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La trappola dell’imperialismo vaccinale

Confesso di aver esitato a lungo sull’opportunità di scrivere qualcosa sui vaccini in generale. Se una massa ottenebrata della  quale evidentemente fanno parte anche molti intellettuali, per non dire un arco politico formato da vere e proprie scorie sociali, non sa distinguere l’ovvio, ossia la differenza che passa tra l’avversione generale ai vaccini e quella a singoli preparati genici sperimentali, chissà quale confusione potrebbe portare allargare di un po’ la complessità del discorso e inserire l’assidua creazione di un culto vaccinale dentro un disegno di bio potere al principio piuttosto naif e senza precise intenzioni, ma successivamente diventato un arma politica. L’inizio risale agli anni ’90 durante i quali un ultra capitalismo euforico per la vittoria sul socialismo reale e deciso a smantellare le conquiste del dopoguerra mise gli occhi sui due settori fonte di debito pubblico, ma soprattutto di autonomia delle persone: la sanità e le pensioni. Così si cominciò ad erodere progressivamente l’assistenza medica con strumenti peculiari in ogni società, in Italia attraverso i ticket e la corruzione che creava un mal servizio appositamente creato per spostare verso il settore privato quante più persone possibile. E in questo contesto che è si è formato del culto del vaccino, fondato sull’indubbio successo nello sconfiggere alcune malattie cosa che nessuno potrebbe essere così pazzo da contestare, ma ben presto spinto oltre ogni ragionevolezza come succedaneo di un sistema sanitario efficiente.

Tuttavia una cosa è servirsi con criterio di questa arma, un’altra è quella di pensare che si possa vaccinare contro qualsiasi cosa: l’accumulo di “punture” (in Usa sono addirittura 50 entro i sei anni, potrebbe portare a conseguenze che tuttora rimangono inesplorate, specie se poi si vuole vaccinare a tutti i costi contro malattie, comprese quelle esantematiche, che in società evolute costituiscono un rischio molto relativo. L’esempio che mi è capitato di fare in altre occasioni è quello del morbillo che in situazione di carenza alimentare, di povertà o di guerra provoca vittime essenzialmente per lo sviluppo di complicanze, ma che in condizioni di relativo benessere è assolutamente poco pericoloso. Per esempio in Italia dagli anni ’70 la mortalità era zero ancora molto prima della formulazione del vaccino apposito e mezzo secolo prima della sua obbligatorietà. Questo implica qualcosa che la scienza di modello americano e capitalista non concepisce o meglio non vuole ideologicamente riconoscere, ovvero il fatto che la salute riguarda certamente i farmaci e la cura, ma dipende principalmente dalle condizioni sociali come questo grafico, relativo agli Usa illustra molto bene mostrando come il grosso del miglioramento dello stato di salute generale della popolazione nell’ultimo secolo  è migliorato in maniera decisiva assai prima delle vaccinazioni di massa o dell’introduzione degli antibiotici. Ma a parte le resistenze ideologiche a vedere queste cose il pan vaccinismo prometteva di poter ridurre le spese sanitarie, sparando una pletora di vaccini e lasciando al minimo il resto dell’assistenza. Molte volte si sono trovati accenni alla necessità di ridurre l’assistenza nei documenti delle grandi banche d’affari, o dell’Fmi o della Banca mondiale, abbastanza comunque per suscitare deliri vaccinali in personaggi purtroppo molto potenti come Bill Gates che poi hanno via via imposto questa visione presso l’oligarchia occidentale.

Naturalmente se si fosse trattato solo di vaccini non si sarebbe arrivati al punto in cui siamo: il fatto è che il vaccino porta con sé non solo una promessa di immensi e certi guadagni per un tempo indefinito, ma anche una possibilità di conquistare un biopotere assoluto sulle società, cose che i semplici farmaci ancorché miracolosi non possono ottenere. E mi spiego facendo sempre l’esempio del morbillo: per ragioni che non sono ancora ben conosciute prendere il morbillo da bambini sviluppa difese molto più forti e prolungate rispetto al vaccini e così accade che mentre le madri che hanno avuto il morbillo passano anticorpi attraverso la placenta e poi attraverso il colostro, quelle vaccinate e che dunque non hanno sviluppato a pieno la reazione immunitaria non lo fanno o lo fanno in maniera molto più debole. Così i bambini nati da madri vaccinate hanno molto più bisogno del vaccino degli altri. Rendere obbligatorio un vaccino contro una malattia poco pericolosa, almeno in certe condizioni, significa in sostanza creare un meccanismo che si autoalimenta e che certamente offre un potere formidabile perché dopo un po’ si è dipendenti dal vaccino e una malattia tutto sommato lieve rischia di diventare più pericolosa. . Il medesimo meccanismo, sia pure per il momento non ancora riferito al rapporto madre -bambino, ma solo al singolo individuo  è quello che si è voluto creare con i cosiddetti vaccini contro il covid: più dosi di fanno e più si ha bisogno di una nuova dose con un meccanismo che nel nostro caso è enfatizzato dal fatto che ogni dose contribuisce a indebolire il sistema immunitario e quindi a rendere le persone dipendenti. Ciò che non ha funzionato è che i preparati ad mRna vaccini si sono ben presto rivelati completamente inutili oltre che dannosi, così che è toccato ai governanti complici imporre con la forza il meccanismo di auto alimentazione della vaccinazione che non  è potuto partire da solo.

Quindi  non ci si può stupire se in maniera totalmente anomala da vent’anni a questa parte è di fatto quasi impossibile fare uno studio serio sui vaccini, sfidando troppi interessi e non soltanto sanitari. Anzi l’obbligatorietà dei vaccini stessi rende impossibile trovare “campioni” sufficienti di non vaccinati precludendo perciò qualsiasi possibilità di capire se l’aumento di certi disturbi, in particolare la vera e propria esplosione dei disturbi auto immuni, abbia una qualche correlazione o meno con le pratiche vaccinali massicce. La scienza legata al denaro diventa ben presto impotente, divenendo uno strumento per aumentare i profitti piuttosto che la conoscenza e per aiutare un potere, anche quello più folle. Quello, per intenderci che potrebbe anche voler prendere due piccioni con una fava e risolvere il problema delle pensioni, attraverso un regime sanitario. Intelligenti pauca.

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