Per un giorno la perversa litania pandemica dei giornaloni è cessata per lasciare spazio alla cosiddetta “vittoria” del centrosinistra, ovvero della parte politica cui appartengono gli editori della massima parte dei quotidiani. E la cosa francamente fa un po’ ridere se non inducesse alla tristezza vedere questo accanimento nella costruzione di una realtà che non esiste e la facilità con cui stupidità e menzogna tengono banco. Cominciamo col dire che solo uno sprovveduto può pensare che esista davvero un centro sinistra perché si tratta di una categoria politica venuta meno ormai da molti anni, con la scomparsa della sinistra, ma è comunque priva di qualsiasi senso anche puramente orientativo dopo l’avvento di Monti cha ha visto la formazione di un listone unico con poche differenze e soprattutto di carattere elettoralistico: l’ubbidienza alle regole iper liberistiche europee e la rassegnazione all’euro sono elementi assolutamente comuni. Raramente al di fuori delle esibizioni da spiaggia questi due elementi sono davvero messi in discussione.

Parlare poi di vittoria di fronte alla più bassa affluenza alle urne della storia repubblicana è qualcosa che individua bene la reale natura di questi centro sinistri: è piuttosto una sconfitta per tutti. E se davvero esistesse qualcosa come un centro sinistra inteso con i criteri del secolo scorso, questo sarebbe evidente perché costituirebbe un segnale di pessima salute per la democrazia. Oggi invece si festeggia proprio per aver degradato la partecipazione dei cittadini a mero clientelato o poco più.

Ma la cosa principale è che in realtà queste elezioni senza elettori non sono affatto una sconfitta della richiesta di sovranità, anzi sono in un certo senso la vittoria di una opinione sempre più vasta che richiede un ritorno di autonomia: se la gente non è andata a votare  per Lega è semplicemente perché questa ha cambiato in corso d’opera le proprie proposte divenendo assolutamente ligia all’Europa così come del resto ha fatto anche la Meloni. La cosa non mi sorprende più di tanto e per due motivi: non credo che Salvini avesse la tempra e le capacità intellettuali per tenere il punto e quanto alle idee del partito dopo l’era di Bossi non erano che un coacervo di neoliberismo bottegaio che non rifiutava affatto i principi dell’ordoliberismo, ma li immaginava ingenuamente spalmati su una più vasta platea di “prenditiori”. Ma dentro non c’era assolutamente più nulla di “popolare”.

Dunque il giubilo dei giornaloni per la vittoria di un sedicente centro sinistra è in realtà quello dovuto alla constatazione di un ulteriore reflusso della democrazia. Da domani cominceranno il oro lavoro i comitati di affari e ricomincerà la pandemia, mentre laddove si vanno saldando le lotte operaie per  lavoro e le proteste per la libertà perduta concia a prendere forma una risposta politica a questo attacco delle oligarchie. Chi vuole rimanere a fissare l’ombelico di un centro sinistra inesistente ama le favole.