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La Fda dice no alla terza dose

Battuta d’arresto per i vaccinisti ad ogni costo: il comitato consultivo della Food and drug administration  ha respinto il piano dell’amministrazione Biden di distribuire la terza dose di vaccini Pfizer a tutte le persone sopra i 16 anni, ma lo ha limitato solo per i pazienti da 65 anni in su e gli immunocompromessi. Non è chiara la ratio di quest’ultima decisione probabilmente presa più con un occhio alla borsa ( in tutti i sensi) che alla necessità, ma comunque è la prima volta che ci si trova di fronte a un reflusso della follia vaccinale. Questa autorizzazione di uso di emergenza però limitato ai 65 anni in su non era evidentemente quello che sperava la Pfizer, ma soprattutto costituisce la prima vera rivolta della burocrazia sanitaria ai piani pandemici dell’amministrazione Biden che ha questo punto vede ridursi la valenza politica e di controllo sociale dell’obbligo vaccinale.

Sebbene la FDA non sia obbligata a seguire la decisione del comitato consultivo, in genere lo fa e la decisione definitiva arriverà probabilmente la prossima settimana quando anche un analogo comitato consultivo del Cdc dovrà prendere una decisone sul medesimo argomento. Nel corso dell’incontro  a cui partecipavano anche funzionari del Ministero della salute israeliano e rappresentanti di Pfizer. per la prima volta è stato pubblicamente detto ciò che un’informazione, stupida ignorante, e servile, la cui unica differenza sta nella diversa composizione di questo mix, ha sempre considerato frutto di negazionismo e cioè che la necessità di una terza dove per le persone giovani o comunque in età lavorativa potrebbe non essere così pressante e anzi potrebbe non essere compensata dal rischi di effetti collaterali pericolosi. “Ci sono popolazioni ( in senso statistico ndr) in cui un richiamo può essere appropriato, come gli anziani o gli immunocompromessi”, ha affermato lo scienziato del National Institutes of Health Michael Kurilla. “Non mi è chiaro se i dati che stiamo vedendo in questo momento siano applicabili o necessari per la popolazione generale”. A un certo punto, il relatore Paul Offit  ha sollevato preoccupazioni sul rischio di miocardite, un’ infiammazione del cuore che è insolitamente frequente nei giovani  maschi dopo la prima o la seconda dose si vaccino.

Dal canto suo Il dottor Joseph Fraiman ha detto  alla FDA che il governo non ha dati per dimostrare che il vaccino è più vantaggioso di quanto non sia dannoso per gli adolescenti. E ha aggiunto di non ritenere affatto che l’esitazione vaccinale sia un segnale di disinformazione. Anzi “gli esitanti sui vaccini che ho incontrato al pronto soccorso sono più consapevoli degli studi sui vaccini e più consapevoli dei propri rischi Covid rispetto agli stessi medici. Ad esempio, molte delle mie infermiere rifiutano il vaccino covid  nonostante abbiano vissuto da vicino la malattia”.

A dire la verità i dati sono chiarissimi così come anche molto chiaro il fatto che essi vengono nascosti, alterati o ignorati a seconda dei casi ( vedi soltanto some esempio tutto il dibattito scientifico sull’immunità naturale), ma la sensazione è che ci si cominci a disincagliare dalle posizioni di fanatismo vaccinale che sono esplose nei medi scorsi e che vanno lentamente rifluendo visto che alcuni Paesi hanno fatto o stanno stanno facendo marcia indietro sui passaporti  vaccinali. Certo Pfizer e Big Pharma sono troppo potenti perché i membri del comitato consultivo non andassero con i piedi piombo nelle critiche, ma si avverte che il diaframma tra la narrazione e la realtà di sta assottigliando ed è pronto ad esplodere per cui non mi meraviglierei che ci fosse una rapida inversione di tendenza rispetto alla narrazione di questi 19 mesi. Magari favorita da qualche evento straordinario che permetta di far mescolare le carte in gioco e trasformare l’emergenza in una sorta di malattia cronica senza che le responsabilità vengano a galla. E allora assisteremo al miserabile spettacolo delle star del revisionismo.

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