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Cadice insorge contro la dittatura economico – sanitaria

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Qualche giorno fa la Corte Suprema dei Paesi Baschi ha vietato il certificato di vaccinazione perché esso viola il diritto fondamentale alla libertà di riunione, alla libertà di movimento o persino alla libertà di espressione ed è per giunta del tutto incongruo vista l’alta percentuale di vaccinati. Ma c’è anche un’altra Spagna che si ribella dal basso e che sembra stia per innescare una vera e propria lotta di classe: nell’immagine sopra il post si vede una manifestazione per le strade del quartiere operaio di Cadice , Río de San Pedro: per otto giorni, da martedì 16 novembre 2021, migliaia di lavoratori metalmeccanici nella provincia meridionale spagnola hanno iniziato uno sciopero a tempo indeterminato chiedendo aumenti salariali in linea con l’aumento del tasso di inflazione del paese. Ma non sono solo i metalmeccanici: gli scioperi di solidarietà si diffondono in tutta la provincia di Cadice e anche le rappresentanze studentesche si sono unite allo sciopero che ha un amplissimo sostegno nella regione con il più alto tasso di disoccupazione in Spagna ( 23% ) e oltre il 40% di disoccupazione giovanile. I sindacati riferiscono che il 98% dei lavoratori è in sciopero poiché la rabbia è diffusa in tutta la regione.

Ma anche nel resto della Spagna cortei e manifestazioni si moltiplicano: i  camionisti hanno indetto uno sciopero di tre giorno sotto  Natale per l’aumento dei prezzi del diesel, mentre i lavoratori del settore automobilistico hanno organizzato per i prossimi giorni, una protesta a Madrid per la chiusura degli impianti causata dalla carenza di chip per auto. Inoltre, associazioni di consumatori hanno già dato vita a  diverse marce contro l’aumento delle bollette dell’elettricità e persino i parrucchieri hanno organizzato scioperi e sit-in per chiedere aliquote IVA più basse. Quello che hanno in comune è l’aumento del costo della vita. Allo stesso tempo, la Spagna rurale è di nuovo mobilitata contro i prezzi troppo bassi bassi che gli intermediari pagano per i loro prodotti e dall’aumento dei costi di produzione, motivo per cui anche gli agricoltori stanno pianificando le loro proteste. Secondo El Pais, i prezzi dell’elettricità sono aumentati del 270%, quelli del diesel per trattori del 73%, dei fertilizzanti del 48%, dell’acqua del 33% e delle sementi del 20%.

La situazione di Cadice è comunque emblematica perché la protesta si è trasformata in una ribellione contro le burocrazie sindacali che avevano firmato senza colpo ferire un accordo per la chiusura della fabbrica Airbus e solo quando si sono accorte di star perdendo definitivamente qualunque consenso hanno indetto, obtorto collo, uno sciopero generale a tempo indeterminato. E poi c’è la polizia che sta alimentando le tensioni con i suoi violenti tentativi di reprimere lo sciopero: la polizia ha marciato verso le fabbriche occupate e ha attaccato operai e studenti non solo con manganelli e gas lacrimogeni, ma anche con proiettili di gomma e blindati. Nonostante i violenti attacchi, i lavoratori di Cadice mantengono la loro posizione erigendo barricate  in tutta la città per bloccare le vie strade e ponti di accesso alle raffinerie:  la polizia è stata ripetutamente respinta. Ora non c’è alcun dubbio che le proteste contro gli aumenti dei prezzi e le chiusure delle fabbriche sono intrinsecamente anche contro la gestione autoritaria e mistificatoria della narrazione pandemica che ha poi portato al vertiginoso aumento dei prezzi e dunque si assiste alla saldatura tra lotta di classe e lotta contro la dittatura sanitaria che sono poi due aspetti della stessa medaglia.

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