La Germania sembra davvero essere un verminaio della ” covidderie” come avrebbero detto gli intellettuali francesi del secondo impero: con un fortissimo impulso a premere sull’acceleratore della narrativa pandemica a scopi politici interni. non solo si è scoperto, ma questo ormai da quasi 9 mesi, che il governo aveva pagato alcuni ricercatori del Robert Koch Institut per fornire  le previsioni epidemiche più catastrofiche possibile e rendere perciò possibile instaurare una dittatura sanitaria fondata sull’ emergenza , ma adesso salta fuori da un rapporto dell’Ufficio federale della finanze ( un  analogo della nostra Corte dei conti) il  fatto che ospedali e cliniche “riportassero meno posti di terapia intensiva di quelli effettivamente disponibili” in maniera da ricevere sovvenzioni e prebende per la creazione almeno sulla carta di questi posti letto dedicati alla nuova malattia e per la loro gestione.

Il ministero della sanità ha ammesso di aver forse speso un po’ troppo per strutture che probabilmente non sono servite o magari non sono state nemmeno effettivamente approntate, ma il fatto saliente è che si è creato un meccanismo di premi e compensazioni  che scattavano quando i letti di terapia intensiva liberi in una determinata area erano  inferiori al 25 per cento del totale. Dunque c’era una rincorsa a fingere un’occupazione dei posti di terapia intensiva molto superiore al vero  addirittura con malati che venivano spostati  avanti e indietro tra i letti di intensiva e quelli normali.  Questa situazione, al di là delle note sul costo di queste furbizie  da corsia, era ben nota al governo federale il quale però ha taciuto ed è stato scandalosamente complice di questi sotterfugi  perché fornivano  il pretesto per continuare nella politica delle segregazioni e dei distanziamenti sociali: questi infatti venivano presentati come necessari visto l’affollamento delle unità di terapia intensiva e la necessità dunque di rallentare il contagio per evitare che gli ospedali fossero sopraffatti. Ma non era vero niente: le terapie intensive anzi sono state utilizzate dell’8 per cento in meno rispetto al 2019, tanto per non far mancare un tocco di grottesco.    

Questo non è che uno dei casi e delle modalità con cui si è  fatto in modo che il personale sanitario tenesse in qualche modo bordone alla narrazione o comunque fosse meno tentato di strappare il sipario, vale a dire coinvolgendolo con premi e con incentivi correlati alle diagnosi di morte con covid, ai reparti covid, alle terapie intensive e via dicendo. In molti Paesi europei in primis l’Italia sono accadute e accadono cose analoghe. Il problema è che ormai la menzogna si è così incancrenita, l’ipnosi così profonda che di anche do fronte alle stigmate della menzogna si resta indifferenti.