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La grande balla delle varianti

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Come avevo previsto al cadere della minaccia Covid si rincalza la dose mettendo in campo l’ennesimo pseudoconcetto – vedasi balla –  ovvero quello delle “varianti” che potrebbero rivelarsi più pericolose del virus originale. Purtroppo si tratta di una truffa radicale nei confronti delle opinioni pubbliche che può essere portata a termine  solo grazie all’ignoranza programmata nella quale viene tenuta la gente e al silenzio vergognoso dell’ambito sanitario.  In realtà le varianti esistono sempre per ogni tipo di virus: sono piccoli cambiamenti, non mutazioni del codice genetico che porterebbero alla creazione di nuovi ceppi o “stipiti” come dicono in virologia. Al massimo se è vero che il Sars Cov 2 è un prodotto di laboratorio potrebbe presentarne di più dopo la sua “liberazione”.   In realtà lo stesso concetto di virus dovrebbe essere sostituito con quello di sciame virale poiché su triliardi di singoli “individui” se è concesso usare questo termine la compresenza di numerose varianti è la normalità statistica.  Esattamente come se dico uomo mi posso aspettare qualche piccola differenza tra i singoli e tra le etnie  che di certo non impedisce di riconoscerli come appartenenti all’insieme umano. Nello stesso modo il sistema immunitario, non si fa ingannare da piccole differenze, anche quando esse sono piuttosto pronunciate o estese o persino quando ci si trovi di fronte a ceppi leggermente divergenti dove anche la mutazione di qualche gene non porta al cambiamento delle proteine codificate dallo stesso.

Questo è qualcosa di accertato non di ipotetico: addirittura per anni si è dibattuto sullo strano fenomeno per il quale i nati in anni diversi sono  più o meno sensibili a qualche tipo di influenza: poi si è scoperto che il contato con questi virus durante l’infanzia crea una immunità così forte e duratura che quando lo stesso ceppo virale si ripresenta, magari dopo decenni e con molte variazioni accumulatesi nel tempo il sistema immunitario non ha problemi a riconoscere “Il nemico” e ad attaccarlo, mentre con ceppi virali con i quali si è venuti in contatto in età adulta la risposta non è così forte e ci si può  ammalare. Quindi la paura che si vuole suscitare con le varianti inglese,  sudafricana, il brasiliana, indiana o Delta , nepalese, è del tutto ingiustificata: tutte le varianti di SARS-CoV-2 trovate fino ad oggi sono identiche al 99,7% al virus originale. E i dati dalla Gran Bretagna confermano ancora una volta ciò che corrisponde alle conoscenze di base, ovvero che la variante Delta è meno pericolosa di quelle più vecchie. 

Molti studi hanno confermato che le cellule T vengono conservate per decenni, come dimostrato, ad esempio, nei convalescenti di SARS-CoV-1 (simile all’ 80% al Sars Cov 2) dopo 17 anni. E valutando 25 studi  è stato anche dimostrato che un totale di 1434 caratteristiche del virus sono riconosciute dalle cellule T , rendendo impossibile una defaillance immunitaria di fronte a piccole variazioni: le cellule T riconoscono facilmente tutte le varianti e possono distruggerle. Esiste una relazione tra le cellule T e le cellule B che producono anticorpi: le cellule T helper (CD4) attivano le cellule B e controllano la risposta immunitaria complessiva. Semmai c’è la preoccupazione che l’immunità raggiunta non in modo naturale ma coi vaccini a nRna possa creare dei problemi a causa dell’ Ade ( vedi qui) che in sostanza rende il sistema immunitario più debole in caso di reinfezione. Un altro fattore è il maggior rischio di trombosi causata dalla vaccinazione e di trombocitopenia immuno-indotta, una malattia autoimmune. A parte il fatto che può manifestarsi come una malattia autoimmune in qualsiasi momento, è quasi certamente sempre innescata dal contatto con i coronavirus di ogni tipo che sono numerosi e dunque crea uno stato di costante pericolo.  AstraZeneca e Johnson & Johnson hanno dovuto avvertire  di questa possibilità per i loro vaccini per evitare di essere sommerse da decine di migliaia di cause, visto che l’immunitò non vale in caso di false informazioni. 

E non è un caso che nell’emisfero australe dove ora è inverno stanno rapidamente aumentando i contagi, soprattutto dove  ( è il caso del Cile, con 218 morti ) le campagne vaccinali avevano coperto un’altissima percentuale di popolazione. Ma il problema non è affatto quelle delle varianti, che sono il fumo negli occhi di un meccanismo che ha ridotto la salute a profitto , ma del  modo con cui sono stati concepiti i vaccini a mRna.

 

 

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