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Gli imbrogli della Nato dei banchieri

Se qualcuno volesse capire fino in fondo la natura attuale della Nato, basterebbe che meditasse sul fatto che il suo  segretario generale Jens Stoltenberg, in carica dal 2014, lascerà tra qualche mese, precisamente a settembre  il suo incarico per diventare governatore della banca centrale norvegese, carica alla quale è già stato chiamato in via ufficiale. Un passaggio quasi simbolico che attesta la trasformazione dell’alleanza militare tra Paesi, sia pure in rapporti di sudditanza coloniale con gli Usa, a strumento di offesa militare al servizio delle elites finanziarie. Queste ultime infatti hanno la possibilità di rimanere in sella solo se il loro “sistema” resta quello di riferimento planetario e dunque devono ad ogni costo impedire che si diffonda qualunque forma di multipolarismo, anche a costo di sacrificare milioni di vite.  Ed ecco la ragione dell’ossessione antirussa e anticinese che viene portata avanti con la tipica ottusità americana, della quale non ci accorgiamo semplicemente perché l’abbiamo introiettata. Apparentemente non è cambiamo molto, nel senso che siamo sempre di fronte ai tentativi di Washington di allargare la sua influenza ad est, sud e ovest cosa assolutamente comprensibile visto che gli Usa sono strutturalmente come uno squalo che deve andare avanti altrimenti muore soffocato, ma ciò che è cambiato è che Washington stessa non rappresenta più una nazione, ma gruppi di potere che vivono nel territorio grigio tra politica ed economia.

La narrazione pandemica è esattamente la prima palese creazione di questa nuova America dove tutto l’apparato democratico è diventato un mero trompe l’oeil, una scenografia dietro la quale si muovono esclusivamente interessi privati: addirittura si è arrivato ad eleggere un personaggio ormai in palese declino mentale e che per di più in passato è stato al centro di oscure vicende di morte, come in Colombia, ma è stato un fervente razzista: una delle sue prime imprese politiche è stata una campagna per impedire che gli scuolabus potessero ospitare contemporaneamente bianchi e neri, esprimendo apertamente il timore che i suoi figli potessero vivere “in una giungla razzista”. Non dico questo per infierire contro un demidiato che non riesce nemmeno più a leggere i gobbo e che si fa dettare tutte le dichirazioni, ma per sottolineare tutta l’artificialità, la strumentalità e la superficialità senza pari della cultura offerta dalle oligarchie e diventata ben presto obbligatoria.

In questo panorama si parla apertamente della creazione di eserciti privati, organizzati da signori della guerra come Blackwater (oggi Academy) che di fatto sono in grado di dare vita autonomamente a conflitti e di gestirli secondo le loro logiche rivolte al profitto e di fatto non più sotto un vero controllo politico. Il capo di quest agenzia di mercenari ha proposto di mettere assieme un esercito per fare la guerra in Ucraina e di certo non gli mancherebbero i mezzi finanziari per farlo attraverso fondi pubblici e contribuzioni della grande finanza privata che di certo potrebbe mettere mano su asset dei Paesi conquistati e devastati con queste truppe private. Tutto questo forse ancora più della pandemia ci fa vedere a he punto di decozione è l’occidente e di come siano finite al macero le sue istituzioni, altro che i valori di cui parla Draghi che per la verità riconosce solo quelli del furto e delle ruberie finanziarie. Ma davvero gli italiani dovrebbero cominciare a chiedersi cosa ci stia a fare in tutto questo il nostro Paese, che senso abbia  rimettersi la caccavella di Scipio pur sapendo di contare poco o nulla in eventuale guerra circoscritta, ma con la certezza di essere uno dei bersagli di riferimento nel caso che un conflitto diventasse globale. Non sarebbe l’ora di smetterla di lasciar fare?

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