Subito dopo il G20 è cominciata un’altra kermesse internazionale ancora più grande, quella del Cop 26, ovvero la conferenza dell’Onu sul cambiamento climatico che si tiene a Glasgow e che ha visto convergere sull’aeroporto ben 400 jet privati con intasamenti dell’aria incredibili ed emissioni di Co2 stratosferiche che fanno da giusto coronamento al piano di diminuire le emissioni antropiche di questo gas. Sono i miliardari che piombano come avvoltoi sulla nuova emergenza fasulla che dovrebbe dare l’avvio concreto al grande reset e costituire la salvezza del sistema di sfruttamento che hanno messo in piedi e che ormai non può più convivere con la democrazia.  Possiamo facilmente  immaginare che parte delle restrizioni, delle emergenze e delle confische di libertà passino gradualmente da una pandemia mediatica inesistente che diventerà endemica, ad un altro tipo di spoliazione, questa volta più sul versante della proprietà e dei beni comuni in nome di un altro allarme costruito a tavolino. E non sarà difficile visto che molte persone sono ormai abituate solo a ripetere il copia e incolla del potere senza riflettere, il che è una conseguenza  della passività portata dai mezzi di comunicazioni di massa , dall’ablazione di ogni capacità critica e di una disastrosa mancanza di  conoscenza e più ancora di volontà di conoscenza. si consegna per pigrizia mentale e senso di impotenza ai cosiddetti “esperti”

Quindi non può stupire che la conferenza dell’Onu sia dedicata al cosiddetto “cambiamento climatico”  un’espressione che in realtà non ha nessun significato, è solo un contenitore vuoto perché l’unica cosa che sappiamo con assoluta certezza del clima terrestre è che esso è in continuo e ciclico cambiamento: non c’è alcuna “normalità” a cui fare riferimento. Quale sarebbe il periodo rispetto al quale stiamo cambiando? Le temperature più alte dell’inizio del secolo e fino agli anni 40? O le diminuzioni delle stesse  dal 1940 al 1975 oppure  l’aumento dal ’75 al ’98 o la stabilità dal ’98 ad oggi? E ho scelto date recenti, avrei potuto citare la piccola glaciazione iniziata nel Seicento o il periodo caldo medioevale quando si faceva il vino in Estonia o il “massimo” dell’era romana, ma mi sono fermato al solo ‘900. La questione nominale è tutt’altro che peregrina perché con la semplicità e la verità con cui l’imperatore viene indicato come nudo, mette in luce il carattere puramente ideologico del dibattito che per quello che concerne il discorso pubblico è ben lontano dalla scienza e dalle sue problematiche, ma affine piuttosto ai desideri della cupola di potere cleptocrate alle prese con la sua stessa sopravvivenza e dunque con un revisione dell’intera economia, presentata sotto forma di allarme climatico e imposto dall”egemonia informativa del sistema. La cosa singolare è che vengono del tutto trascurati i fattori importanti e vitali  dell’avvelenamento planetario per concentrarsi solo sulla Co2 un gas naturalmente presente in atmosfera, che entra nel ciclo vitale del pianeta. In realtà la Co2 è solo uno dei gas serra, un fenomeno dovuto per i 2/3 al vapore acqueo mentre  l’anidride carbonica di origine antropica è solo una piccola parte si quella che entra nel circolo della biomassa terrestre. Per giunta non c’è alcuna dimostrazione di un rapporto diretto tra quantità di Co2 in atmosfera e aumento delle temperature.

I problemi riguardo al cambiamento climatico sono in realtà tantissimi sono tutti assolutamente nascosti da infinite chiacchiere giornalistiche: solo quando si passa a uno studio della materia. ci si rende come abbiamo a che fare con una serie di ipotesi e di “modelli” diversi fra loro e contradditori nelle quali le perentorie sicurezze dell’ideologia catastrofista appaiono infantili e grottesche, anzi di carattere millenaristico e perciò di facile attecchimento nel nichilismo contemporaneo. Io stesso in questo caso posso essere un caso di scuola, visto che fino a qualche hanno fa non mettevo in discussione il dogma e solo quando per caso ho iniziato a leggere qualche ricerca ho capito che esistono una serie di condizioni che non rendono possibile avere una precisa idea delle temperature medie effettive per un periodo di tempo sufficientemente lungo per dire che tra qualche decennio andremo a fuoco e che infine molte condizioni tendono ad esaltare l’aumento delle temperature a causa di situazioni del tutto estranee al clima in sé. Uno degli esempi più banali è il fatto che le temperature medie sono spesso solo stimate e non misurate oppure che le stazioni meteo degli aeroporti le quali  decenni fa erano lontane dalle città, adesso rientrano nella bolla di calore delle aree urbane, aumentando mediamente  di un grado centigrado la loro misurazione: fossero dieci chilometri più lontane le medie sarebbero diverse.

Ma su queste cose e moltre altre cose qualcuno ci gioca e quel qualcuno è certamente l’Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) forum climatico all’interno dell’Onu creato nel 1990 non per studiare il clima, ma per studiare il riscaldamento climatico, dunque già orientato a una tesi, il che per un organismo che non svolge attività di ricerca, ma solo di “valutazione” è una sorta di peccato originale. E del resto fra i cinque presidenti di questo organismo succedutisi nel tempo nessuno è stato un climatologo, ma si sono alternati  un meteorologo norvegese, un chimico britannico, un ingegnere indiano, un amministratore sudanese e un economista sud coreano che è significativamente in carica. Inoltre sebbene questo organismo abbia ricevuto un Nobel per la pace, non si sa bene a che titolo, ha molte ombre da nascondere: nel 2009 è stato diffuso un carteggio via e-mail tra vari scienziati e consulenti di IPCC che ha messo in dubbio  la credibilità dell’organismo. Alcuni passaggi delle lettere suggerivano che gli scienziati si fossero adoperati per modificare o nascondere alcuni dati e per ostacolare l’uscita di articoli che non condividevano e loro tesi ideologiche sul clima. Lo scandalo è però ovviamente  soffocato, ma continua ad aleggiare attorno a questo organismo il cui compito specifico è quello di far credere urbi et orbi che il riscaldamento globale sia la tesi prevalente nella scienza, cosa del tutto falsa. Forse potremmo anche divertirci parlando dei ghiacciai imalaiani che avrebbero dovuto scomparire entro il 2035 secondo uno studio del presidente indiano dell’Ipcc. Questo fu davvero troppo da far digerire e così si disse che c’era stato un errore di stampa, che il 2035 era in realtà il 2350. Ma attenzione perché ciò che leggiamo tutti i giorni ha esattamente lo stesso valore.

Se ritenessi che un chiarimento su questi temi potesse servire a qualcosa, sarei felice di chiarire tutti gli equivoci intorno alla climatologia dei ricchi, ma dal momento che sarebbe inutile mi astengo: nulla si può fare contro le credenze superstiziose e dunque con l’ignoranza programmatica secondo la quale il riscaldamento globale è una certezza. In realtà si può essere sicuri di una cosa: questi zombi che vanno dietro ai pifferai faranno la fine che si sono scelta.