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Pandemie, gli affezionati clienti delle Bugie

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

C’è una forma subdola di negazionismo, quello vero, non le declinazioni abusate di moda oggi per criminalizzare dubbiosi e eretici.

Consiste nell’attribuire al nazismo una follia criminale e barbara che avrebbe provocato un incidente della storia anomalo, una digressione dal racconto della civilizzazione, in modo da negare appunto che l’uomo moderno (in fondo è passato un secolo o poco più) reso ancora più razionale dal progresso, dalla tecnica, da un certo benessere che ha reso meno potente la voce del bisogno, sia capace di qualsiasi abominio, che possa compierlo con fredda determinazione, con perizia amministrativa e burocratica, destreggiandosi tra il giusto e lo sbagliato  per piegare la facoltà di giudizio all’interesse o all’obbedienza, senza essere necessariamente sadico, malvagio, perverso.

A generare o almeno favorire questa non intenzionalità del male, commesso per comodo, conformismo, per tenersi il posto, per non essere emarginato dalla comunità complice, hanno contribuito le bugie, fabbricate nelle fucine dei regimi, particolarmente persuasive in contesti resi più permeabili da crisi ed emergenze sociali e dall’opportunità, alimentata dalle autorità, di identificare più delle motivazioni, i colpevoli, per creare un nemico che giustifichi la guerra che gli viene mossa.

Questo è un punto sul quale è facile trovare un unanime consenso. Eppure ogni qualvolta un accidente ci distoglie dal percorso della “normalità” questa convinzione viene demolita, così si coagula intorno alla narrazione che proviene dall’alto un consenso fiducioso che risponde alla paura e all’insicurezza che ne deriva, con il moltiplicarsi di atti di fede, con giuramenti di devozione disciplinata e rispettosa ai sacerdoti in auge, tecnici, economisti, scienziati, strateghi militari che siano.

Chi si sottrae a questi doveri assurti a imperativi morali, viene ridicolizzato o emarginato, censurato o punito. Qualora riesca a trasmettere i suoi dubbi e le sue tesi, debolmente e senza le tribune pubbliche a diposizione solo delle “fonti” ufficiali, è condannato a esibire prove, accertamenti, dati, dei quali a priori è contestata la veridicità: il vecchio e autorevole scienziato viene retrocesso a babbione preda della demenza, il prestigioso e invidiato filosofo viene invitato a sottoporsi a volontario Tso, il giornalista che non milita nei ruoli della Gedi viene perseguitato come impresario di fake news da collocare ai margini della cronaca, anche grazie alla riduzione della comunicazione istituzionale  a pura propaganda di servizio(mi era capitato di scriverne qui: https://ilsimplicissimus2.com/2021/04/09/social-i-gulag-delle-notizie/)..

La rete e le tecnologie dell’informazione vengono accreditate come attendibili, plausibili e affidabili solo se parlano la lingua delle autorità, a dimostrazione ancora una volta che le grandi invenzioni del progresso si dimostrano inadeguate a garantire un uso morale e civile del potere che possiedono e riproducono. E  la  modernità che doveva emanciparci dalla primitività ci riconsegna alle pulsioni, alle emozioni più ferine, costringendoci a cercare rassicurazioni se non solide almeno muscolari e autoritarie, quindi indubitabili.

Non è un caso che la formula “fake news” sia recente, risale più o meno al 2017. E la dobbiamo non a un’opinione pubblica che reclama la verità da governi, istituzioni, enti, organizzazioni e imprese private, bensì proprio da questi soggetti che vedono minacciati i loro vangeli, i loro assiomi, i loro dogmi e propongono strumenti e organismi di reazione, sorveglianza e controllo, come li chiedono personalità pubbliche cui non bastano i dispositivi di tutela della privatezza a disposizione di tutti i cittadini, e che reclamano l’ostracismo per chi osa “offenderli” contestando aprioristicamente la veridicità delle accuse e delle critiche, immediatamente contrassegnate come calunnie.

Nell’attuale fase – l’incessante costrizione dei social a aggiornarci sull’evoluzione del Covid al fine di contrastare le fake news, della quali farebbe parte qualsiasi tipo di controinformazione, intendendo per tale, secondo le bizzarrie idiote degli algoritmi, anche documenti dell’Ema, dai dell’Oms, pareri e esperienze di medici che dovrebbero avere lo stesso diritto di cittadinanza della star dell’infettivologia – vengono assimilati alle menzogne tutti i dubbi, le contestazioni, i pareri e pure le esperienze “incompatibili” con lo scientismo, con le convinzioni e il comportamento tenace  di chi ammette come unico sapere valido quello delle scienze che hanno ottenuto l’autolegittimazione grazie alla esaltazione del Progresso combinato con la Crescita e il Mercato, tanto che i loro dogmi sono stati promossi a leggi naturali.

E difatti mai come ora chi osa interrogarsi sulla loro attendibilità alla luce di tante verifiche, viene arruolato tra i cospirazionisti, i barbari terrapiattisti increduli, perché non sarebbe plausibile che  grandi imprese, governi, informazione accreditino dati, analisi, e poi cure, medicinali, e poi disposizioni e misure in contrasto con l’interesse dei cittadini, false, manipolate, contraffatte. Con il risultato di dare credito alla più immonda delle fake news, che attribuisce unicamente a  una massa di indolenti e irresponsabili, licenziosi e infantili, la colpa dei danni provocati dal governo della società che da anni impedisce ai cittadini di intervenire nel processo decisionale, di eleggere i propri rappresentanti ormai prescelti e imposti, di contrastare la demolizione dell’edificio di diritti e conquiste che  si diceva essere frutto proprio di quel Progresso che invece ha moltiplicato e ingigantito disuguaglianze e discriminazioni.

Il grande successo dell’ideologia dominante consiste nell’averci fatto credere di essere lucidi, attenti, razionali se pretendiamo che chiunque di discosti dai suoi dogmi esibisca le “prove” a confutarli, citi fonti mai sufficientemente autorevoli, mentre all’offerta delle autorità basta l’auditel a dimostrare il seguito delle star scientifiche frequentatrici degli studi televisivi.

Mentre dovremmo interrogarci sulle montagne di balle fatte rotolare a valanga a suffragio delle più infami costruzioni  teoriche o ideali, ben prima di quelle dei Pangloss  di regime che vogliono persuaderci che il prevedibile accidente che ci è capitato possa realizzare l’utopia di una società più sana e più coesa, quando milioni di individui e famiglie hanno pensato di poter avere un tetto sulla testa grazie alle bolle immobiliari, di conquistarsi la salute aderendo a assicurazioni che oggi valgono carta straccia, di assicurare un futuro di successo ai propri figli coi master acchiappacitrulli e le università private.

E quando vi dicono che è una manifestazione di senso civico bersi le statistiche erogate in questi mesi, cominciate a pensare alla bancarotta dichiarata delle teorie economiche impiegate a sostegno dell’occupazione, quando vi hanno detto che per promuoverla serviva licenziare, serviva rinunciare a diritti maturati e prerogativa conquistate, serviva ridurre le remunerazioni convertendosi a una fertile mobilità.

E quando vi incolpano di aver fatto una corsetta al parco, di aver dato forma a un irresponsabile assembramento in fila al Pronto Soccorso o vi denunciano perché fare bisboccia coi parenti  suscitando lo sdegno di prestigiosi delatori, raccomandandovi l’osservanza di misure che finora hanno permesso che centinaia di migliaia di persone, forse milioni, perdessero beni, lavoro, istruzione,  dovreste ricordarvi che da anni attribuiscono a voi il crimine di scaricare sulle generazioni a venire il debito pubblico,  sollecitandovi a espirare grazie alla riduzione della spesa sociale, a sottostare alle imposizioni dell’austerità, altra pandemia.

E dire che per verificare il loro fallimento non occorre neppure che sciorinino numeri, dati, statistiche, basta guardare le rovine che abbiamo intorno sotto le quali è morta anche la Verità. (fine)

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