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Grottesco pandemico: i social vietano le battute su Fauci

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Davvero non vogliono mollare: dopo l’uscita delle email di Fauci ( qui il dossier completo) i social che sono stati il vero cuore della narrativa pandemica hanno cercato attraverso una censura mirata di arginare la verità fattuale che emergeva dalle lettere sebbene essa non fosse più contestabile e dunque punibile con l’espulsione o ilo congelamento. Ma se Facebook non può più vietare l’ipotesi del virus artificiale ora Instagram che fa parte del medesimo mondo, sta costringendo gli utenti a rimuovere i post satirici Fauci e gli screenshot delle famose e-mail che hanno messo nei guai il gran sacerdote del culto pandemico, tentando è una sorta di difesa ad oltranza del culto della personalità costruito su questo personaggio un personaggio. E’ davvero un accanimento inspiegabile e ingiustificabile da parte di un social che dovrebbe essere una piattaforma di scambio e di discussione e invece tenta di soffocare la verità quando essa finalmente riesce ad affacciarsi: Facebook – Instagram vogliono in sostanza continuare ad essere in sostanza giudice, giuria ed esecutore di contenuti che non approva. Tra l’altro il pretesto con cui vengono cancellati post “non reverenti” con Fauci è davvero grottesco: si dice che i fact checker  esterni di cui il social si serve,  pensano che essi possano ingannare la gente in mancanza di un ” contesto addizionale”. 

E’ fin troppo chiaro che la frase non vuole dire bel nulla e che si cerca di cancellare persino la battute che probabilmente sono abbastanza acuminate da penetrare il derma della paura. Qualcuno potrebbe dire che questo è naturale visto che i social hanno appunto lo scopo di sostituire la realtà, ma in attesa che questo obiettivo si realizzi è evidente che i social di Zuckerberg non si aggrapperebbero alle trincee delle mistificazione con tanta tenacia  se non facessero parte di un mondo più ampio e di un  disegno che coinvolge più mondi da quello della finanza che è stato all’inizio il motore del social, a quello dello stato grigio, in particolare dei servizi che attraverso la In-Q-Tel ( ad orecchie italiane suona davvero curioso e sinistro) braccio imprenditoriale della Cia, hanno fin da subito investito in Facebook. Non ci troviamo insomma di fronte a una casuale convergenza di idee e di atteggiamenti sulla pandemia tra potentati di diversa natura, ma senza dubbio a qualcosa di molto più organico.

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