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Che pasta d’uomo siete?

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Che cosa preferite essere la più dozzinale Barilla, o invece Rummo, o Vincenzo Cocco? A vedere la scarsa reazione alla trovata dell’Asl 3 di Napoli sud: uno a uno, un individuo un pacco di pasta, che offre un kg di pasta ai cittadini che si sottoporranno alla prima dose di vaccino sabato, forse preferite Agnesi, che quando c’è vige il silenzio. La creativa azienda sanitaria non ha fatto suo l’esempio del comandante Lauro, mezzo pacco alla prima dose e poi l’altro mezzo alla seconda magari incartato nel green pass. E ci credo con la prospettiva della terza e poi via via quarta, quinta somministrazione necessarie a combattere il grande male, il costo sarebbe stato troppo oneroso, almeno quanto un reparto di terapia intensiva.

Quello che stupisce però non la qualità della propaganda sanitaria bensì la reazione del pubblico limitata a qualche vignetta satirica. Segno che ormai le sperimentazioni ardite sulla sopportazione dei cittadini alle inverosimili misure di gestione della pandemia sono state coronate dal successo, ultime in ordine di tempo rispetto a quelle già lavorate e in lavorazione per demolire il sistema sociale, lo stato di diritto e i diritti del lavoro e all’istruzione. Via via ci convincevamo che il green pass, che non ha nessuna finalità e nessun effetto sanitario e profilattico, fosse un incentivo alla vaccinazione, poi che avesse anche la funzione di testare l’accoglienza del pubblico a discriminazioni e repressione che via via si sarebbero aggiunte in modo da consolidare un nuovo ordine sociale e pubblico.

Ed è così, ma adesso sappiamo che è anche un attestato di benemerenza, un premio fedeltà come la tessera del supermercato che dà diritto a godere di quelli che fino a qualche tempo fa erano diritti, garanzie e  prerogative e ora sono elargizioni benevole che richiedono in cambio fidelizzazione, obbedienza cieca ai comandi e ai persuasivi consigli per gli acquisti. Senza salvacondotto non si accompagnano e non si riprendono i ragazzini a scuola e all’asilo, non si va a fare zumba, non si nuota in piscina, non si fa la visita guidata al museo, probabilmente tra un po’ non si potrà fare la spesa al centro commerciale. E questo per un tempo indefinito ben oltre l’anno di validità del documento, in coincidenza con la perpetua reiterazione dello stato di eccezione.

E dal 15 ottobre l’Italia toccherà il record di essere il primo Paese europeo in cui non si potrà entrare in fabbrica, in ufficio, negli studi professionali e in qualunque altro luogo di lavoro senza un green pass valido in mano.

E niente tamponi a carico dello Stato: se i sindacati ne hanno chiesto la gratuità, riconfermando di aver perso fondamentali lezioni di educazione civica, perché comunque li pagheremmo noi proprio come stiamo pagando i vaccini, Draghi ha replicato che non se ne parla perché «si ridurrebbe la propensione degli italiani al vaccino».

Scrive entusiasta il Corriere della Sera che “Il confronto con i leader sindacali è stato serrato e anche aspro, ma il presidente Mario Draghi ha tirato dritto”. E se ha tirato dritto, esulta la stampa, è perché «l’obiettivo di Draghi, che non ha paura di fare “anche più del necessario”, è raggiungere in tre, massimo quattro settimane un numero di persone immunizzate così alto da consentire al nostro Paese di entrare in una zona di sicurezza  prima che il virus possa rialzare la testa, come fece l’autunno scorso».

È per quello, dicono, che a Palazzo Chigi preferiscono parlare di «immunità sociale», invece che di «immunità di gregge»,  proprio come si parlò di distanziamento sociale, in modo che sia chiaro che lo strumento ha un evidente carattere politico che smentisce la narrazione originaria secondo la quale siamo dentro ad una emergenza sanitaria, quando ormai è innegabile che ci sia una orchestrazione di misure, messaggi, interventi e propaganda finalizzati a dar luogo a una ristrutturazione dell’organizzazione sociale come la intende la cultura d’impresa, liberarsi di vincoli, lacci e lacciuoli, estromettere dal sistema produttivo i pesi morti, facilitare una selezione severa che nel promuovere il grande, lo strutturato, penalizzi fino alla totale eclissi il medio e piccolo, criminalizzare i soggetti parassitari o molesti che non sanno o non vogliono adattarsi.

E difatti la misura ha un carattere “universale”, salvo qualche eccezione comprensibile, i parlamentari nelle aule, i manager con sede legale nelle Cayman. Infatti la selezione tra buoni e cattivi, altruisti ed egoisti, equiparabili solo nell’eventualità per ambedue i target di contagiare e essere contagiati, responsabili ed incoscienti, vale per tutte le categorie, notai e avvocati, rider e pony, cuochi e baristi, garantiti, se ve ne fossero, e precari, i vituperati dipendenti pubblici e gli artigiani rei di non fare la fattura, i part time quando vengono ammessi alla presenza dei fantasmatici datori di lavoro incaricati di controllare e limitare le troppe libertà concesse, permettendo nuove forme di cottimo.

Ci sono tutti o quasi, quelli che credevano di essere ancora al sicuro, contrattualizzati e che pensavano di averla  sfangata con il lavoro agile e quelli che nella moto rievocata Germania weimariana costituivano un segmento a sé, non catalogabile nelle classi tradizionali, prestatori d’opera autonomi come oggi le nostre partite Iva, i freelance, quelli dei lavoretti alla spina, che qualcuno ha definito proletaroidi, un quinto stato che si è illuso di mantenere spazi di libertà gestendo la disponibilità, i tempi o i percorsi delle sue prestazioni, mentre deve comunque rispondere alla pressione della domanda, a riprodurre ogni giorno e più volte al giorno la sua condizione di servitù.

E che adesso sono sottoposti ad un arbitrario controllo in più, che si aggiunge alle valutazioni dei clienti insoddisfatti dal tempo di consegna della Margherita, esaltando la vulnerabilità di lavoratori senza protezioni che per quasi due anni in qualità di essenziali, erano fuori dalle statistiche pandemiche e anche da quelle della sicurezza sul posto di lavoro e sui mezzi di trasporto, ma pure da quelle sulle nuove frontiere della digitalizzazione, insostituibili come sono, insieme a innumerevoli addetti alle antiche e nuove schiavitù in campi, miniere, fabbriche, da automi, robot e intelligenze artificiali.

Chissà se ai sospesi, ai demansionati corrisponderà il costituirsi di nuove figure professionali, controllori, vigilanti, guardiani con competenze aggiuntive a quelle tradizionali dei capireparto, pronti a assolvere alle funzioni di kapò come vogliono i gauleiter  del nuovo ordine sociale.

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