Site icon il Simplicissimus

Il nuovo piano Morgenthau per la distruzione dell’Europa

Dopo 70 anni e passa anni pare che gli Usa stiano rispolverando il piano Morgenthau, ovvero quello proposto del ministro delle finanze di Roosevelt che prevedeva di trasformare la Germania, ma in generale gran parte dell’Europa in un  territorio ad economia agricola in maniera da non permettere più che le nazioni del continente potessero rialzare la testa. Tale politica fu poi sostituita invece dal piano Marshall quando si capì che andando avanti sulla strada della marginalizzazione si sarebbero portati i Paesi del continente in braccio all’Unione Sovietica, ma dopo tanti decenni nel vortice caotico del loro declino gli Stati Uniti hanno deciso che è meglio deindustrializzare il continente perché fino a che la manifattura sarà vivace l’Europa non potrà fare a meno della Russia e delle sue risorse energetiche e minerarie, che insomma il rapporto non potrà essere del tutto fermato, anche perché è l’Europa ad avere bisogno della Russia e non il contrario . Questo è del tutto evidente e comprensibile a chiunque, ma se ci fossero dei dubbi basta vedere il diagramma qui a lato per rendersene conto: da quando è cominciata la guerra in Ucraina la Russia ha venduto più petrolio di prima e a prezzi superiori, ma sta solo cambiando la destinazione principale. Si sta insomma chiudendo una nuova cortina di ferro che taglia fuori l’Europa dai commerci con la Russia e con l’Asia: se non ci sono energia e materie prime a basso costo, non si può produrre in modo competitivo e se non si è  competitivi, non si riesce vendere nulla  e si muore come paese industrializzato. Il ragionamento è semplice e anzi il richiamo alla competitività lo abbiamo sentito milioni di volte quando si trattava di tagliare salari e diritti sul lavoro, ma  adesso per difendere la causa di un stato di ispirazione nazista e tra i più corrotti del mondo, pare che la competitività non conti più nulla. Basterebbe questo per individuare il vero nemico,

Questa è la dimostrazione più evidente del fatto che le elite della Ue e dei Paesi che la compongono sono da un pezzo un corpo estraneo, che sfrutta un arredo democratico sempre più liso, per poi obbedire a una cupola globalista e questo viene dimostrato anche  dal fatto che tutte le denunce sulla corruzione del regime di Kiev e di Zelensky e anche quelle sulla strage di civili in Dondass sono completamente scomparse da un giorno all’altro, seguendo un agenda dettata altrove. D’altro canto queste elite da quattro soldi fanno mostra di una ipocrisia senza confini quando prima dicono no come un solo omuncolo al gas pagato in rubli e poi invece calano le braghe, oppure tirano fuori sanzioni come quelle sul petrolio che vengono applicate con molta lentezza nella speranza che nel frattempo la guerra finisca e dunque le restrizioni o  almeno qualcuna di esse possa essere tolta. Questo potrebbe avere un senso se l’Europa non si fosse impegnata in un gigantesco  trasferimento di armi all’Ucraina ( molte delle quale ora vengono prese intatte da russi come è accaduto per carri armati nuovi di zecca abbandonati dalle truppe ucraine) che costringerà probabilmente la Russia a prendere molto più territorio di quanto non fosse nei piani iniziali. Ma comunque vada la governance della Ue, appositamente selezionata in Usa, è di una stupidità senza fine, perché immagina che Mosca aneli di tornare a vendere all’Europa le sue enormi risorse energetiche, ma così non sarà: l’Europa si è dimostrata nemica e non si tornerà più indietro, anzi a questo punto alla Russia può far molto comodo la deindustrializzazione europea innescata dagli Usa perché quanto meno la rende del tutto impotente. Alla fine anche se dovesse perdere qualcosa non sarà che un percentuale minima. Le patetiche espressioni Scholz (la Russia non deve vincere) o quelle comiche di Macron (non bisogna umiliare la Russia)  o la speranza che Mosca  crolli economicamente da un momento all’altro sono la perfetta descrizione di gente ormai totalmente al di fuori della realtà: sono come palombari che se non gli arriva l’ossigeno dal tubo, ovvero le parole d’ordine dalle centrai globaliste, non sanno davvero cosa dire. A forza di recitare un copione non sanno fare altro e non avvertono il baratro- Ma come si può pensare di mettere in ginocchio un enorme Paese a tecnologia avanzata come la Russia, dotata di ogni risorsa energetica o mineraria immaginabile, tra l’altro la maggiore potenza nucleare del pianeta , se non si è riusciti a farlo in vent’anni con l’Iran?

Sta di fatto che oggi la Russia incassa dalle sue vendite di gas  e petrolio il doppio rispetto all’anno scoro, si tratta di 800 milioni di dollari al giorno ancora due o tre mesi e il Pil di Mosca supererà alla grande quello tedesco diventando la quinta economia del pianeta da sesta che è adesso: da allora la discesa diventerà europea diventerà sempre più veloce a meno di una insurrezione generale.

Exit mobile version