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Numeri e potere

Un amico mi ha mandato una indignata lettera sulla campagna mistificatoria sui prezzi del gas e sul tentativo di “addolcire” la situazione delle scorte con aggiustamenti di vario tipo. In particolare il tema della questione è un articolo su Wall street Italia che riguarda il giallo delle tabelle sul gas: in pratica alla voce “Scorte“, nel rapporto tra i dati del mese di aprile di quest’anno e quello dell’anno scorso, nella tabella risultava una diminuzione delle scorte del 48,7%, mentre alla voce consumo interno lordo il valore era 23,4%. Poi dopo il discorso rassicurante di Draghi le cifre sono state radicalmente mutate e sono sono a una diminuzione di appena il 2,9 per cento e a un consumo interno del -13 per cento. Ovviamente com’è d’uso in questi casi,, una volta preso in castagna l il ministero di Cingolani parla di un errore che se però non fosse stato notato sarebbe ancora lì a testimoniare delle incredibili distorsioni del sistema. La cosa che mi ha colpito è in realtà l’ingenuità di molte persone le quali ancora si sorprendono che il potere nelle sue varie accezioni menta anche con i numeri oltre che con le parole. Mi chiedo dopo due anni di falsa pandemia, probabilmente originata da biolaboratori che fabbricano virus patogeni a scopo militare, dopo un numero immenso  di morti dovuti alla folle gestione pandemica e poi alle conseguenze di vaccini imposti con ogni tipo di ricatto, a numeri manipolati in  ogni modo possibile, chi possa mai aspettarsi che le cifre delle statistiche ufficiali siano esatte o anche solo plausibili. In questo del gas il compito dei numeri non è certo quello di informare, ma di rendere la politica del governo appetibile, almeno per il momento.

Di fatto non esiste un diritto all’informazione in nessuna costituzione e dunque anche i numeri che vengono forniti sono una sorta di “regalia” del potere che non ha alcun obbligo istituzionale di diffondere le cifre sull’andamento della vita economica e sociale: se lo fa per mostrarsi trasparente si riserva però il diritto di intervenire a modificare le realtà spiacevoli. Questo in occidente lo si fa sia a monte costruendo criteri di calcolo favorevoli alle teorie espresse dal potere quindi rendendole  in qualche modo auto avveranti oppure a valle manipolando le cifre quando esprimono realtà spiacevoli: questo avviene praticamente sempre con i dati sull’inflazione ( ricordiamo il 2,83 per cento nell’anno dell’entrata in circolazione dell’euro quando i prezzi raddoppiarono) o quelli sul pil che possono essere in qualche modo adattati al momento e poi cambiati a distanza di qualche tempo quando ormai non ci si fa più caso e questo avviene sempre in alcuni paesi come gli Usa.  In realtà nessuno è in grado di verificare se le cifre che vengono fornite pubblicamente siano vere o fasulle e infatti si riesce a capire che si tratta di falsi solo quando confliggono troppo   apertamente con la realtà oppure quando – come nel caso del gas – vengono alterate in maniera che dire così grossolana da lasciare tracce evidenti. Del resto quasi tuttte le statistiche vengono fatte a campione e dunque si prestano a facili alterazion i.

Finché il sistema capitalistico è stato in qualche modo compatibile con la democrazia rappresentativa, ovvero nella sua fase keynesiana, si poteva pensare che vi fosse comunque un interesse se non un obbligo  a dare una rappresentazione numericamente realistica della situazione sociale anche perché se tutta la platea di popolazione poteva partecipare al mercato, allora non si potevano dare troppo i numeri nella descrizione della realtà, ma da quando si è imposto un sistema oligarchico che ha svuotato le istituzioni democratiche lasciandole come sfondo di cartapesta, non c’è più alcun interesse a fornire da ti veri o realistici: anzi il sistema  è l’unico in grado di sapere e dunque – permettetemi il gioco di parole – di potere. Ecco perché esso è terrorizzato dall’informazione di qualunque tipo che non segua le indicazioni e la chiama disinformazione attribuendole non un carattere conoscitivo, ma eversivo poiché tenta una riappropriazione di realtà. Tanto per fare un esempio quasi di giornata, oltre ai prezzi dell’energia il cui aumento è in realtà per buona parte dovuta  a una speculazione che ha anticipa di molto la carenza reale, possiamo citare la recente scoperta che il bilancio della della difesa degli Usa, una volta accorpate voci messe in altre parti del bilancio è il doppio di quello ufficiale: 1500 miliardi dollari l’anno al posto di 800 miliardi. Non si tratta solo di una questione quantitativa, ancorché molto rilevante, ma di un salto quantico che moltiplica in maniera esponenziale la capacità di governo dell’apparato bellico industriale sulle amministrazioni e quindi cambia completamente il calcolo delle scelte: gli Usa non possono non fare la guerra qualunque sia il costo poiché esso equivale di fatto a una fetta troppo grande di economia.

Il ragionamento è valido per tutta la realtà e il suo mascheramento che è ormai la norma e non l’eccezione: eppure si continua a considerare affidabili i dati che fornisce il potere, anzi abbiamo scoperto che essi rivestono quasi un carattere sacrale che li rende molto resistenti anche alla scoperta di frodi massicce delle istituzioni internazionali e internazionali, nonché delle multinazionali osannate e dei loro sacerdoti.  Il che fa venire in mente un gioco di parole di Oscar Wild: ci sono molti che credono che qualsiasi cosa a condizione che sia abbastanza incredibile. Del resto sapere nella sua reale  accezione di indagine e di dubbio è davvero troppo per una società malata dove appunto si vuole credere  perché sapere è troppo faticoso.

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