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Il Macrò delle elezioni

Tre settimane fa, dopo il primo turno delle lezioni francesi ho scritto un post sull’impossibilità della democrazia, riferendomi  ai “brogli preventivi” che il sistema  oligarchico produce e che possono andare dalla creazione di personaggi inesistenti, pompati dal sistema mediatico, per togliere voti ai nemici del candidato prescelto dalla cupola di potere – Éric Zemmour nello specifico caso francese – fino alla formazione di interi movimenti per raccogliere in un contenitore innocuo e/o per qualche verso non spendibile i voti contrari. Ma se nonostante questo le cose non andassero per il verso giusto c’è sempre il classico broglio che una volta difficilmente poteva alterare in maniera significativa i risultati di elezioni nazionali, ma che oggi col voto postale e i sistemi elettronici  di vario tipo che nessuno, salvo i produttori, è in grado di controllare, si può “correggere” il voto in maniera massiccia. Ora mi pento di non averne parlato in quell’occasione perché in effetti  alle primarie presidenziali accadde un fatto singolare: dopo lo scrutinio del 60 per cento dei voti  Le Pen era in testa su Macron che alla fine però vinse la superò con  4 punti percentuali di vantaggio, un risultato matematicamente possibile, ma statisticamente molto improbabile. Per giustificare tutto questo in Francia ( ma ragionamenti del medesimo tipo vengono fatti un po’ dappertutto) si dice ormai da due o tre elezioni a questa parte che il voto cittadino arriva dopo quello delle zone rurali e periferiche, provocando questi fenomeni. In realtà non c’è alcuna prova che sia così e non c’è alcuna ragione perché i voti delle grandi città debbano arrivare dopo, semmai dovrebbero arrivare prima, ma lasciando perdere questa faccenda  che meriterebbe un posto d’onore nelle leggende metropolitane, è con questo argomento che i conduttori della trasmissione elettorale per il secondo turno hanno usato per tranquillizzare il pubblico quando attorno alle 21,12 i dati diramati del Ministero dell’interno davano  14.603.774 per la Le Pen e 14.338.938 per Macron. Dopo di che silenzio per un’ora e mezza e quando i dati vengono aggiornati e si scopre che la leader del Rassemblent national ha perso quasi tre milioni di voti. La sua avanzata di prima era stata provocata da un bug del sistema. Anche Macron aveva perso  qualcosa, circa 145 mila voti, giusto per la decenza. Certo è un bug molto interessante questo perché ha precise idee politiche.

I giornaloni e le Monde in primo piano, tentano di giustificare questo strano evento dicendo che in realtà l’errore riguarda solo la trasmissione elettorale di France 2 e il suo sistema di collegamento automatico con i dati ufficiali del ministero e che quest’ultimo non aveva mai parlato di 14 e passa milioni di voti per la Le Pen, che alle 21.40 del 24 aprile 2022, per esempio, il sito ministeriale  conteggiava 9,6 milioni di voti per Emmanuel Macron e 8,6 per Marine Le Pen. Solo che questa è una bugia perché per tutta la notte il ministero aveva solo mostrato i dati del primo turno elettorale. I particolari della vicenda possono essere letti in un pezzo  completo di Tomaso Pascucci. Ora tutto questo non dimostra in via ultimativa che vi sia stato un gigantesco broglio, ma che esso è oggi facilmente attuabile: come mai, ad esempio, tutte le schede per il voto lette dalle apposite macchine elettroniche, al contrario di quelle scrutinate a Mano, danno Macron al 75 per cento? Come si spiega, nell’ambito di un vasta diserzione delle urne, l’enormità di di schede nulle arrivate a 750 mila o i quasi 2 milioni e 300 mila schede bianche nella stragrande maggioranza  derivate da un fallita lettura elettronica? Ciò che è successo in Usa, dove si è arrivati a risulti statisticamente impossibili dimostra che le elezioni possono diventare una vera farsa senza controlli rigorosi e pubblici dei sistemi che vengono adottati, a cominciare dal voto postale che può essere alterato in mille modi ai sistemi telematici e ai conteggi elettronici che sono come scatole chiuse il cui reale funzionamento può essere garantito solo se la programmazione è corretta, e verificabile in ogni momento. I problema è che una volta ufficializzato il responso delle urne non si può tornate indietro anche se l’alterazione dei risultati viene provata ad di là di ogni dubbio, perché – secondo lo stupidario contemporaneo – ciò metterebbe in crisi la democrazia.

Che appunto sta diventando impossibile, uccisa dai  “brogli preventivi” resi possibili dall’enorme potere assunto dai potentati finanziari ed economici e dalla subalternità della politica e poi dalle infinite possibilità di manomissione del voto  brogli elettronici.

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