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Oggi è morto il petrodollaro

Stamattina  dopo lunga malattia e almeno quattro guerre è venuto a mancare il petrodollaro, non fiori, ma opere di bene. Quelle di oggi è una data da segnare nei libri di storia: il governo russo ha annunciato che i pagamenti per le esportazioni  di materie prime  verso “paesi ostili” saranno accettate solo in rubli e che verranno abbandonate tutte le valute “compromesse” negli accordi di pagamento dal  momento che le decisioni illegittime di un certo numero di paesi occidentali di congelare i beni della Russia hanno distrutto ogni fiducia nelle loro valute. Secondo quanto detto poi da Putin dopo la decisione del governo  si comincerà con il gas per andare via via a coprire tutti gli altri prodotti energetici o minerari che per la cronaca sono, oltre al gas, petrolio, grano, fertilizzanti, titanio, zaffiro per la produzione di semiconduttori, nichel, uranio arricchito, motori a razzo, tanto per citare le più importanti.  ” Non ha più senso consegnare le nostre merci nell’UE e negli Stati Uniti e essere pagati in dollari ed euro”. Il cambio di regime avverrà entro una settimana, ma è stato specificato che questo non implicherà un venire meno dei contratti in essere significa solo che verranno accettati solo pagamenti in rubli. Ovviamente questa mossa viene in soccorso della moneta russa, perché gli acquirenti del fronte delle sanzioni  dovranno procurarsi rubli   per poter pagare le materie prime e questo ovviamente ne alzerà la quotazione tanto che già dopo l’annuncio la divisa di Mosca si è rafforzata salendo del 3% al Micex dopo che i prezzi indicativi sono aumentati brevemente di oltre l’8% per due volte, mentre sui terminali Bloomberg, il rublo è salito del  è salito del 4,9%. Per curiosità ecco l’elenco delle nazioni ostili: Australia, Albania, Andorra, Gran Bretagna, tutti i membri dell’Unione Europea- dunque anche l’Italia-  Islanda, Canada, Liechtenstein, Micronesia, Monaco, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, San Marino, Macedonia del Nord, Singapore , USA, Taiwan (una provincia della Cina), Ucraina, Montenegro, Svizzera, Giappone.

Ma sarebbe riduttivo leggere questa manovra solo come marchingegno finanziario a sostengo della divisa russa: per la prima volta da tempo ormai immemorabile un Paese si oppone apertamente alla dittatura del dollaro ( dopo  quella delle sterlina)  che è stata la vera arma di ricatto di Washinton visto che le amministrazioni americane considerano il dollaro come loro proprietà anche se possedute da altri stati o da privati. Nemmeno l’unione Sovietica era riuscita a scrollarsi di dosso il vampiro americano color verde. Ma adesso la situazione è talmente mutata che si può fare a meno del biglietto verde, anzi che è meglio farne a meno perché costituire delle riserve in dollari significa esporre i proprio asset a un congelamento o a un sequestro forzoso non appena un Paese non dovesse ubbidire agli ordini americani.  Al contrario, gli Stati Uniti non potranno più stampare dollari (prendere in prestito, tecnicamente, ma poiché questo debito non verrà mai rimborsato, è essenzialmente solo denaro stampato) e acquistare con essi importazioni; sarà invece costretto a guadagnare rubli per acquistare il petrolio di cui ha bisogno per mantenere in funzione le sue raffinerie o l’uranio arricchito di cui ha bisogno per continuare a produrre elettricità. C’è, ovviamente, l’oro, ma le riserve auree statunitensi non sono state controllate e non si sa quanto del suo tesoro ( e eventualmente anche parte di quello italiano e tedesco  “custodito” in Usa) sia stato scambiato con la Cina e altre nazioni creditrici per impedire loro di scaricare il debito statunitense. Anzi adesso la Cina che sta integrando i proprio flussi bancari e di pagamenti con la Russia, sulla base dello yuan potrebbe fare da tramite. Ma detterà le sue condizioni. In poche parole è finita l’era del petrodollaro.

Ma non solo: ufficialmente e senza più alcun dubbio siamo entrati nel secolo post americano e l’unica cosa che si può auspicare è che i Paesi dell’Europa riescano a liberarsi in tempo di questo figlio padrone che ormai non ha più niente da dire e perciò non sa che urlare.

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