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Il “salutare massacro” secondo i ricchi

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La lunga  terribile narrazione di questo ultimo anno presenta una contraddizione, evidente, ma nascosta da parte di quell’area di potere grigia – un opaco coacervo tra politica e potentati economici senza più alcun freno – che è alla testa della profonda mistificazione pandemica: da un lato la pretesa di voler salvare vite tramite i vaccini universalmente e obbligatoriamente distribuiti (salvo poi mietere vittime negando ogni protocollo di cura), ma dall’altra un chiaro e insistente richiamo alla necessità di diminuire la popolazione, ufficialmente per salvare il pianeta.  Sembrerebbe pura schizofrenia , ma in realtà si tratta degli esiti abbastanza scontati del maltusianesimo che informa di sé tutta la cultura anglosassone e dunque dell’impero come del resto ci sarebbe da aspettarsi da una visione della società unicamente come “collezione” di individui separati. Solo che per oltre due secoli tale visione, passata da una Gran Bretagna ossessionata dalla demografia immensa delle sue colonie, agli Usa dell’ apartheid, si è fusa con una forma di razzismo per cui sì la popolazione doveva diminuire ( tema popolare trattato persino da Asimov nel suo ” Catastrofi a scelta”) per evitare la povertà, ma solo altrove. Uno dei paladini dell’ideologia del controllo demografico fu anche Brock Chisholm, direttore della Organizzazione Sanitaria Mondiale dal 1948 al 1953, organismo sul quale è stata poi modellata l’Oms e successivamente presidente della Federazione Mondiale di Salute Mentale il quale diceva: Per arrivare a governare il mondo bisogna rimuovere dalle menti  il rispetto delle tradizioni familiari, il patriottismo nazionale e i dogmi religiosi”, qualcosa che  suona molto contemporaneo.

A metà degli anni 60 del secolo scorso questo modo di vedere cominciò a cambiare o meglio ancora ad arricchirsi di una dimensione simil ecologica: i primi allarmi sull’inquinamento dell’ambiente e sulla scarsità delle risorse spostò il fulcro della questione sugli aspetti economici, considerando che la situazione sarebbe stata gestibile  solo se il livello di consumo di risorse a cui si era giunti in Occidente non arrivasse mai al resto della popolazione mondiale. E infatti a partire dal 1966 il controllo della popolazione diventa parte integrante della politica estera statunitense. Il bilancio chiamato Food for Freedom identificò nell’esplosione demografica mondiale, in particolare in quella del terzo mondo, uno dei motivi della fame sul pianeta, e decise che le donazioni destinate agli aiuti alimentari fossero investite nell’ambito dei programmi di pianificazione familiare. E due anni dopo con Paul Ehrlich le idee malthusiane si sposarono con l’ambientalismo. Nel 1968 questo biologo di Stanford, pubblicò il libro “La bomba popolazione” in cui affermò che: “bisogna imporre provvedimenti per il controllo della popolazione, anche in maniera coercitiva se necessario.” In tempi più moderni, nel 1972, il binomio malthusianesimo-ambientalismo emerge esplicitamente quando viene pubblicato “Il Rapporto sui limiti dello sviluppo”, commissionato al MIT dal Club di Roma e di cui  Donella Meadows fu l’autrice principale. Il rapporto, basato su una simulazione al computer, prediceva le conseguenze della continua crescita della popolazione sull’ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana. Ma naturalmente per popolazione non si intendeva certo quella occidentale, né quella puramente demografica, ma qualcosa di più sottile che potremmo chiamare uomo /consumo: l’allarme verteva non tanto sull’aumento del numero, quanto sul fatto che quel numero si coniugasse a consumi sempre maggiori. E’ di qui che nasceranno dopo lunghe incubazioni le teorie della decrescita.   

Da quegli anni niente è cambiato e al tempo stesso tutto è cambiato: Paesi che sarebbero dovuti rimanere poveri per secoli anche perché comunisti hanno conosciuto un impensabile e gigantesco sviluppo per cui miliardi di uomini che l’egemonia culturale occidentale spingeva verso il feticismo dei consumi, cominciò ad emanciparsi dalla assoluta povertà, provocando all’inizi di questo secolo il terrore di doversi contendere le risorse. Ma ecco la mutazione: il capitalismo produttivo da una posizione assolutamente avversa all’ambientalismo fa inversione di marcia e comincia ad accusare gli altri, quelli che non vivono in Usa o in Europa di avvelenare il pianeta, badate bene perché producevano in gran parte merci destinate agli occidentali che nel frattempo cominciavano ad esser espropriati dai diritti conquistati per mano di una super elite, offensivamente ricca grazie all’ideologia del neoliberismo e a tasse divenute bassissime. Un secolo prima le cosa si sarebbero risolte facilmente: una bella guerra dell’oppio, qualche sanguinoso conflitto , qualche carestia organizzata e l’imposizione di pratiche maltusiane e le cose si sarebbero messe a posto, almeno per un  po’ di tempo, ma questo non era più possibile per una serie di motivi: i nuovi arrivati non avevano alcuna intenzione di farsi ricacciare indietro e dare ascolto ai loro storici sfruttatori, mente le differenze di tecnologia  e dunque di potenza si andavano smussando con una inimmaginabile rapidità, ma soprattutto l’incipiente robotizzazione avrebbe creato anche in occidente una “sovrappolazione” rispetto non tanto alle risorse agricole, ma a quelle politico economiche se mi si passa il temine, almeno nella loro dimensione neoliberista. Anzi in certo senso proprio gli autoctoni occidentali che avevano una lunga storia di lotte per l’emancipazione e la crescita sociale erano le più pericolose per un elite sempre più ristretta che non voleva certo mollare la posizione di vertice. 

Dunque creare i presupposti e i meccanismi per un capillare controllo sociale era da anni all’ordine del giorno e in questo senso creare il meccanismo pandemia – vaccini, ovvero paura – salvezza non è in contraddizione con la riduzione di popolazione così come non lo saranno le prossime campagne per convincerci che la povertà indotta  dal nuovo regime sanitario è una cosa buona per il pianeta e per ritrovare se stessi: una dose di arcadia fasulla per nascondere il nuovo feudalismo. A parte il fatto che il massimo numero dei morti non si deve al virus, ma proprio al panico diffuso a piene mani, il crollo economico causato dalle assurde misure di confinamento sta già creando un crollo demografico che sarà sempre più drammatico via via che la commedia si snoda. Ma che verrà esaltato dall’ecologismo gretino come una grande conquista di civiltà. 

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