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Europa, euro, pandemia: la stessa condanna

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In tempi di eccezionale stravolgimento degli ordinamenti e delle democrazie ci si aspetterebbe che le opposizioni politiche residuali si unissero per fare almeno fronte comune e invece continuano a dividersi come cellule impazzite su chi punta a prediligere i temi dell’uscita dall’Europa e dalla moneta unica e chi invece vuole dare battaglia sulla mistificazione pandemica. Eppure è abbastanza evidente che si tratta di temi strettamente collegati fra loro. Da quando il Recovery fund o come cavolo si chiama è stato stoppato dalla Corte costituzionale tedesca e comunque degradato da pioggia di miliardi a elemosina, si comprende bene come l’unica possibilità di futuro per questo Paese è proprio liberarsi dalle grinfie dei vincoli esterni che ormai hanno raggiunto i gangli vitali. L’intervento del 31 marzo scorso di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank all’incontro con il club internazionale dei giornalisti economici non lascia spazio alle illusioni perché egli ha detto chiaro e tondo che la crisi pandemica non può essere un pretesto per fare altro debito assistenziale,  ma bisogna tornare all’equilibrio dei conti: ” superata la crisi del coronavirus, sarà necessaria fermezza nella politica monetaria.” In soldoni vuol dire che la Bce non non immetterà più liquidità nel sistema, mentre i Paesi più colpiti dalla mistificazione pandemica, non potendo stampare moneta e avendo subito enormi danni economici con potranno che essere letteralmente messi in svendita. Ed è per questo che è stato  chiamato al governo un vero e proprio esperto storico di queste operazioni, ossia Draghi.

Come si vede i circoli finanziari stanno stringendo il cappio, dopo aver convinto la gente a mettere la testa sul ceppo stordendola con una pandemia narrata. Questo significherà che entro l’anno  anno ci sarà una durissima riforma delle pensioni, una patrimoniale intesa a colpire non le grandi sostanze, ma le cas faticosamente comprate dai poveracci, un prelievo forzoso sui liquidi (dopo aver avvisato i ricchi che già non lo abbiamo fatto di trasferire altrove i loro conti correnti)  e/o o da un prestito altrettanto forzoso. A questo seguirà la svendita dei beni pubblici, la privatizzazione di molti servizi con conseguenti licenziamenti dall’eden del pubblico impiego che è stata la spina dorsale che ha tenuto in piedi la chiacchiera dell’untore, mettendo in luce tutte le menzogne dette da un ceto politico che risponde non ai cittadini, ma al potere finanziario globalista.

Dunque si vede bene come il tema della lotta contro la dittatura sanitaria e i suoi scopi politico – sociopatici -, sostenuta  a suon di mistificazioni da una classe medica che ha completamente abiurato al giuramento di Ippocrate e che con questo si è condannata alla totale marginalità – si collega in modo indissolubile a i temi che riguardano la sovranità monetaria e l’indipendenza come Paese. Non riesco a comprendere come ci possa dividere su questo visto che fanno parte di un unico capitolo i cui vari aspetti sono sinergici e funzionali l’uno all’altro. Se accade vuol dire che in fondo le idee non sono poi così chiare o gli intenti non così cristallini come vengono presentati: vent’anni fa quando ancora esisteva una sorta di sovranità una mistificazione sanitaria di questo tipo non sarebbe stata possibile e infatti mentre Big Pharma è riuscita a vendere miliardi di dosi di vaccini inutili contro questa o quella malattia annunciata e non pervenuta, non  ha trovato però il terreno adatto a sviluppare una vera e propria narrazione pandemica tale da stravolgere gli equilibri istituzionali.

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