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Sfilano i caporali della pandemia

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ai Fori imperiali è tornata la tradizionale parata del 2 giugno per il 76esimo anniversario della fondazione della Repubblica, “più sentita che mai dopo due anni di stop per la pandemia“.

Ad aprire l’evento dopo il passaggio di una rappresentativa di sindaci è stato il personale della sanità civile, medici e infermieri, con il passaggio di un elicottero del 118, a simboleggiare coloro che sono stati impegnati in prima linea contro il Covid, perché si legge sui quotidiani, la sfilata di quest’anno è anche un “omaggio al sacrificio nazionale nella lotta alla pandemia.Vinta grazie a loro una sfida senza precedenti, recita compunto il ministro Speranza, ed è a loro che dobbiamo la ripartenza dell’Italia. Non dobbiamo dimenticarlo mai”, mentre il pensiero di tutti va all’altra sfida successiva, “ai  soldati impegnati sul territorio nazionale e agli oltre 5mila militari impegnati nei teatri operativi a presidio della pace, e a supporto della società civile dalla sicurezza alla gestione delle grandi emergenze”.

E proprio per non dimenticare è utile tornare all’inizio del mese di gennaio 2020, quando si cominciò a parlare di un fenomeno inatteso e imprevedibile, a detta delle autorità, cui era sfuggito il ripetuto allarme lanciato da autorità sanitarie sull’eventualità non remota che globalizzazione  e manipolazione animale provocassero la diffusione di patologie vorali, annunciate da ben sei ceppi accertati, a cominciare dalla Sars.

E doveva saperlo bene il magnate e filantropo Bill Gates che fregandosi le mani per la contentezza, aveva pronosticato la prossima apocalisse durante un forum tenutosi nell’ottobre 2019, con tanto di simulazione che collocava l’evento proprio nel 2020.

Eppure l’Oms attende il 30 gennaio per dichiarare il Covid 19 “emergenza sanitaria globale”. Si è parlato di un’alleanza che avrebbe legato l’Oms nella persona del direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus, Tedros per tutti alla Cina, eletto grazie al decisivo appoggio cinese volto a favorire la penetrazione in Africa usando Addis Abeba come testa di ponte.

Molto più probabile che invece l’emanazione sanitaria dell’Onu obbedisca come sempre agli ordini di Washington e basterebbero a confermarlo renitenze e reticenze in merito al laboratorio di Wuhan e ai suoi patron all’ombra del Campidoglio.

E come non sottolineare un altro vincolo impuro? Quello tra l’Oms e Gates? La strategia per il controllo della pandemia è stata affidata a due partenariati pubblico-privati, Gavi e Cepi, entrambi controllati dalla Fondazione Gates che ne è socio di maggioranza e è stata quindi imperniata tutta si vaccini.

E a questo è servito lo stravolgimento introdotto nelle basi stesse della medicina, il Who contravvenendo a quanto è accertato da almeno due secoli ha riscritto la definzione di immunità sottintendendo che l’essere umano sarebbe sprovvisto di un vero sistema immune tanto da obbligarlo a ricorrere ai vaccini per ottenere una protezione.

Il nostro Paese attraverso le sue autorità sanitarie si è affidato interamente ai dettami dell’Oms facendosene scudo per autorizzare decisioni impopolari, come ha dimostrato il rapporto redatto da Zambon, responsabile dell’Oms di Venezia, prima sottovalutando il problema (il 3 marzo c’erano già oltre 200 pazienti in terapia intensiva)  per poi ricorrere a misure di polizia quando con oltre 4000 pazienti in intensiva si è dovuto prendere atto del collasso del sistema sanitario, del fatto che non esisteva un piano di emergenza – l’ultimo risaliva al 2006 –  se non quello risalente al 2006, che i medici venivano lasciati senza indicazioni operative proprio quando ci sarebbe stato bisogno di ottimizzare la medicina del territorio, riservando all’ospedale un ruolo di ultima ratio, e di moltiplicare la tutela delle fasce più a rischio.

Il rapporto prima sconfessato e poi ritirato diventa il caso emblematico della scelta di censurare e fare oggetto di riprovazione e anatema ogni voce critica  proprio perché delineava l’intreccio opaco di interessi tra Iss, Oms, Ministero e finalizzato a coprire gli errori e le carenze del “sistema”.

Già da allora fu possibile capire che non si sarebbe potuto contare sullo spirito di sacrificio, sull’abnegazione e meno che mai sulla professionalità della classe medica, che dopo anni di umiliazioni, tagli, turnover punitivi, si sarebbe accontentata della patente di eroismo e devozione al sacro giuramento per concedersi un sabbatico di due anni, salvo qualche rara eccezione.

Ben contenti di assecondare i canoni introdotti dalle autorità che li assolvevano tramite immunità e impunità, compiaciuti della possibilità di delegare le decisioni in merito alla salute dei pazienti a soggetti terzi, inadeguati a costruire anamnesi e identità del malato, legittimati a non mettere a rischio la propria salute hanno fatto tesoro delle indicazioni della cabina di comando.

Non è andata meglio con i ricercatori che in mancanza di riscontri autoptici e di un riscontro animale, sono stati autorizzati a astenersi da studi e sperimentazioni che approfondissero la correlazione tra Covid 19 e decessi, lasciando il campo libero alla manipolazione terroristica delle statistiche.

Qualcuno tenacemente  studiava, qualcuno non si arrendeva a tachipirina e vigile attesa, qualcuno riteneva giustamente che si dovesse fa tesoro di anni di esperienza e sperimentazione per adeguare protocolli terapeutici di successo con terapie antivirali, immunomodulanti, terapie antipiastriniche, e antitrombotiche. Gruppi di operatori e medici – ne fa testo uno studio condotto nel 2021 dal Professor Remuzzi- hanno evidenziato come un adeguato trattamento domiciliare sia stato efficace nel ridurre i tassi di ospedalizzazione e l’evoluzione della patologia verso esiti gravi.

Ma ogni voce di buonsenso, ogni richiamo  a un approccio razionale è caduto nella spirale del silenzio: il progetto di medicalizzazione senza medici e senza cure imponeva la scelta irriducibile delle vaccinazioni, obbligatoria per motivi “scientifici”: i prodotti a mRNa non solo eviterebbero l’insorgenza dei sintomi ma anche l’infezione, e morali, impedendo di contagiare altre persone.

Così i medici si sono convertiti a fare gli ufficiali vaccinatori dell’esercito di Figliuolo, una retrocessione in più rispetto alla funzione burocratico- amministrativa svolta in questi anni. Li aspetta la telemedicina, quando verrà definitivamente cancellato ogni rapporto professionale e umano tra dottore e malato e verrà sancita la loro inutilità.

Ecco chi ha sfilato in testa al corteo dei servitori della patria, perché più che mai in questo caso, la selezione è stata operata per esibire gli obbedienti all’establishment e i traditori del mandato sottoscritto con un giuramento dal IV secolo avanti Cristo.

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