Site icon il Simplicissimus

Dagli alla Cina, il punto G di Washington

Il prossimo G7 si svolgerà in Cornovaglia a margine della narrazione pandemica e avrà  precipuamente lo scopo di mettere la Cina sotto accusa per un virus che gli americani e il dottor Fauci in particolare stavano mettendo a punto, magari non per scopi pandemici, ma di studio. O almeno si spera. Ma d’altra parte quale senso può avere ormai il G7 se non quello di essere il megafono di Washington e delle sue dottrine geopolitiche, delle sue deliranti accuse che sono regolarmente  un inganno fin dal 1898 ? I cittadini occidentali sono abituati a sentir parlare di questi G 6, G 7, G 8,  G 20 come vertici che determinano le politiche planetarie e non hanno afferrato la mutazione che c’è stata nel frattempo: ovvero che i vertici con i numeri a una cifra sono ormai privi di una vera importanza che vada oltre l’immagine, servono a irreggimentare le post democrazie europee e mantenerle in sintonia per combattere le minacce “autoritarie” alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti  che vengono dalle ” malvage” Russia e Cina. Ma in realtà il G7 rappresenta a mala pena il 25 -30 per cento  del pil mondiale ed è dunque irrilevante, anche perché non bisogna pensare a queste percentuali da un punto di vista meramente quantitativo: il 70 per cento di pil extra – atlantico, soprattutto grazie all’opera della fabbrica del mondo ovvero della Cina, raccoglie dentro il progetto della nuova via della sera, almeno 150 tra nazioni e organismi internazionali, sta funzionando e sta crescendo nonostante la “strategia” americana di demonizzarla  24 ore su 24, 7 giorni su 7  come una “trappola del debito” ( con che coraggio ) e una macchina del “lavoro forzato”. 

Interessante è il fatto che Joe Biden e Boris Johnson abbiano già firmato una sorta di impegno che promette di difendersi collettivamente da una serie di “nuove e vecchie sfide” tra cui la “disinformazione”. Si tratta di una versione “rivitalizzata” della dichiarazione originale della Carta atlantica del 1941 firmata  dal presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt e dal primo ministro del Regno Unito Winston Churchill il 14 agosto 1941 e che forniva un’ampia dichiarazione degli obiettivi della seconda guerra mondiale degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Questa nuova versione afferma che si ci si baserà “sugli impegni e le aspirazioni stabiliti ottanta anni fa”, per  sostenere i nostri valori durevoli e  difenderli contro nuove e vecchie sfide” e contrastare ” gli sforzi di coloro che cercano di minare le nostre alleanze e istituzioni”. Insomma vecchiume senza controllo e senza speranza, lo stesso proclama dei vecchi vincenti che ora diventa quello dei perdenti.

In realtà il nocciolo duro del Washington consensus, ovvero il G7, e in particolare gli americani, semplicemente non sono stati in grado di rispondere all’ampia strategia commerciale/sviluppo pan-eurasiatica della Cina. Anzi la nuova via della seta si espande ancora a pieno ritmo, la Cina e l’Asean stanno per concludere un accordo di “partnership strategica globale”, mentre i commerci tra Pechino e i Paesi dell’Europa centrale e orientale (Ccec), noto anche come gruppo 17+1, che comprende anche 12 nazioni dell’UE, continua ad aumentare . E come se questo non bastasse anche i più importanti attori europei del G7  Germania, Francia e Italia – non possono permettersi di inimicarsi Pechino in termini economici, commerciali e di investimento. Per questo un G7 inteso come crociata sinofobica non avrà grande seguito nemmeno tra il Giappone e la Corea del Sud che non hanno proprio nessun interesse a far la guerra a Pechino: alla fine tutto si ridurrà a ribadire la posizione egemonica di Washington come leader indiscusso dell’Occidente. Considerando il G7 come un raduno di fatto tra gli Usa le sue iene, i suoi sciacalli e chihuahua, sarà interessante osservare quale grado di “minaccia esistenziale” sarà attribuito a Pechino – soprattutto perché per il complesso di interessi che sta dietro l’ologramma “Biden” la vera priorità è l’Indo-Pacifico. A questi interessi non frega niente del desiderio degli europei  di una maggiore autonomia strategica: Washington annuncia sempre i suoi diktat senza nemmeno preoccuparsi di consultare preventivamente Bruxelles.

Così si può già si può preconizzare che tutto questo non funzionerà semplicemente perché il grosso dell’economia sta altrove e ormai stanno altrove anche le chiavi tecnologiche del futuro e quelle di una concertazione multilaterale profondamente diversa da quella padronale praticata da un secolo e mezzo dall’impero dell’impero . Alla fine in un modo o nell’altro il virus cinese non potrà essere sconfitto dagli Usa, nemmeno con i vaccini della menzogna e di tutto si tornerà a parlare al G 20 di Venezia, quello che conta davvero, non quello della banda Nato.

Exit mobile version