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Uso e abuso della mitologia del vaccino

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Sono ormai decenni che Big Pharma fa enormi affari con i vaccini, mentre il resto della famacopea ha fatto pochi progressi a parte lo spuntare di molti farmaci inutili e non di rado sostanzialmente  peggiori di quelli vecchi. Spesso ha mosso le sue pedine per lanciare allarmi ingiustificati e vendere dosi vaccinali a miliardi come accadde con la suina e l’anno scorso ha trovato una santa alleanza con una serie di interessi economici finanziari decisi a imporre una nuova ingegneria sociale sfruttando la paura della malattia e l’evocazione della morte. Una delle chiavi del successo di questa operazione persino nell’ambiente medico dove ci sarebbero tutte le conoscenze necessarie a comprendere la mistificazione e anche il pericolo di iniettare miliardi di dosi di sostanze genetiche mai usate prima, è stata proprio la fama ormai più che centenaria dei vaccini come pallottola magica contro  batteri e virus. Ora sarebbe sciocco essere contrari per principio alle vaccinazioni che hanno debellato alcune malattie come il vaiolo ( per la cronaca in Cina l’antivaiolosa era pratica secoli prima che fosse “inventata” in occidente) e che certamente hanno un ruolo importante nella battaglia per la salute, ma sarebbe altrettanto sciocco pensare che siano una soluzione infallibile a quasi tutto e che non esista un prezzo da pagare. Inoltre è ormai noto che la vaccinazione contro alcuni patogeni, specie quelli che colpiscono l’apparato respiratorio – tipo l’antinfluenzale – costituiscono più un fatto commerciale che una reale protezione perché non concentrano le difese nelle aree di attacco, ma nel sangue. In generale però si tende ad attribuire ai vaccini un’influsso sull’aumento della vita media e dello stato di salute molto superiore a quello reale.

Prendiamo ad esempio questa tabella del Cdc americano che mostra  il tasso di mortalità dal 1900 al 2000 in un ambiente in gran parte omogeneo

 

Come si può facilmente vedere la diminuzione della mortalità è in gran parte dovuta alla maggiore igiene e soprattutto all’evoluzione sociale e dell’assistenza che ha consentito una drastica riduzione della mortalità perinatale dal 30 all’ 1,4 per cento. La cosa è anche dimostrata dal picco della famosa epidemia spagnola diffusasi in tempo di guerra e causato dallo stesso virus della suina che nel 2009, in condizioni del tutto diverse, non provocò una mortalità superiore al normale. Inoltre malattie endemiche ed epidemiche come la peste, il colera, la malaria, la febbre tifoide, la sifilide, la lebbra e la tubercolosi sono scomparse o quasi nelle civiltà a maggiore benessere a causa di fattori ambientali, nutrizionali e igienici, nonché per l’introduzione degli antibiotici, indipendentemente dalle vaccinazioni le quali per tali malattie non esistono o sono scarsamente efficaci. Dunque posiamo senz’altro dire il farmaco più efficace è la diffusione di condizioni di vita migliori e in qualche modo la maggiore eguaglianza sociale, ma questo disturba molto l’ideologia neo liberista per cui si fa finta che ogni progresso sia dovuto all’introduzioni di farmaci, vaccini e tecniche di vario tipo e che siano stati solo queste tecniche a cambiare la storia della malattia. Ma si potrà notare la piccola crescita della mortalità che si è avuta dopo gli anni ’90 quando le condizioni di vita della popolazione generale e la qualità dell’assistenza generale  cominciarono, sia pure lentamente a cedere: basta poco .

Proprio le condizioni di vita hanno portato anche alla diminuzione drastica di mortalità delle malattie infantili che, a prescindere dalle vaccinazioni era già calata enormemente. Prendiamo la tabella a sinistra (cliccarci sopra per ingrandirla) e vediamo che già prima dell’introduzione delle vaccinazioni obbligatorie la mortalità per queste infezioni era in Italia al minimo: nel 1900 in Italia morirono quasi 7500 persone di morbillo, mentre nel 1980, quattro anni prima che fosse disponibile il vaccino i decessi furono 18 pure su una popolazione aumentata del 60% e successivamente sono arrivati a zero nonostante il fatto che la vaccinazione fosse scarsamente praticata fino al 2000. La stessa cosa si può dire della pertosse. Con queste osservazioni non si vuole negare l’importanza della vaccinazione, ma si vuol rilevare come sia falso, anzi costituisca una sorta di ideologia commerciale  attribuire ai vaccini tutto il merito della scomparsa delle malattie infettive. Il che non è poco perché è proprio su questo giudizio – pregiudizio che si sono basate le campagne per la vaccinazione universale di malattie che già avevano una mortalità irrilevante e per le quali sarebbe stato molto più utile riservare la vaccinazione a soggetti particolarmente esposti, con un guadagno netto di efficienza e un grandissimo risparmio per la sanità.

Dunque non c’è alcun dubbio che l’enfasi vaccinale e la sempre maggiore richiesta di vaccinazioni universali abbia più un contenuto profitto  che scientifico tanto che molto spesso, valga per il morbillo e la pertosse, le vaccinazioni universali sono state sostenute da bugie e bufale di ogni genere e da affermazioni che in realtà non sono provate da alcuno studio: d’altronde Big Pharma paga l’80 per cento della ricerca medica e il 90 di quella farmacologica quindi sarà molto improbabile avere una diffusa letteratura scientifica indipendente per quando concerne le maggiori fonti di reddito delle multinazionali farmaceutiche. In realtà i movimenti anti vaccino sono stati sempre marginali e con un seguito statisticamente scarso: la loro demonizzazione come possibili fonti di diffusione delle malattie è più il segno di voler eliminare ogni discussione proprio nel momento in cui il progresso delle conoscenze ha cominciato a contestare l’efficacia assoluta dei vaccini e a valutare i possibili effetti negativi o impropri che fino a qualche tempo prima erano del tutto ignorati, soprattutto in vista di creare una immunizzazione efficace come quella naturale. Un ripensamento avrebbe significato diecine di miliardi in meno di profitti. Eppure per esempio accade che in aree dove la percentuale di una vaccinazione è molto alta si sviluppano epidemie proprio tra i vaccinati. Insomma siamo andati avanti tantissimo, ma fingiamo di essere ancora all’epoca di Jenner perché questo significa un enorme reddito per le case farmaceutiche.

Se esistesse una cultura medica molti camici bianchi si renderebbero conto che proprio l’aumento delle conoscenze rende impossibile considerare i vaccini come una panacea universale, così come è sciocco prescrivere antibiotici sempre e comunque senza per questo negare il ruolo degli antibiotici: solo che esiste un limite oltre il quale il vantaggio si trasforma in svantaggio. Il fatto sostanziale  è che i medici, soprattutto quelli più giovani non hanno più una cultura medica, ma una cultura meramente tecnica: fai questi esami e prendi questi farmaci, così come detta l’informatore medico che come un commesso viaggiatore viene a magnificare un prodotto approvato da altri medici che sono lautamente compensati per farli entrare nelle farmacopee dei servizi pubblici ( vedi Bugie scandali e medicina. Ma come si fa a fidarsi di questi?.)

La mia personale impressione è che siano proprio gli interessi a fare da tappo all’evoluzione della medicina che a parte qualche ambito, sembra essere rimasta indietro rispetto all’aumento delle conoscenze e alla nuova visione del bioma e del  viroma complessivo. In un altro post magari cercherò di spiegare il perché questo avvenga, sotto l’influsso di quale mentalità e sub cultura dello scientismo: sta di fatto che la nostra visione del mondo biologico è molto più ampia rispetto a un secolo e mezzo, il rapporto tra il corpo e la vita microbiologica e assolutamente più complessa di ciò cej si poteva immaginare un secolo e mezzo fa, eppure ragioniamo ancora nei termini in cui ragionava Pasteur, ma abbiano armi molto più potenti. Tanto potenti da autodistruggerci.

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