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Come provocare un’epidemia immaginaria

Oggi voglio raccontarvi due eventi che hanno fatto da prodromi della pandemia e che ne rappresentano alla perfezione sia la confusione cognitiva che la lucidità delle pianificazioni sotterranee, ma in ogni caso sono frutto di una deviazione dal buon governo e dalla buona scienza, così come un tralignamento della democrazia e degli organi di controllo.  Nel 2007, il New York Times, pubblicò un articolo di grande importanza intitolato: ‘Faith in Quick Test Leads to Epidemic That Was’t’ , ovvero la fede nei test rapidi crea un’epidemia inesistente. Cosa era successo? Che un tale  dottor Herndon, internista in un grande centro medico del New Hampshire, cominciò a tossire incessantemente per due settimane a partire da metà aprile 2006. A seguito di questo fatto uno specialista in malattie infettive ebbe l’idea inquietante che questo potesse essere  l’inizio di un’epidemia di pertosse. Entro la fine di aprile, anche altro personale ospedaliero cominciò a tossire allarmando tutti perché  la pertosse avrebbe potuto essere fatale per i bambini ricoverati in ospedale e portare a pericolose polmoniti nei pazienti anziani fragili e così quasi 1.000 membri del personale vennero  sottoposti a un rapido test PCR che in effetti confermò le paure: 142 persone, incluso il dottor Herndon, risultarono positive alla pertosse al test PCR rapido. Mesi dopo, tutti coloro risultati affetti da pertosse rimasero sbalorditi nell’apprendere che le colture batteriche, ovvero il metodo di elezione per la diagnosi di pertosse, non erano state in grado di rilevare il batterio che causa la malattia in nessun campione. La presunta epidemia di pertosse non aveva avuto luogo nella realtà, ma solo nella mente delle persone coinvolte, innescata dalla fede cieca in un test PCR rapido altamente sensibile che era diventato, così moderno e così trendy. In verità, tutti coloro che si erano ammalati avevano sofferto di un innocuo raffreddore. Infettivologi ed epidemiologi avevano messo da parte la loro esperienza e il buon senso e ignorarono sfacciatamente questa diagnosi differenziale molto probabile .

Questa sorta di fede si sposa al fatto che i test molecolari sono piuttosto impegnativi e ogni laboratorio li esegue a modo suo e quasi mai ci sono buone stime del tasso di errore, la loro stessa sensibilità li conduce a produrre moltissimi falsi  positivi, specie se i cicli di moltiplicazione sono parecchi. In una parola non sono affatto test diagnostici, ma servono solo per la ricerca, usarli per diagnosi di massa è un errore talmente grosso che difficilmente può escludere la malafede. Insomma questi test se usati per scopi diversi da quelli di laboratorio possono essere all’origine di inganni collettivi che al momento in cui nascono sembrano sensati e convincenti.

Altro anno, altro scenario. Nella primavera del 2009, un virus influenzale altamente contagioso e molto pericoloso, l’H1N1, lo stesso della leggendaria spagnola, sembrò minacciare l’umanità. E sebbene l’ H1N1 sia tipicamente originario del centro dei Usa l’influenza che portava fu chiamata suina per delicatezza geopolitica, così come quasi un secolo prima era stata chiamata spagnola pur essendo stata portata dai soldati americani in Europa. Ad ogni modo esperti come il virologo tedesco Christian Drosten (lo stesso che ha creato in 24 ore il test anti covid) diffusero scenari dell’orrore prevedendo milioni e milioni di morti in tutto il mondo. A maggio per ragioni mai spiegate e del tutto incomprensibili l’Oms cambiò i criteri per dichiarare una pandemia ed eliminò la pericolosità del patogeno come motivo centrale:  è sufficiente la rapida diffusione di un agente patogeno relativamente innocuo per far scattare l’allarme, in pratica basta un raffreddore. E  l’11 giugno l’Oms dichiara prontamente una pandemia di H1N1 spingendo i governi a comprare centinaia di milioni di dosi di vaccino e altre centinaia di milioni di farmaci antivirali, scarsamente efficaci, piuttosto pericolosi e soprattutto costosissimi.  I critici, che descrivevano il virus come relativamente poco pericoloso, vennero inizialmente ridicolizzati o ignorati ma alla fine gli scienziati, in Europa in particolare il microbiologo tedesco ed epidemiologo  Sucharit Bhakdi, e lo pneumologo e politico tedesco Dr. Wolfgang Wodarg, ottengono l’attenzione dei media e della politica così da scongiurare il dilagare di una follia di massa provocata  da un corto circuito tra media, industria farmaceutica, Oms e burocrazie sanitarie . In tutto  il mondo, da 150.000 a 200 mila  persone sono morte con o per H1N1, che si è rivelato meno pericoloso dell’influenza stagionale.

Ora mettiamo insieme i due fatti e avremo la pandemia di covid dove tutto e costruito su un vuoto di fatti, un pieno di suggestioni e ancor peggio su una sorta di profezia auto avverante nella quale la malattia e i decessi sono dovuti più al panico, agli errori e a una sanità pubblica depredata di risorse che a un virus, la cui presenza è testimoniata da un test invalido. La cosa interessante di tutto questo è che la catena di eventi e ogni suo singolo anello può essere considerato come parte di un piano lucidamente pensato da poteri opachi, ma anche come casuale sintesi di un declino sociale e cognitivo, di una cattiva scienza ormai adusa a considerare il denaro e il potere come fattore principale. Per quanto riguarda l’Italia tali prodromi possono essere individuati nell’opera devastatrice della ministra Lorenzin  che testimoniano del declino demicratico e intellettuale della società italiana: primi i medici di fatto hanno rinunciato alla propria autonomia, accettando di diventare in sostanza dipendenti pubblici e successivamente anche i giornalisti hanno accettato di non parlare più di sanità al di fuori delle veline ministeriali. C’erano insomma tutte le condizioni del corto circuito.

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