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Ucraina, il fritto misto di balle

Tutto può essere trasformato in menzogna, persino la verità o una mezza verità. E così la Reuters, uno dei centri irradiatori di balle pandemiche avendo un rapporto organico con Pfizer e con molta parte di Big Pharma, ha tirato fuori la notizia che la Russia avrebbe chiesto aiuto alla Cina per poter mettere in piedi l’invasione dell’Ucraina. Questa notizia, peraltro smentita seccamente da Pechino, ha una sua logica precisa e perversa: tende a fare credere al cittadino occidentale che la Russia sia più debole di quanto non si creda e che dunque l’Ucraina potrebbe effettivamente resistere. Insomma si tratta di un assist per il bagno di sangue auspicato dall’occidente per non perdere la faccia e di un incitamento alle forze di ispirazione nazista che si sono asserragliate nelle città tenendo in ostaggio i cittadini. In realtà la notizia potrebbe anche avere un fondo di verità, ma è totalmente priva di senso nel contesto narrativo in cui è inserita: quando si dice che la Cina è la fabbrica del mondo non si usa un’espressione prefabbricata, ma si dice che è ormai rarissimo trovare un qualsiasi prodotto che non abbia alcuna relazione con l’industria cinese, armi comprese. Persino quelle occidentali e americane hanno notevoli percentuali di parti cinesi tanto che spesso il Pentagono ricorda che troncare i rapporti con Pechino può indebolire l’apparato militare statunitense per un lungo periodo di tempo. E questo può essere tanto più vero per la Russia che da otto anni deve subire le sanzioni occidentali e che dunque prende dall’Asia molti dei suoi materiali per la produzione bellica.

Tuttavia anche le armi incautamente inviate in Ucraina da primi ministri irresponsabili che espongono i loro cittadini a rischi enormi e probabilmente a ritorsioni, solo per farsi belli con i loro padroni, hanno molte parti cinesi e siccome gli arsenali vanno riforniti e dunque vanno ordinati i pezzi necessari, ecco che una qualunque agenzia che abbia la stessa onestà e obiettività della Reuters potrebbe dire che l’occidente ha chiesto aiuto alla Cina per aiutare le formazioni di ispirazione nazista in Ucraina che sono effettivamente le uniche a detenere il comando nel Paese.

Del resto ormai la credibilità dell’informazione occidentale nei suoi vari aspetti è uguale a zero. Perché si raccontano balle ancora più grandi: E’ notizia di questi giorni che gli ucraini hanno ucciso alla periferia di Kiev Brent Renaud, un giornalista che si trovava lì con le credenziali del New York Times, ma che secondo il giornale non lavorava più per la testata dal 2015 e si era dedicato al documentarismo. Chiaramente era lì per qualcuno dei servizi americani, sotto le spoglie del giornalista, cosa  ormai quasi normale nel mondo anglosassone dove il ruolo dell’informazione, dello spionaggio e della propaganda finiscono per fondersi e confondersi in un tutt’uno secondo la logica dei media padronali e che spesso finiscono per sintetizzarsi nella definizione di peacekeeper.  Naturalmente in un primo tempo si è tentato di dire che Renaud era stato ucciso dai russi, ma dal momento che era in checkpoint ucraino e che altri due giornalisti o simil tali sono stati feriti e dunque possono esser testimoni, la tesi non ha retto a lungo e si è lasciata questa tesi a mezz’aria.

Sui motivi della sparatoria non si sa nulla e i giornali italiani riferiscono che stava filmando la fuga dei profughi, cosa che naturalmente suscita emozione, ma che dovrebbe invece far riflettere visto che proprio questa semplificazione non tiene: Kiev infatti non è ancora in mani russe, ma è circondata dai reparti russi: dunque questi profughi andavano verso i russi visto che solo loro hanno aperto corridoi umanitari. Inoltre la zona dell’uccisione è vicino Irpin un sobborgo a nord di Kiev e dunque questi profughi stavano presumibilmente andando verso la Russia, fuggendo dalle autorità ucraine o per meglio dire dalle varie formazioni naziste che di fatto comandano nella capitale. Forse questi incauti giornalisti o cos’altro erano hanno assistito a scene che non dovevano vedere. Che noi soprattutto non dobbiamo vedere.

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