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L’Italia dei soldatini di piombo

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Chi non è rimasto affascinato da quegli antichi giocattoli a molla che bastava caricare con la chiavetta o dotare di pila perché battessero il tamburello o camminassero o persino si tenessero in equilibrio sul filo? Ma dopo  un po’ chi non è rimasto  annoiato dal fatto che facessero sempre e comunque la stessa cosa in qualunque spazio e condizione si trovassero?  Così francamente dopo quasi 40 anni di tamburello sindacale battuto sempre per rimarcare una qualche ritirata ci  troviamo con i vertici della Cgil che invece di fare il loro mestiere ( sempre che sia rimasto quello del sindacato) se ne vanno davanti all’ambasciata dell’Iran a reclamare elezioni libere e pronunciare il no al voto di candidati “imposti e già nominati”: un vero scandalo, sembra persino di essere in occidente, dove non sono le leggi e i sistemi elettorali a determinare la mancanza di liberà, ma le condizioni effettive, i costi stratosferici delle campagne elettorali affrontabili solo col sostengo dei gruppi di potere economico e col favore di media che sono in mano agli stessi. Forse bisognerebbe fare qualcosa per un diverso asseto dell’informazione e dell’ accesso allo spazio politico. Ma campa cavallo non sarà certo la Cgil ad indignarsi per qualcosa che sia a meno di mille chilometri di distanza.

Fa comunque sempre piacere avere la sicurezza  che la Cgil non abbia ancora scoperto che anche da noi le elezioni hanno qualcosa che non va e sorvoli sullo scandalo delle elezioni truccate proprio nel loro paese di riferimento, anzi nei loro paesi visto che c’è un forte sospetto di brogli massicci nelle recenti elezioni in Sassonia Anhalt.  Perde tempo davanti alle ambasciate invece di stare fuori dalle fabbriche, specie quelle dove si preparano i licenziamenti, giusto per riempire un vuoto politico e di prospettive e far finta di esistere oltre l’apparato. Ma del resto mica può dispiacere ai padroni perché sarebbe vetero sindacalismo e perciò li compiace facendo proprie certe battaglie di facciata del sistema che si crea dei nemici e del ballon d’essai proprio per distrarre i cittadini dalla rapina di democrazia che subiscono. E legittima anche le sanzioni che si sa colpiscono soprattutto i lavoratori iraniani e i ceti popolari.  Rataplan rataplan rataplan ormai dove li metti battono sui tamburelli e l’unica domanda interessante è: chi gira la chiavetta o mette le pile nuove?

In altri casi è più adatta la similitudine con i soldatini di piombo. Anche loro  come gli altri giocattoli continuano a fare le stesse cose, ad usare li stesso linguaggio, a pensare allo stesso modo qualunque cosa stiano facendo, qualunque incarico abbiano, in qualunque ambito operino perché l’esprit de finesse come avrebbe detto Pascal è fuggito inorridito da loro fin dalla nascita . Se – facciamo un esempio che non riguarda per nulla l’Italia – si prende un generale che è andato ad ammazzare gente in giro per il mondo e nemmeno per gli interessi  del Paese di cui indossa la divisa e che bene o male gli paga lo stipendio, ma come  attendente di qualcun altro e lo si incarica di organizzare le vaccinazioni di massa tipo 1984 parlerà di “snidare”  i non vaccinati, di agguati e di altre cose alle quali è aduso, non riuscirà a cambiare i suoi moduli di pensiero (si fa per dire) nemmeno se è diventato un commesso venditore di Big Pharma e come tale dovrebbe usare la supercazzola piuttosto che la forza. Sì è proprio ciò che accade con  i soldatini di piombo che dopotutto esistono ancora: se hai un granatiere prussiano, un guerriero Sioux o un maresciallo della vecchia guardia di Napoleone, non puoi mischiarli: il granatiere rimarrà tale anche nel selvaggio West , l’indiano sarà identico anche se messo sulle rive della Beresina e via dicendo. Certo questo non dovrebbe accadere con gli uomini  che sono appunto tali perché in grado di comprendere le situazioni e i  contesti: il problema è con le imitazioni a volte così perfette che lì per lì non ti accorgi della differenza di stoffa e puoi anche prendere sul serio un cretino qualunque. .

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