Chi paga i fact checkers che con la pandemia hanno moltiplicato le loro forze e si direbbe anche i loro introiti?  Scrivono per la gloria o per il padrone? E come campano, almeno quelli che non sono in forza ai giornaloni ? Difficile fare un’indagine a tappeto che perché costituiscono una rete sotterranea e variegata decisa a disinformare la gente col pretesto di colpire la disinformazione. Ma talvolta si riesce a cogliere il “faccecchiere” in castagna e soprattutto a vedere attraverso di lui tutto il contesto di connivenze, intrecci, complicità che costituiscono l’humus della mala informazione. Bene, vengo al sodo:  si è scoperto che Factcheck.org, un’organizzazione che tra l’altro si occupa di valutare i “fatti” per conto di Facebook e quindi di determinare bannaggi, cancellazioni di account, censure e avvertimenti,  nei soli primi tre mesi di quest’anno ha ricevuto 53.501 dollari da  una fondazione sanitaria che ha investito la bellezza di 2 miliardi di dollari in Johnson & Johnson, notoriamente uno dei maggiori produttori di vaccini contro il Covid.

Non si tratta di un’informazione segreta perché essa, come si vede dall’immagine è tratta dai bilanci della fondazione e il suo contributo compare  nella pagina dei finanziamenti  del sito di Factcheck.org, cosa peraltro non costituisce di certo u un’attenuante, ma anzi dimostra che ormai questa rete di controllori non riconosce più alcun conflitto di interessi o si fida che nessuno andrà mai a svolgere il filo della matassa. Dunque il controllato controlla il controllore  perché di certo non dai soldi a chi deve scrivere di te se lo vuoi lasciare libero. Tanto più che questi soldi sono stati dati non per un progetto generico, ma per finanziare  il progetto COVID-19/Vaccination che “mira a “aumentare l’esposizione a informazioni accurate su COVID-19 e sui vaccini”. Insomma soldi che sono andati a uno specifico programma di controllo di ciò che si dice sui vaccini e di relativa censura sui social di ciò che non va bene ai produttori.

Tuttavia questo sarebbe il meno perché la fondazione sanitaria che ha concesso i fondi a Factcheck.org è la Robert Wood Johnson Foundation, fondata da uno dei più noti presidenti della J&J del secolo scorso il che ci fa ricadere persino in maniera  clamorosa nel circolo vizioso. Ma non è finita qui perché l’amministratore delegato di questa Fondazione è  Richard Besser, che è stato direttore ad interim del Cdc americano, ossia l’organismo  che si occupa di dare i numeri della pandemia e di stabilire i protocolli di azione e diagnosi ed ex caporedattore per le notizie mediche  di ABC News  che ebbe un certo successo con le sue conversazioni. Quindi in una sola figura troviamo il presidente di una fondazione strettamente legata a uno dei maggiori produttori di vaccini, un dei massimi dirigenti di un organismo di controllo sanitario, nonché un uomo di spicco dei media mainstream. Ed è sempre la stessa persona che contribuisce con una cifra non da poco al progetto di fact checking sul quale si basa l’opera di censura di Facebook. A questo punto la dipendenza dei fact checker dai soldi piuttosto che dalla faticosa e povera verità  diventa solo una parte della storia perché ciò che emerge è il fitto intreccio di piani e di persone che hanno reso possibile la narrazione pandemica: il sistema di porte girevoli che permette a relativamente pochi personaggi di avere occhi, orecchie, soldi e influenza in molti ambienti contigui e sinergici ha reso relativamente facile imporre una realtà radicalmente modificata. Al limite anche senza una precisa intenzione o consapevolezza da parte di queste persone  di costruire una sostanziale mistificazione, né di prestarsi a ingegnerie sociali attraverso di essa o comunque a fini eterogeni.

Questo è un fatto essenziale per comprendere la dinamica della narrazione pandemica e la sua ampia diffusione: una volta poi messo il moto il meccanismo  ci si trova intrappolati ed è difficile uscirne fuori.