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Comincia la farsesca marcia indietro degli esperti

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Non sanno più che dire e che fare i famosi esperti i quali travestendosi come le antiche parche hanno tessuto la tela della pandemia e adesso come astute Penelopi stanno pian piano cominciando a disfare l’ordito per uscire indenni da una caduta di credibilità dei vaccini. Ora persino Christian Drosten il più famoso virologo tedesco, direttore dell’Istituto di virologia della Charité di Berlino, colui che ha messo a punto il famoso test pcr rivelatosi un’arma formidabile per suscitare paura, ma un totale disastro sul piano diagnostico, quello che ha dettato le azioni necessarie per combattere la malattia che hanno fallito ovunque, quello che ha aderito alla proibizione delle cure, nonché fautore dell’obbligo vaccinale comincia a fare marcia indietro. Ed enuncia una tesi per salvare capra e cavoli nella quale  riconosce che non è possibile raggiungere l’immunità di gregge attraverso i vaccini, vista la debole  ed effimera difesa che essi sono in grado di sviluppare e considerata  anche l’impossibilità di questi preparati di creare difese laddove servono ma bisogna che il vaccinato dopo si infetti realmente con il virus vero per ottenere una salda immunità.

Si tratta davvero di una inversione a 180 gradi espressa in un’intervista con parole che in gran parte tendono a minimizzare l’inversione di marcia e finisce per dare pienamente ragione a ciò che i critici dei preparati a mRna  sostengono ormai da un anno e cioè che la vaccinazione non protegge dalle infezioni, perché non produce cellule T nelle mucose della bocca/naso/gola o cellule B, che poi producono anticorpi locali. Cosa questa che poi si rivela nelle numerosissime reinfezioni. Come dice lo stesso Drosten: “Credo che la maggior parte dei biologi delle infezioni e dei professionisti medici al momento stiano dicendo che dobbiamo davvero considerare la situazione endemica come quella ormai inevitabile. Ciò significa che siamo quindi nella situazione in cui il nostro aggiornamento immunitario, cioè l’immunizzazione di richiamo, non avviene qui [indica la parte superiore del braccio], ma qui [indica la bocca].  Ci sono in realtà infezioni qui [indica la bocca] e si ottiene l’immunità della mucosa Ci sono poi le proprie cellule T che risiedono lì, le cellule B locali che producono anticorpi locali. Quindi questa immunità alle infezioni è più robusta nel lungo periodo”.

Dunque questo signore nell’ordine ha:

e ora ci viene a dire in sostanza che per avere una vera difesa collettiva, insolla l’immunità di gregge  contro il covid bisogna venire a contato coil virus e che le terze quarte e quinte dosi non sarebbero affatto decisive. Visto che la mortalità da covid è di fatto inesistente tra i giovani e le persone in età lavorative, ma può essere un problema solo per le persone molto anziane o con gravi patologie, sarebbe bastato tenere sotto controllo i soggetti a rischio e curarli con farmaci efficaci che esistono, lasciando che si creasse un’immunità di gregge senza recludere la gente, senza assurde mascherine e/o distanziamenti sociali , senza vaccini sperimentali e forme di intollerabile discriminazione.  Ma sapete che vi dico? Non credo affatto che un esperto di virologia non abbia mai sospettato esiti e fallimenti di questo tipo che del resto erano stati anticipati da anni di esperimenti sugli animali. E quindi si rafforza sempre di più l’ipotesi della creazione pandemica per stimolare catastrofici cambiamenti sociali che non sarebbero stati altrimenti raggiungibili in altri modi, ovvero senza creare parino, confusione, smarrimento e timore per la propria vita.

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