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Pfizer, il “fegato” di mentire sempre

Nuovi allarmi si addensano sui vaccini e provengono dai documenti riservati di Pfizer che cominciano a venire fuori grazie all’ordinanza della magistratura americana che impone alla Fda di presentare tutta la documentazione inerente all’approvazione di emergenza del vaccino prodotto dalla multinazionale.   Si tratta di cose molto inquietanti che non riguardano solo la manipolazione nel numero dei morti e il fatto che il Ventavia Research Group , aveva riferito come  i pazienti deceduti avessero subito eventi avversi causati dai vaccini., ma anche cose che gettano ombre sul prossimo futuro. E’ saltato fuori una ricerca non clinica  della stessa Pfizer, datata 8 febbraio 2021, nella quale si dimostra che le nanoparticelle lipidiche mRNA si accumulano nei fegati dei ratti in misura maggiore rispetto ad altri organi cosa mai ipotizzata prima, sebbene in realtà uno studio giapponese già mostrasse una particolare concentrazione epatica oltre che quella nelle oviaie e nei testicoli. Ora questa notizia ricavata dalla documentazione precedentemente tenuta segreta giunge dopo che uno studio svedese ha mostrato come il “vaccino” Covid di Pfizer possa nelle cellule epatiche umane e come la proteina spike venga  successivamente trascritta nel DNA entro sei ore dall’esposizione. Un fatto che era stato spacciato come impossibile, ma che invece non solo è possibile, non solo mette a rischio l’integrità genomica umana, ma potrebbe avere come conseguenza lo sviluppo di tumori.

Dunque collegando le due ricerche ci si rende conto della criminale e dolosa leggerezza con la quale si sono imposti questi preparati genici che peraltro si sono anche rivelati perfettamente inutili come pseudo vaccini: sappiamo dalla ricerca svedese  che l’Rna messaggero del prodotto Pfizer (ma chiaramente lo stesso ragionamento vale anche per gli altri preparati dello stesso tipo) possa essere trascritto nel Dna e dalle ricerche della Pfizer stessa si evince che proprio il fegato è uno degli organi bersaglio di questo vaccino. Dunque c’è come una inquietante corto circuito di cui non sappiamo assolutamente nulla. Nella documentazione finalmente disponibile, ma ancora ben lontana da essere completa, gli autori dello studio fatto per questa multinazionale del farmaco che fino al 2019 figurava come l’azienda meno affidabile degli Usa, si dice che non erano stati rilevati particolari casi di tossicità nei topi, ma dicono anche che le determinazioni di genotossicità e cancerogenicità esulavano dalla ricerca e dunque non sono state esaminate. Tutto questo è davvero sorprendente perché ci si accorge che in realtà quasi nulla si sa di questi vaccini e delle loro conseguenze, mentre ciò che si sa è in realtà molto sospetto: è noto per esempio che in Usa è in corso una causa federale contro l’organizzazione di ricerca clinica della Pfizer con sede in Texas per aver gestito male i dati dei pazienti, gestito male i vaccini, non rispettato i protocolli di trattamento dei pazienti e senza mantenere i protocolli di “studio in cieco” , tutte procedure che rendono la documentazione presentata per ottenere l’approvazione dei vaccini totalmente invalida. Anzi truffaldina.

Tutto questo ci pone di fronte a prospettive veramente drammatiche.  Come faranno i poteri che hanno voluto costruire una dittatura sanitaria a tenere nascosto il fatto che si sia giocato alla cieca con la salute delle persone e che sia arrivati a costringere a pseudo vaccinazioni di cui si sapeva e ancora si sa pochissimo; come si farà alla lunga a nascondere la manipolazione oscena sul numero delle reazioni avverse sui decessi per non parlare di quella dei “casi covid” costruiti con un test del tutto inaffidabile e politicamente gestibile. Lo stesso tentativo di rilasciare la documentazione da cui si apprendono le cose scritte in precedenza nell’arco di 75 anni dimostra che niente nella narrazione pandemica è a prova di  verità. L’unico modo plausibile per impedire la conoscenza dei dati e dei numeri veri è  quello di passare alla dittatura tout court.

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