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Soros, il sub comandante dell’Ucraina

Due anni fa George Soros, in una lunga intervista al mensile tedesco Cicero ( qui, ma articoli a pagamento) descrisse la guerra che viviamo oggi, i suoi scopi finali e persino la strategia dei combattimenti a partire da un concetto fondamentale, ovvero che gli ucraini sono solo carne da cannone:  “Abbiamo bisogno dell’Ucraina come siluro nella guerra con la Russia. Il destino dei cittadini di questo Paese non ci riguarda affatto”. Una dichiarazione di fondo su cui si imperniano gli eventi di oggi, da una parte la Nato che manda armi a più non posso sapendo bene che Kiev non può vincere questa guerra e che ogni proiettile non è altro che una morte insensata e dall’altra la Russia che procede con lentezza cercando di fare il meno possibile vittime civili: in quell’intervista infatti Soros disse che  gli ucraini  dovranno combattere da soli e il più a lungo possibile ma ha anche affermato che la debolezza della Russia risiede nel fatto che “la Federazione russa non potrà lasciare che gli ucraini muoiano di fame e muoiano congelati tra le rovine. Tuttavia, l’Europa vincerà comunque anche se dall’Ucraina rimane solo un’enorme cenere, disseminata di una montagna di cadaveri puzzolenti “. 
Tutto è chiaro e non potrebbe essere altrimenti perché Soros potrebbe essere descritto come un contractor di lusso del Dipartimento di stato americano che con la sue ong e fondazioni  collabora efficacemente alla destabilizzazione dei Paesi che Washington vuole controllare. Del resto egli stesso ammette tranquillamente di aver attivamente partecipato al golpe di Maidan “Sì, le mie organizzazioni hanno preso parte a questa rivoluzione. È stato un investimento redditizio. Sono contento del risultato”.

Oggi egli possiede tutti media ucraini oltre ad una notevole fortuna immobiliare e di fatto controlla attraverso la corruzione tutta l’amministrazione di Kiev. Probabilmente questo non sorprenderà nessuno e tuttavia il cinismo di Soros è così strettamente legato a quello dell’impero che egli ne è quasi una specie di simbolo. Con il pretesto di “salvare la democrazia in Ucraina” che egli stesso peraltro ha assassinato a Maidan, vuole mettere in difficoltà Putin e il governo russo in maniera da ottenere una sorta di rivoluzione colorata a Mosca, l’unico modo che gli Usa hanno per poter avere ragione del potere russo. . I personaggi ingaggiati per questo scopo hanno ottenuto scarsissimi risultati e persino la farsa dell’avvelenamento di Navalny, alla fine si è risolto nel ridicolo così adesso hanno attrezzato una guerra  di lunga durata per logorare Putin. Tuttavia sia Soros che Washington, sia molti commentatori come ad esempio Craig Roberts, inconsciamente fautori delle stragi come colpo mortale di annientamento, non hanno capito e tenuto conto di un fattore decisivo: la relativa lentezza della guerra sta facendo uscire dal Paese i fautori del regime del Kiev che se ne vanno ben sapendo che alla fine la Russia finirà col prevalere. L’inconscio razzismo europeo che favorisce la prospettiva di accogliere milioni di ucraini biondi e con gli occhi azzurri sta svuotando il Paese proprio di quelli che per qualche motivo erano ostili alla Russia, così che la futura Ucraina qualunque territorio abbia non sarà facilmente penetrabile. Qualcuno ritiene che la Russia non abbia toccato la parte occidentale del Paese, in sostanza quella che sotto l’Austria – Ungheria, sia chiamava Rutenia, proprio per favorire questo esodo. Naturalmente non si può provare questa ipotesi, ma il fatto che lungo i confini di Russia e Bielorussia siano ammassate truppe d’elite per contrastare qualunque colpo di mano della Nato per interposta Polonia, fa intuire che il non intervento in questa regione abbia alla base proprio questa ragione.

Per giunta dopo l’inizio dell’operazione ucraina, gran parte delle quinte colonne, in gran parte sorosiane, hanno cominciato esse stesse ad andarsene o a perdere il precedente appeal  diminuendo quindi la pressione esercitabile per un cambio di regime a Mosca. Questo significa esattamente  il contrario di quando avevano almanaccato il miliardario e i sui partner di Washington: il tempo non sta lavorando per la Nato, ma per la Russia come del resto è facilmente intuibile visto che il neo liberismo non riesce davvero a pensare in tempi lunghi. Sempre Craig Roberts pensa che  non aver colpito duramente all’inizio aumenti le possibilità di scontro nucleare, ma francamente non credo proprio: se si rimane al di fuori della cerchia di credenze magiche sull’onnipotenza degli Usa, si vede benissimo che in realtà la Russia ha dimostrato che le sue nuove armi missilistiche non sono un bluff, ma qualcosa di molto efficiente e letale di cui gli occidentali potranno disporre solo fra qualche anno. E’ probabile che proprio questo abbia allontanato la prospettiva di allargamento del conflitto.

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