Tutti in attesa dell’incontro tra Biden e Putin di oggi, come se questo possa cambiare qualcosa e come se il leader russo, folgorato dalla bontà dell’impero che gli concede di portare a termine il Nord stream 2, dovesse esprimere eterna gratitudine per tanta generosità: evidentemente c’è ancora qualcuno che non afferrato la situazione e cioè che  l’oleodotto interessa più che altro alla Germania e all’Europa, mentre per la Russia non esiste alcun problema a vendere altrove gas e petrolio. Dunque sarebbe davvero grottesco che la concessione fatta da Biden a Berlino in cambio di una sua ubbidienza alle politiche anti russe della Nato, dovesse indurre Putin a concessioni, tra l’altro dopo essersi stato già scottato in passato quando Obama e la Clinton fingevano amicizia proprio mentre preparavano piazza Maidan . Ma vedrete che la stampa occidentale parlerà di “ingratitudine” ne sono più che certo conoscendo questi polli da rosticceria mediatica. Però sull’atmosfera del prossimo vertice e sulla tracotanza della Nato si è come abbattuto un diretto allo stomaco: pochi giorni fa è completamente fallito al largo della Hawaii il test missilistico Usa che doveva dimostrare la capacità di una nave con sistemi Aegis ( lo stesso adottato dalla marina italiana e in generale di quelle europee)  di rilevare, tracciare, ingaggiare e intercettare un bersaglio di missili balistici a medio raggio con una salva di due missili SM-6 Dual II.

Sebbene il test sia stato condotto utilizzando missili supersonici e non ipersonici come quelli a disposizione di Russia e Cina, ma non della Nato,  il bersaglio non è stato colpito, così come del resto era accaduto nel 2018 quando si mise in piedi un’esercitazione per dimostrare come le forze americane potessero facilmente abbattere missili nord coreani. Il problema non è tanto il fallimento di un test o di un altro quanto il fatto che gli Usa  stanno mettendo a punto ora armi di difesa più efficaci contro la precedente generazione di missili, cosa che del resto è apparsa chiara dalla pessima performance delle armi americane in Arabia Saudita che alla fine ha costretto Riad a chiedere a Mosca di comprare gli S 400.ciostringendo la diplomazia americana a un tour de force per far rientrare la cosa.  La sensazione è che l’impero abbia  accumulato parecchio ritardo e che abbia difficoltà progettuali sconosciute in passato  come dimostrano sia l’F 35 che, in campo civile, il Boeing Max. Non è il caso qui di analizzare come il sistema neoliberista alla fine abbia causato questo stallo, ma rimane il fatto che in queste condizioni la Nato ha dei limiti di ricatto e di provocazione o anche nel creare situazioni in grado potenzialmente di far scoccare la scintilla della guerra . E questo lo sanno benissimo sia Putin  che Jinping: sanno che si tratta di bluff retorici e che le intimidazioni hanno piuttosto un utilizzo  politico – mediatico all’interno della Nato per creare un comodo nemico da gestire politicamente per le questioni interne. Ma soprattutto hanno compreso che qualsiasi concessione non servirà a placare o a soddisfare il moloch occidentale ormai governato dalla finanza e da un’oligarchia folle. Da qui nascono le linee rosse di Putin, ma in generale un nuovo atteggiamento dei rivali dell’impero che ora non vedono alcun interesse a tenere buono il mostro sopportando le sue continue provocazioni perché tanto non serve a nulla.

Infatti non appena l’alleanza atlantica ha dichiarato in maniera totalmente gratuita  la Cina come nuovo nemico,  Pechino invece di protestare contro questa assurdità, ha inviato nello spazio aereo di Taiwan una flotta di 28 aerei tra cui caccia dotati di missili antinave a lungo raggio  e bombardieri a capacità atomica. Insomma proprio le politiche aggressive di Washington e la sua totale inaffidabilità alla fine stanno rendendo poco efficace la continua pressione, anche se in questi anni hanno logorato non poco Cina e Russia: abbastanza però da far capire loro che l’unica strada di ammansire il nemico è di prepararsi allo scontro.