Francamente mi chiedo come le persone possano sopportare le prese in giro in modo così assurdo e scoperto: da  parecchio tempo ormai non c’è spot che non inneggi alla disinfezione contro i virus in maniera del tutto inutile alla protezione personale, ma tale da inquinare ancora di più i mari, oppure faccia riferimento a una presunta sostenibilità del medesimo prodotto di prima o una vaga protezione dell’ambiente. Beninteso si tratta fin troppo chiaramente di balle allo stato puro, totalmente indimostrabili, ma di cui nessun chiederà ragione. Basta essere trendy senza fare nessuno sforzo e molta gente sarà mentalmente satolla e grata per questa via d’uscita dalle proprie responsabilità. Magari una vocina in fondo all’encefalo griderà che si tratta solo di balle, ma la fatica di non credere e di acquisire in maniera critica le informazioni è cosa che per i più non vale la pena. Del resto non siamo di fronte alla seconda più grande balla del secolo dopo la pandemia, ovvero alla famosa  transizione ecologica dove la Co2 che è una gas vitale per la biomassa diventerà colpevole di qualsiasi nequizia climatica e dovrà essere drasticamente ridotto? Peccato che l’Europa di Co2 di origine antropica ne produca solo il 15% del totale e  che ci vorranno molti anni, non meno di venti, prima di poterne risparmiare qualche punto percentuale  peraltro del tutto superfluo in termini globali attraverso le rinnovabili e il nucleare, necessario per colmare le limitazioni delle prime. In compenso attraverso il sistema delle quote Co2 i prezzi dell’energia saliranno alle stelle, tenendo al freddo la gente che non potrà permettersi i nuovi prezzi,  mentre si farà una nuova strage di piccole e medie industrie in favore dei mega gruppi che è poi lo scopo finale.

Tutto questo senza alcuno straccio di prova che la Co2 di origine antropica sia all’origine del riscaldamento globale. la cui misura è peraltro discussa e discutibile visto che la metà delle temperature non è realmente misurata, ma solo stimata : si tratta di un’ipotesi climatica che si scontra con altre di cui però l’informazione non ci fa più sapere nulla e bisogna andare per pubblicazioni scientifiche settoriali se si vuole avere un quadro realistico della situazione. E’ un altro campo in cui la scienza non la fanno gli scienziati, ma i media padronali. Però cosa c’entrano le apri in tutto questo? C’entrano perché l’appello a salvare le api sta dilagando, ma naturalmente senza alcuna cognizione di causa sul problema e sulle sue soluzioni, si tratta come al solito di semplici suggestioni.. Anzi gira persino uno spot, credo di Greenpeace, in cui si allude al fatto che le povere api siano vittime del riscaldamento globale: quindi niente più veleni e diserbanti che sarebbe molto arduo proibire vista la potenza di chi li produce, ma la temperatura in rialzo è diventato il nemico sebbene le api mellifere abbiano prosperato tranquillamente durante periodi assai più caldi e siano peraltro insetti di origine africana . Ora però se uno va a vedere si accorge che effettivamente quest’anno ci sono stati problemi per le api come gli apicultori di mezza Europa confermano, ma le difficoltà derivano dal fatto che a fine inverno e inizio primavera le temperature sono state più basse della media e e hanno rallentato o diradato le fioriture e messo in crisi gli operosi insetti. Insomma per la ragione diametralmente opposta a quella suggerita sia pure non in modo del tutto esplicito. Peraltro il fatto che le api siano in crisi è tema su cui si può dibattere:  basta andare nel sito della Fao per verificare l’andamento della popolazione di api in ambito globale per scoprire che nel periodo 1961 – 2017 è aumentata di almeno tre volte:

E allora dobbiamo cominciare a scegliere se salvare il pianeta dai veleni che produciamo oppure vogliamo ingrassare i consigli di amministrazione e gli azionisti stando pedissequamente dietro al loro ecologismo che guarda da una parte ai profitti e agli assetti di potere e dall’altra a soluzioni maltusiane. Se vogliamo insomma  essere persone responsabili o essere trendy come le pecore.