Site icon il Simplicissimus

Ama Roma, ma solo fino al 9 gennaio

Annunci

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma non si era detto che per favorire l’occupazione qualificata, con un fertile ricambio del capitale umano, la soluzione era: licenziare?  Che per garantire l’efficienza dell’Impresa contro l’esubero dei parassiti la soluzione era: licenziare?

Macchè, il neo sindaco Gualtieri abbatte uno dei capisaldi dell’ideologia dominante introducendo nella sua gestione amministrativa il clientelismo a norma di legge e autorizzando la corruzione legale. In tal modo verrà favorita la trasparenza: invece di affamarla, la mala bestia del voto di scambio e del familismo amorale sarà blandita e nutrita,  però alla luce del sole, coinvolgendo utenti e contribuenti chiamati a collaborare a questa rivoluzione.

Il laboratorio di questo test singolare è la famigerata Ama, la azienda comunale della gestione dei rifiuti,  che in  una nota  fa sapere che “Le ingenti risorse messe in campo da Roma Capitale per gli interventi di Ama nell’ambito del Piano di Pulizia straordinario varato per fine anno andranno a ‘premiare’ l’assiduità, la produttività e la qualità del lavoro che gli addetti ai servizi di igiene urbana di Roma garantiranno fino al 9 gennaio prossimo”.

E basta con le immagini del degrado che hanno macchiato la reputazione della nazione, basta con la sterile narrazione autolesionista di un paese nelle mani di sfaticati pelandroni, finti invalidi, infedeli percettori di aiuti e malati di comodo: dall’Ama prende il via un percorso pedagogico per l’applicazione su larga scala dell’onestà a pagamento grazie a una misura sperimentale che dobbiamo al primo cittadino, la corresponsione  di un bonus di 360 euro agli operatori ecologici che si impegnano – virtualmente? – a non ammalarsi.

Non fosse che il doveroso risarcimento per un mestieraccio avvilente reso più arduo dalla maleducazione proverbiale dei romani, lo dobbiamo pagare tutti, l’idea potrebbe illuderci che ci sia del buono nelle chiacchiere da bar della Leopolda del sindaco, attento alla salute e al decoro della sua città, tanto da trascurare quegli obblighi di bilancio che stringono il collo di tutte le città piccole grandi, costrette a osservare le imposizioni del racket europeo, persuase della bontà di investire in grandi opere bulimiche di cemento, grandi giochi assatanati di misure compensative in consumo di suolo, convinte delle virtù del casinò finanziario su misura urbana.

Ci vuol poco invece per capire che queste  astuzie miserabili nascondono intenti precisi. Il primo è quello di perseverare nel non mettere mano al problema della raccolta e gestione dei rifiuti, in forma di temporanea associazione di impresa Comune/Regione ambedue colpevoli di inadeguatezza e incapacità  virtuosamente impiegate allo scopo di legittimare l’inazione che direttamente premia l’export della monnezza, i signori delle discariche, il crimine organizzato che da anni ha fatto del brand un affare profittevole quanto la tratta degli schiavi e la droga.

Un’altra motivazione va ricercata nell’opera di demolizione dello stato sociale e dei servizi adibiti a garantirne la realizzazione, in modo da esercitare una persuasione a sfondo psicologico e morale sulla cittadinanza, convincendola che la totale occupazione di quello spazio da parte dei privati possa migliorare l’efficienza e abbassare tariffe e costi.

Niente di più falso, si sa, lo verifichiamo ogni giorno grazie al processo di privatizzazione più o meno esplicito che infiltra ogni settore, sanità, scuola, telefonia, acqua, gas, elettricità, eppure tenacemente con ogni mezzo propagandistico l’oligarchia dominante mina il sistema dell’offerta dei beni comuni, grazie alla distopia imperante della superiorità in termini di efficacia, funzionalità, economicità del mercato “libero”, talmente libero che nessuno è abilitato e pretenderne il controllo, a misurare il livello delle prestazioni, a intervenire per premiare una competitività basata sui vantaggi offerti a utenti e clienti.

Niente di nuovo insomma, la forma imperiale che ha il capitalismo applica su scala i suoi principi, le sue procedure, le sue gerarchie colonizzando tutta la società e impiegando in suo favore stereotipi, slogan  e stilemi di chi era convinto di contrastarlo con addomesticamenti “riformisti”, ormai persuaso che non ci fosse possibile alternativa e che ci si dovesse limitare a introdurre fattori di compatibilità con i bisogni e l’interesse generale.

E difatti aveva fatto presa la massima dell’ambientalismo pret à porter, pensare globalmente e agire localmente, era piaciuta talmente che proprio l’Ama è stata frantumata in 15, una per municipio, con 15 declinazioni clientelari, 15 piccoli reami in competizione leale a beneficio di ratti, cinghiali e varie gerarchie bestiali di sciacalli, parassiti e profittatori, dai vertici allo spazzino, quello che prima del bonus, all’atto dell’assunzione familistico-clientelare, era stato gratificato dalla promozione a “operatore ecologico”.

Exit mobile version