del pianeta sono determinate da quella sottile “pellicola organica” che lo avvolge e che crea le condizioni della possibilità di vita: così questa nuova di Terra idea venne chiamata Gaia. Un nome azzeccato che alla fine però si rivelò persino troppo evocativo e venne spesso fraintesa  come un’idea confusa e romantica della buona Madre Terra, Lovelock e sua moglie Margulis si sono opposti a tale banalizzazione fin dall’inizio, così come all’idea che Gaia è un unico essere vivente: “L’ipotesi Gaia è scienza rigorosa. afferma che la superficie del nostro pianeta si comporta come un sistema fisiologico per certi aspetti limitati. Questi elementi fisiologicamente regolati includono la temperatura, la composizione dei gas reattivi nell’atmosfera, compreso l’ossigeno, e il pH, cioè l’equilibrio di acidi e basi”. Resa ridicola da questa intrusione del disneysmo, la teoria è stata attaccata come fiabesca e offensiva per il darwinismo, ovvero per la teoria sociale che pretende di poter spiegare tutta la vita.

Ovviamente questa idea  ha in sé un aspetto  di estremo dinamismo, di continua mutazione  che viene in qualche modo compensata e fatto proprio  dall’intera biomassa, ma essa si è invece trasformata nel suo esatto contrario, ovvero in un’idea dell’immutabilità a cominciare dalla vulgata secondo la quale  l’intera palla di roccia che ruota attorno alla sua stessa sia viva e che dunque qualsiasi cambiamento apportato dagli uomini sia di per sé un male, quasi che la specie umana, creata dalla stessa vita, sia una sorta di parassita per il semplice fatto di adattare l’ambiente invece di dover adattare i corpi ad esso. Forse Gaia  voleva proprio questo, visto che ci prova da eoni con un costante aumento di encefalizzazione. Troppo piccola ahimè visto che  Gaia si è trasformata in una fiaba dentro la quale trovano collocazione anche le fiabe climatiche che servono alla sopravvivenza del sistema e della sua base socio – darwiniana.

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