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Il virus ribaltato, made in Usa, ma con marchio cinese?

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Probabilmente molti di noi hanno già intuito che fin dall’inizio si è girato attorno alla Cina, tenendola come capro espiatorio di riserva qualora il piano pandemico messo in piedi dai poteri grigi avesse conosciuto qualche intoppo o peggio ancora fosse stato scoperto in qualche sua parte. Con circa trenta laboratori per la guerra biologica sparsi su tutto il pianeta, ma soprattutto ai confini della Russia e della Cina, nonostante l’uso di infezioni in varie guerre a cominciare da quella di Corea ( vedi Pandemia e guerra biologica ), l’introduzione della peste suina nel 1971 e della febbre dengue nel 1983 a Cuba, le sperimentazioni a danno degli stessi stessi cittadini americani nella metropolitana di New York e i numerosi incidenti sparsi poi soffocati dalla diplomazia, nonostante il fatto che le manipolazioni dei coronavirus fossero l’occupazione principale del dottor Fauci e dei suoi finanziatori, noi dovremmo credere che siano stati quei guerrafondai dei cinesi a creare il virus, magari per dare una martellata alla propria economia.

Cioè i cinesi si dedicano agli studi di guerra biologica, cosa peraltro plausibile, studi ovviamente segreti, ma dove lo fanno? Non in qualche remota località semidesertica dove è facile controllare il passaggio delle persone ed evitare le azioni di spionaggio, non dove una eventuale fuga di qualche virus possa essere facilmente contenuta vista la scarsità di popolazione. No, i cinesi lo fanno nel laboratorio di Wuhan, una città di oltre 10 milioni di abitanti, la capitale dell’industria automobilistica dell’ex celeste impero, dove per giunta sono di casa americani, inglesi, francesi e i relativi servizi segreti, la fondazione Gates, Gavi e i ricercatori di Big Pharma. Dove insomma  sarebbero scoperti nel giro di pochi giorni. E noi dovremmo credere anche a questo? Vabbè che abbiamo creduto a tante assurdità soprattutto nell’ultimo anno e mezzo che anche questa ci sta tutta, stiamo diventando allergici al buon senso. Infatti  l’amministrazione Biden sta cercando di fare pressione sulla Cina con la teoria delle perdite di laboratorio per distogliere l’attenzione dalle troppe cose che non funzionano nella narrazione pandemica. E’ significativo che in primo momento Fauci, direttamente coinvolto nella manipolazione dei coronavirus proprio a Wuhan, abbia smosso tutte le sue amicizie per soffocare l’idea che il Sars Cov 2 fosse un virus artificiale, ma poi evidentemente su pressione della Casa Bianca è diventato possibilista su questo lasciando aperto lo spiraglio necessario alla propaganda anticinese.

Purtroppo però stanno uscendo fuori nuove evidenze per le quali il coronavirus circolava fuori dalla Cina già prima del dicembre 2019 e che a Fort Detrick dove si trova l’ U.S. Army Medical Research and Development Command si siano evidenziati casi simili al Covid. Inoltre anche in altre zone del pianeta, Italia compresa pare il virus circolasse già nell’estate del 2019. D’altro canto tutto questo fa intuire che la pista di Wuhan fosse stata in qualche modo preparata in maniera da avere un alibi e un colpevole da presentare al posto dei veri responsabili della narrazione pandemica che comunque è un fatto a sé rispetto all’origine del virus o della sua stessa esistenza. . E il colpevole, di qualunque cosa, per le elite statunitensi non può che essere la Cina e non si tratta semplicemente di una rivalità commerciale o del timore che Pechino diventi una sfida militare impossibile da sostenere: si tratta essenzialmente del fatto che la Cina è  diversa e la sua ascesa sfida la  nozione di “modernità” imposta dal neo liberismo, presenta un diverso modello di sviluppo molto più efficace per il Sud del mondo e probabilmente non solo per quello. Dunque se gli Usa e le sue elite vogliono mantenere la loro eccezionalità, devono ad ogni costo contenere la Cina e questo temo comprenda anche la guerra calda. Per il momento possiamo essere certi che almeno per il Sars Cov 2 avverrà l’esatto contrario di quanto accade con le comuni merci, fabbricate in in Cina, ma con marchi occidentali: qui la fabbricazione è americana e il marchio cinese.

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