Come si poteva prevedere in Germania dopo le elezioni nulla è cambiato. Oddio c’è stato qualche lieve spostamento di voto, la Cdu ha ceduto qualche punto percentuale, soprattutto a causa del suo alleato bavarese Csu, i socialdemocratici sono così diventati il primo partito per una manciata di voti, i verdi che tuttavia in Germania sono un partito di potere nel senso peggiore della parola sono aumentati un po’, ma probabilmente non quanto si aspettavano, l’Afd è rimasto più o meno sul 10%, ma sono il primo partito in Sassonia dove meno di sei mesi fa la Cdu aveva vinto in quelle che noi chiameremmo regionali. La Linke completamente atona mentre veniva consumato il macello sanitario della costituzione è andata sotto la linea di sbarramento del 5% e solo l’aver conquistato la maggioranza  in tre circoscrizioni le permetterà di rimanere in parlamento. Non è bastato che il padre nobile del partito Oskar Lafontaine prendesse posizione più volte contro la dittatura vaccinale per risollevare le sorti di una sinistra ormai totalmente al di fuori della realtà e persa tra il labirinto delle formule e il piombo del presente.

Dunque come accade ormai da vent’anni ci sarà un’ altra grosse koalition  che di certo non potrà e non vorrà cambiare le cose nel Paese e manca solo la Merkel per continuare le politiche merkeliane. Del resto lo schieramento di tutti i media sul fronte pandemico, l’appoggio incondizionato al governo, la criminalizzazione di qualunque dissenso su qualunque argomento sensibile  e la sostanziale convergenza dei principali partiti su tutti i temi lascia ben poco spazio a una reale dialettica democratica che viene in qualche modo tacitata sin dalla nascita se così’ si può dire. La società è molto più rappresentata da associazioni libere e movimenti fuori dalle istituzioni che non dai partiti. E questa situazione di democrazia solo apparente, che vive del rito di elezioni solo formalmente libere è talmente stridente con la realtà quotidiana che  i protagonisti di questo lungo golpe silenzioso che è diventato visibilissimo negli ultimi 19 mesi sentono quasi il bisogno di confessare la loro bugia. La Bild Zeitung è certamente un giornalaccio, ma ha sentito il bisogno dentro questo crepuscolo delle libertà, di esaltare il lato formale visto che da quello sostanziale è ridotto a una battaglia tra le facce, ma non tra le idee che alla fine sono sempre quelle del neoliberismo, anzi essendo in Germania dell’ordo liberismo. ” Non è chiaro quale governo avrà il nostro Paese, né chi lo guiderà. Una cosa è certa: oggi è stata una festa per la democrazia. Ovunque nel nostro bel paese la gente si reca al seggio la mattina presto per compiere il proprio dovere civico. I genitori hanno spiegato ai figli come funziona la democrazia davanti alle urne. Gli anziani, che forse ricordano ancora i tempi bui, hanno compilato coscienziosamente le loro schede elettorali. È impossibile non diventare sentimentali, non avere la pelle d’oca, in una giornata come questa”. A dire la verità la pelle d’oca viene quando vengono calpestate le leggi fondamentali che regolano il contratto sociale come ormai avviene da un anno e mezzo in Germania, grazie a bugie sparse a piene mani; quando da tempo immemorabile i vari partiti sono totalmente appiattiti  sulle verità dei potentati economici  da esprimere gli stessi programmi, sempre in funzione dei padroni del vapore. I tempi bui sono tornati e si fa solo finta di non accorgersene.

Ma è proprio quando la realtà fa giustizia delle chiacchiere che c’è bisogno di un sovraccarico di retorica come quello espresso dalla Bild: non è certo la prima elezione in Germania e sono forse passati venti anni da quando esse significavano ancora qualcosa, da quando erano ancora un momento di scelta tra visioni diverse. Per quello si deve riempire il vuoto con l’aria fritta, che in tedesco è aria riscaldata, heiße Luft,