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Tampone e moschetto, generale perfetto

Anna Lombroso per il Simplicissimus

E chi se lo aspettava che Maria Antonietta si potesse presentare in divisa con medagliere a recare omaggio ai piccoli eroi di  deamicisiani memoria, quelli violati dallo sfruttamento, questi dai vaccini resi indirettamente obbligatori per sancire l’appartenenza al consorzio civile?

Invece eccolo nell’hub davanti alla check list per  il booster, il generale Nato che, parlando di sè in terza persona, come da più di vent’anni sentiamo fare a autorità dispotiche in segno di ammirazione per il proprio ego,  lancia un messaggio alla popolazione infingarda e sciupona:  “I cittadini fanno la fila per il capo griffato nel Black Friday, portino pazienza…Vorremmo tutti vivere in un Paese perfetto, ma c’è gente che da due anni tira le fila e se si è preso un po’ di pausa il commissario se ne fa una ragione. Noi ci stiamo organizzando e abbiamo messo in campo risorse della difesa. Non è la panacea di tutti i mali ma un concorso in più alle Asl”.

Sarebbe da raccomandargli prudenza a vedere come sono  state trattate le guarnigioni del re e poi padroni e nobili dalla plebe che reclamava il pane, oggi che i tamponi pagati a caro prezzo sono una condizione per garantirselo con il lavoro interdetto ai disertori. Sarebbe da suggerirgli cautela: da anni gli italiani sono diventati habitué di file e liste d’attesa per accedere a servizi, cure e accertamenti diagnostici in un sistema sanitario che ha mutuato le peggiori procedure e i peggiori usi dell’aziendalismo privato, territorio di scorrerie di malaffare e arbitrarietà, di corruzione e discrezionalità. Sarebbe da invitarlo al rispetto, perchè grida vendetta il suo invito alla “pazienza” rivolto ai condannati a equipaggiarsi di un ammennicolo del quale a intermittenza è stata assicurata l’efficacia, poi smentita la attendibilità, poi rinnovata la fiducia, oggi irrinunciabile per condurre una esistenza al di sotto della normalità.

Ma non c’è da stupirsi, in quel modo rozzo e muscolare che caratterizza il passaggio dal  “fascino marziale della divisa”,  che incantava le lettrici di Liala al brutale nonnismo e all’impiego della tortura pedagogica, ha interpretato perfettamente  e tutti in una volta gli stereotipi dell’ideologia vigente che hanno fatto da motore all’austerità prima e ora alla distruzione creativa che ispira le azioni del sicario di Palazzo Chigi. Con la boria torva e sprezzante che da anni caratterizza padronato e ceto dirigente, eccolo seminare i germi della loro  didattica per la quale il male, i danni, le sofferenze hanno una qualità educativa utile a raddrizzare le reni di una marmaglia infantile e parassitaria.

E d’altra parte da tempo ci tocca subire i reportage della stampa in diretta dai serpenti di acquirenti lungo le vie metropolitane, che denunciano i consumi modaioli, le file dei bamboccioni, i bulimici di telefonini come se per anni l’unico diritto concesso non fosse stato quello di comprare, possedere, buttare via e ricomprare.

Come se per anni l’unica attività riconosciuta ai cittadini elettori fosse quella di scegliere un candidato da una lista chiusa grazie a una efficace propaganda e alla persuasione di influencer.

Come se adesso che la crisi ha limitato l’unica qualità sociale, quella appunto di acquistare, non viene mantenuta e promossa la nostra qualifica di clienti al posto di utenti, costretti a spendere due volte per garantirsi servizi che abbiamo già pagato con tasse e balzelli.

È che ormai il processo di restaurazione di un potere assoluto che qualche illuso pensava fosse stato addomesticato dal “riformismo” progressista, è al suo culmine tanto che la dominazione ha, come è già successo nella storia, un alto contenuto “morale”, in ossequio all’etica della teocrazia del profitto e del mercato: i diritti sono retrocessi a elargizioni per i meritevoli, la sicurezza sociale ed economica va acquisita pagando, come i servizi essenziali alienati e ispirati a logiche speculative. E bancari e militari si arrogano la funzione di indirizzare i nostri comportamenti verso obiettivi mirati a soddisfare appetiti e aspettative della loro cerchia e dei loro mandanti, grazie a un camouflage eterno, quello che promuove l’interesse privato a generale, il bene di chi ha e vuole di più a patrimonio comune.

Al momento pare proprio che abbiano vinto, che le èlite della classe dominante si stiano prendendo la loro vendetta miserabile come risarcimento di quelle che ritenevano essere dissennate concessioni alla massa indegna, e che invece erano le conquiste di lotte. Loro non le hanno dimenticate e ci fanno pagare quel riscatto con perdita di beni e di dignità, con umiliazioni e privazioni. Sembra invece che noi ce le siamo scordate. Ma è il momento di ricordare e insorgere.

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