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Spagna, il covid estingue la sinistra

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Come ci si sarebbe potuti aspettare, solo a saper vedere le cose oltre la ritualità discorsiva, la sinistra che ha finito per accettare in blocco  i confinamenti, i distanziamenti sociali e le devastazioni della didattica a distanza nelle scuole, quella che in preda alle traveggole tenta di accreditare inesistenti contenuti di progresso in  queste misure inutili sul piano della scienza e anticostituzionali, ha subito una prima catastrofica sconfitta in Europa: nelle elezioni regionali a Madrid:  l’intero fronte a sinistra formato dai socialisti, da Podemos e da una lista tra il civico e il verde, Mas Madrid in grande crescita,  ha raccolto molto meno voti dei Popolari e di Vox, nonostante il crollo di Ciudadanos altra formazione di destra che tuttavia non si è completamente travasata nelle altre formazioni.  Così si è arrivati alle dimissioni da ogni carica politica di Pablo Iglesias  il leader di Podemos, dopo che  aveva rinunciato alla carica di vice premier per poter conquistare la regione autonoma della capitale spagnola:  “Quando smetti di essere utile, devi ritirarti”,

Evidentemente credeva  nella possibilità di una vittoria, ma al contrario della sua avversaria Díaz Ayuso, personaggio per la verità non amatissimo, che ha puntato tutte sulle riaperture, lui con tutta la sinistra si è mostrato invece un fan delle chiusure e di tutti i dettami mistificatori della narrazione pandemica, come se questo avesse qualcosa a che vedere col, progressismo e non semplicemente con la lotta di classe alla rovescia di una elite ormai fuori da ogni controllo. Per la verità è un anno e mezzo che mi chiedo come sia stato possibile che la parte dichiaratamente più critica nei confronti del potere capitalista sia caduta in maniera cos’ totale nella trappola pandemica. Si, è vero, da molto tempo “sinistra” rappresentava solo  un’etichetta lisa posta sopra un prodotto indefinibile, una forma di retorica del discorso senza più alcun aggancio al reale e men che meno alla realtà delle classi, è vero che gran parte di essa era stata risucchiata nel progetto europeo specificamente inteso a ridurre la partecipazione e la democrazia, è vero che ha deformato in populismo ciò che era popolare, che ha scambiato internazionalismo con globalismo ed è vero – per quanto riguarda l’Italia – che si è prestata senza se e senza ma ad appoggiare il tentativo della finanza internazionale di assumere il governo diretto del Pase attraverso Monti e oggi Draghi, compito del resto abbastanza facile perché le opposizioni leghista e pentastellata, sia pure in maniera diversa non erano affatto antagoniste al sistema neoliberista e dunque incapaci di mettere in discussione le radice del sistema e pensare ad alternative di uguaglianza sociale.

Però non credevo che il declino sarebbe stato così catastrofico da rendere impossibile alla quasi totalità delle forze e dei gruppi con l’etichetta di sinistra  di ritenere il capitale capace di imporre una mistificazione generale che peraltro è sotto gli occhi di tutti solo a leggere i dati i quali, nonostante massicce manipolazioni, parlano chiaro e semmai indicano nello sfascio della sanità, nella negazione delle cure e nella tracotanza del profitto, la vera malattia e la reale ragione dell’aumento dei decessi. Questo non solo mostra un intollerabile declino di capacità di analisi, che scambia il più banale e ovvio principio di autorità con la scienza e quest’ultima come forma di conoscenza neutrale, ma definisce anche l’impossibilità di costituire un nucleo di riscossa futura, aggregando per esempio i delusi del movimento 5 stelle, oppure diventando punto di riferimento per quei ceti rovinati dalle inutili misure della pandemia narrata. Di certo non sarà con l’ideologia del politicamente corretto impegnata a difendere esclusivamente bisogni e interessi individuali, mettendo da parte e anzi rifiutando la sola ipotesi di collegare questi con la società e/o con gli assetti geopolitici del blocco occidentale o ignorando del tutto l’intreccio fra tecnologie e mercato che ci potrà essere una qualche riscossa, visto che proprio questo è l’orizzonte del neoliberismo.  Insomma sconfitta di Madrid al di là delle questioni specifiche nasce da molto lontano e cioè dalla incapacità di riconoscere le nuove forme di sfruttamento e di oppressione, nonché gli strumenti di cui esse si servono. Tra cui c’è la costante diffusione di paura e l’attuale tentativo di dittatura sanitaria.

In queste condizioni è superfluo persino parlare  di una necessità di una rifondazione della sinistra che dovrebbe necessariamente  riprendere e rielaborare temi che nel migliore dei casi fanno parte di una sorta di dogmatismo che contraddice la natura stessa del pensiero dialettico. Dunque più che un lavoro politico ormai possibile solo in seno a piccoli gruppi che di certo non potranno aver alcun peso in un futuro prossimo, occorre un lavoro culturale che si dia tempo e dignità.

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