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Droni scatenati: comincia la terza guerra dell’Irak?

Stamattina all’alba droni da bombardamento e missili dei ribelli irakeni  hanno colpito la base statunitense di Ain Al-Asad: a quanto è dato di sapere le sirene di allarme sono scattate, ma i Patriot e i C Ram da poco installati nella base non sono riusciti a fermare l’attacco. Non si sa se vi siano danni ingenti o vittime e dubito che lo si saprà mai, ma il danno maggiore è certamente la sensazione che danno questi raid, ovvero che i rapporti di forza vadano rapidamente cambiando e che le stesse tecnologie con cui gli Usa pensavano di poter ridurre al minimo le truppe di terra, conservando comunque una totale superiorità, adesso stanno diventando la spina nel fianco della pletorica macchina bellica americana oltre a dimostrare che tecnologie date per sofisticatissime e super segrete possono essere emulate e in qualche caso superate in pochi anni. Ad ogni modo questo  attacco con i droni mi ha riportato oltre 40 anni indietro nel tempo, all’anno in cui la stessa parola drone fu usata per indicare per indicare fantascientifici mezzi militari, ovvero con l’uscita del primo film di guerre stellari.

A quel tempo – oggi sembra davvero incredibile – il film tendeva ad identificare i ribelli all’ordine monogalattico dell’ impero con lo spirito degli Usa e dei suoi nani da giardino europei, mentre la parte oscura della forza si riferiva al grande, maligno e non libero avversario dietro cui si poteva intuire l’Unione sovietica o ancor meglio il comunismo. Non era certo una novità: già dietro lo sbarco dei marziani organizzato alla radio da Orson Wells si intuiva questa potenziale identificazione, così come successivamente in innumerevoli racconti di fantascienza in cui società collettive provenienti da altri mondi venivano regolarmente vinte dall’individualismo capitalistico. Ed era in quel lontano 1977 che comparvero sullo schermo i droni imperiali che pattugliavano i pianeti dell’impero, mentre i ribelli dovevano arrangiarsi. E in un certo senso è andata proprio così: l’utilizzo bellico di velivoli senza pilota al di fuori dei compiti di ricognizione cominciò 17 aprile 2001, dopo che Bush firmò il Memorandum of Notification per autorizzarne l’uso. Durante la sua amministrazione  ci furono 52 attacchi, che uccisero 416 persone, di cui 167 civili principalmente in Afganistan, ma già il 3 novembre del 2002 si mise in atto la prima operazione nello Yemen e l’uso di queste armi diventò poi centrale con Obama. Sembrava la soluzione ideale contro il cosiddetto terrorismo e in genere per condurre con relativa facilità le guerriglie di occupazione. E invece, come poi accadde nel film ribelli e Paesi canaglia si sono buttati su questa tecnologia che nelle loro mani è ovviamente assai più letale: una cosa è usare i droni contro formazioni guerrigliere, un’altra utilizzarle contro basi molto strutturate e colme di materiali bellici o contro navi o formazioni terrestri sensibili. Del resto lo si vedrà assai presto:  il comando USA sta mobilitando i suoi terroristi mercenari per attaccare le forze governative governative irakene ( e siriane) e dare così agli americani  il pretesto di far rimanere le loro truppe. Ma nessuno ci casca più ed è facile che gli strateghi di Washington trovino pane per i loro denti e che queste avventure si risolvano in una nuova sconfitta.

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