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A chi vanno le armi per l’Ucraina? Allarme terrorismo

Tre giorni fa missili russi hanno distrutto tre magazzini a Leopoli che contenevano decine e decine di tonnellate di armi di ogni genere, in pratica un mese di forniture militari per il regime sempre nazista di Kiev. L’intento è ovviamente di continuare a tutti i costi il bagno di sangue affinché l’Egemone possa ancora banchettare a capotavola, ma le fabbriche di armi sono contentissime del fatto che i russi distruggano i loro prodotti già nei magazzini  perché di fatto lavorano adesso a pieno ritmo, nonostante che alcuni vantati sistemi come ad esempio il missile Javelin si sia rivelato una ciofeca. Fino ad ora i soli Stati uniti hanno inviato armi per tre miliardi di dollari  il che si avvia ad essere la più grande campagna di armamento dalla seconda guerra mondiale, ma il fatto è che si tratta principalmente di armi leggere per lo più anticarro, sistemi contraerei  portatili, droni Switchblade  che smontati stanno anche in una sacca, insomma tutta roba che si può facilmente nascondere anche nel bagagliaio di una macchina: lo stesso Pentagono dice di non sapere davvero a chi vadano. L’esperienza passata ci dice che finiranno in mano non soltanto ai nazisti ucraini, ma anche ad altre formazioni del terrorismo che faranno dell’Europa terra bruciata: l’appoggio scioccamente dato da molti stati europei all’Ucraina, grazie a elite frutto di una degenerazione della politica e comprate in blocco da Washington verrò pagato non solo sul piano del disastro economico, ma anche col sangue.

I gruppi nazisti  in Ucraina non sono un’invenzione della propaganda russa né sono semplicemente dei  “nazionalisti” visto che l’Ucraina è un Paese assemblato e nel 2018 anche i lobbisti della Nato al Consiglio Atlantico li hanno definiti una pericolosa minaccia. Negli ultimi otto anni questi gruppi in Ucraina hanno avuto molti contatti con gruppi simili in altri paesi del Medio Oriente e dell’Asia, hanno invitato gente proveniente da ogni dove a combattere con loro in prima linea contro le repubbliche del Donbass. Queste formazioni terroriste sono i potenziali acquirenti per le armi che ora vengono consegnate all’Ucraina e che di certo potranno ritardare di un po’ la sconfitta, ma non più di tanto: si può essere sicuri che i caporioni conserveranno gran parte di questi armamenti per poi rivenderli a gruppi eversivi di ogni tipo. La scorsa settimana un alto funzionario della difesa Usa ha detto ai giornalisti che: ” Non ci stanno dicendo nulla sui lotti di munizioni che stanno sparando e quindi non sapremo mai in che misura stanno effettivamente usando queste armi”. Zelensky richiede costantemente più armi e nessuno ha idea di dove finiscano e in questo viene aiuto dai media occidentali che continuano ad evocare la possibilità di una vittoria ucraina, ma in realtà è che tutto questo mare di armi finirà sul mercato nero. Quanto tempo ci vorrà prima che un drone suicida Switchblade cadrà su un’auto della polizia in qualche Paese europeo? Quanto tempo ci vorrà prima che un’arma anticarro venga usata in operazioni terroristiche a Parigi o a Roma? Quanto ci vorrà prima che un missile antiaereo Stinger farà esplodere un aereo di linea? Uno, tre o cinque anni?

È un pericolo insito nel tentativo di creare un Afghanistan in Europa e che incredibilmente la Ue e i singoli Paesi che ne fanno parte, hanno assecondato invece di imporsi e richiedere trattative di pace. Ma dovremmo anche chiederci a questo punto se per elite politiche pervertite e dedite a governare con la paura questa non sia un’occasione d’oro per mantenere in piedi uno stato di emergenza e di eccezione, ancora più stringente rispetto a quello che abbiamo vissuto. E questo grazie alle armi comprate con i soldi dei cittadini e mandate ad alimentare una guerra in barba alla Costituzione.

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