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Licenziare per crescere: le balle non finiscono mai

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Non c’era alcun dubbio che con il governo del Draghi addomesticato che sputa fiamme quando lo vogliono i poteri forti allo stesso modo di un cagnetto eretto sulle zampe, non ci sarebbe stata speranza di una proroga del blocco dei licenziamenti. Certo dal un punto di vista della dignità e dell’umanità il premier è ben lontano dalla posizione eretta, grufola felice nella fanghiglia neoliberista e nella sua pseudoscienza, nei torbidi ragionamenti padronali che diventano verità assolute. Questa volta la cabala scelta da Bruxelles per dire che bisogna tornare a licenziare è che del blocco dei licenziamenti hanno usufruito i lavoratori a tempo indeterminato creando così una discriminazione nei confronti dei precari che hanno ovviamente continuato ad essere licenziati come sempre . Si tratta di una inversione della realtà perché dapprima si crea  il precariato e poi si dice che chiunque goda ancora di maggiori diritti costituisce un fattore di discriminazione verso quelli che hanno meno e così invece di innalzare il livello di chi sta in basso si vuole abbassare quello di chi ha appena qualcosa di più. Sradicare la discriminazione significa invece portare tutti al livello più alto, non il contrario: proviamo ad immaginare per esempio cosa succederebbe se questo criterio venisse applicato ad altri tipi di discriminazione, per esempio quella razziale ed immediatamente capiremmo l’assurdità della cosa.

Cionondimeno  questo stesso tipo di inversione la troviamo da decenni  nel discorso pubblico operante, per esempio, come motore per la narrazione delle cosiddette guerre generazionali senza che però qualcuno ne sottolinei la fallacia e l’insensatezza a meno che non si voglia imboccare una strada di regresso, quella peraltro che abbiamo intrapreso ormai da 30 anni mentre ci facevano balenare le immagini di chissà quale futuro di benessere e di libertà.  Di solito queste assurdità vengono servite su un vassoio di affermazioni rituali prive di qualsiasi senso logico, ma che vengono profferite come se derivassero da una ineffabile sapienza: si dice ad esempio che il peggioramento delle condizioni di chi ha un tantino di più favorisce chi ha meno. Un’affermazione che naturalmente non ha prove empiriche da portare e per la verità nemmeno valide ragioni teoriche o anche semplicemente pragmatiche perché se è vero che meno costa il lavoratore in termini di salario ,di tutele e di diritti più cresce la competitività allora qualsiasi miglioramento delle condizioni di chiunque è negativo per l’economia e sgradito alle aziende. Insomma le tesi o meglio le frasi fatte portate a giustificazione dell’ingiusto sono smentite dalla logica e dai fatti perché semmai è vero esattamente il contrario: qualsiasi peggioramento delle condizioni rappresenta un peggioramento per tutti i lavoratori e innesca un circolo vizioso al ribasso. Più precarietà vuol dire più ricatto sul lavoro e meno salario Al contrario in una società che progredisce qualsiasi miglioramento di una parte  tende a favorire un miglioramento generale. Insomma questi ragionamenti possono avere un senso, anche se non certo quello mostrato al pubblico.  soltanto se si inverte la direzione della storia e invece di considerare il vettore in ascesa lo si considera in discesa.

Ho voluto scegliere questa chiave per così dire cognitiva per affrontare questa nuova batosta per il  Paese e per i ceti popolari con l’intento di mostrare che da decenni ci raccontano balle stratosferiche, ci recitano e ci fanno recitare un rosario di assurdità non provate da nulla , ma considerate verità eterne mentre veniamo rapinati delle conquiste sociali di una decina di generazioni. Una chiave di lettura utile a mostrare  come la narrazione pandemica dalla quale siamo drammaticamente investiti non è qualcosa di inedito ma solo un salto di qualità nella mistificazione della realtà. E sono in attesa di capire quando e come verrà spiegato agli italiani che tra tamponi a valanga, vaccini che remunerano medici e personale sanitario per farsi megafoni di questa follia, reparti covid vuoti, ma strapagati  terapie intensive vere o fasulle, sperimentazioni e insomma l’insieme del barnum pandemico il recovery fund  se e già andato tutto e adesso ci sarà da pagare amaramente.

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