Succede in Germania: il ministero della salute di Jens Spahn è stato spesso criticato per i controversi accordi sulle mascherine, ma ora è stato travolto da ben 107 querele davanti al tribunale regionale di Bonn per non ave pagato molti degli ordini di “museruole da Covid” ad aziende e intermediari tra cui figura anche Walter Kohl, figlio dell’ex cancelliere e ancora in attesa di aver il pagamento per la fornitura di un milione di mascherine. Adesso accusa i politici di aver ordinato troppe mascherine che non vuole più pagare. Secondo le stime, la somma di tutte le controversie è di oltre un miliardo di euro, ma questo è solo l’inizio della storia che bisogna raccontare perché tra le righe non c’è soltanto è un enorme magna magna  o forse si dovrebbe dire esses essen di dimensioni ancora imprecisate, ma certamente multimiliardario:  basti pensare che per medici e autorità lo stesso ministero aveva calcolato la necessità di 241 milioni di mascherine FFP2 e 261 milioni di mascherine chirurgiche per sei mesi , ma è stata pagata una cifra che dalle 7 alle 16 volte il valore per una spesa record di 6,4 miliardi di euro solo per poco più della metà della quantità consegnata.

No, c’è anche il fatto che la vicenda giudiziaria ha messo in luce  che nessuno aveva effettivamente testato queste mascherine e che lo stesso Tuv (il celebre istituto di certificazione) aveva fatto test inconcludenti, privi di qualche valore effettivo, né qualcuno ha pensato di verificare se le specifiche del contratto di acquisto fossero state rispettate. Del resto l’odore dei soldi era talmente forte che nell’affare si sono gettate aziende che non avevano nessuna precedente esperienza nella produzione di maschere protettive. “Il caos dei test era davvero enorme” dice in tribunale l’esperto Roland Ballier. “Non c’erano abbastanza istituti per esaminare le mascherine e peraltro non erano nemmeno stati stabiliti i criteri con cui portare avanti i controlli. Ma ciò che era ancora peggio: gli standard di prova  non erano noti e venivano costantemente modificati”.

Bisogna stare attenti alla parole perché questo vuol dire in buona sostanza che nessuno si preoccupava seriamente dell’efficacia delle mascherine che notoriamente per la scienza pre Covid non potevano di certo servire a fermare il diffondersi del virus. C’era soltanto da una parte un enorme affare da miliardi e dall’altro il tentativo di imporre uno strumento simbolico, anche se inutile, per affermare visivamente l’esistenza della pandemia e della ubbidienza ai precetti dell’emergenza. E questo è accaduto dappertutto non soltanto in Germania. Poco importa se il loro uso è stato regolato in maniera totalmente assurda: la mascherina serve solo a ricordare e a rinnovare la paura. Esattamente come avviene in certe trasmissioni televisive dove ogni tanto qualcuno compare con la mascherina dopo averne fatto tranquillamente a meno in precedenza e nelle stesse condizioni. Questo fatto era ben conosciuto da medici e autorità che appunto non si sognavano di certo di pagare le mascherine con un valore soltanto simbolico. La gente comune, compresa quella che deve stringere la cinghia è stata invece costretta a pagare la propria museruola.