Quarant’anni fa chi non avesse colto il nesso tra repressione sociale e narrazione pandemica, tra le squadracce di Lodi e  i passaporti vaccinali, tra la fine annunciata e voluta dall’Europa del blocco dei licenziamenti e i chioschi di vaccinazione , sarebbe stato considerato un cretino. E la cosa non è cambiata dopo tanto tempo, solo che oggi il cretino ha acquisito un grande valore di mercato, l’invidiabile status sociale e morale di chi obbedisce per il bene di tutti e pensa che non credere all’esperto che oggi dice una cosa e domani un’ altra, rappresenti l’indebita arroganza della ragione, il nucleo delle divisività, il peccato mortale del complottismo e insomma un peccato di superbia.  Certo oggi il cretino è sfruttato dal sistema, non gli viene riconosciuto il plus valore della sua confusione e dunque della sua capacità di fede, viene troppo poco ricompensato per la sua opera che è essenzialmente quella di frapporsi con la ripetizione di frasi fatte fra gli eventi e fra le idee come una sorta di fluido isolante che non permette il contatto che farebbe scaturire la comprensione. Anzi di più:  egli è portatore di una dimensione umana che giustifica la mistificazione come inganno necessario o a fin di bene e che di fronte all’evidenza della manipolazione trova sempre un buon motivo per tacere.

Così adesso la gran massa delle persone è come se vedesse singoli eventi spiacevoli di ogni tipo, ma non riesca più a vederne l’intimo nesso, a ravvisare la logica che riconduce fatti apparentemente distanti alla logica del neoliberismo feudale: il problema è che ancora quarant’anni fa il cretino era uno che semplicemente non ci arrivava, oggi dopo decenni di diseducazione al pensiero critico è piuttosto chi coglie la realtà, ma non riesce ad afferrarla saldamente, a conservarla  per un tempo sufficiente per fare effetto travolto dal battage continuo, dal  terribile rumore di fondo lo respinge continuamente e inesorabilmente verso il conformismo del coro. Potremmo dire che si tratta di idiozia morale o di una malattia dell’anima che appare tanto più chiara e tanto più letale nel tempo della peste. Come si fa a  non accorgersi che in stiamo precipitando dentro un progetto infame sulla cui traiettoria si trova un variegato paesaggio di abomini: il cretino oggi è anche capace di indignarsi per ogni singolo evento, ma non per l’insieme, visto che è stata abituato a vedere il ondo attraverso i pezzi di uno specchio rotto, senza riuscire a ricondurre tutto a unità.  Anzi l’esistenza stessa di una unità di disegni, di intenti e di logiche appare come complottismo paranoico… e più cretini si è, più si crede che tutto sia senza un senso. L’idiozia contemporanea è sostanzialmente un’assenza.