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Bomba antipandemica dalla corte di Vienna

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Una vera e propria bomba contro le truppe pandemiche è stata sganciata dal tribunale amministrativo di Vienna che ha letteralmente fatto a pezzi il test Pcr: una sentenza del 24 marzo, ma di cui si ha notizia solo dall’altro ieri, stabilisce che i tamponi non possono costituire di per sé una diagnosi, vista la loro altissima inaffidabilità,  ma devono essere accompagnati dall’evidenza clinica dei sintomi della malattia e che non è possibile definire tout court malata una persona che risulti positiva al test. La sentenza insomma smonta l’equazione positività = malattia sul quale si è basata l’intera narrazione pandemica e le misure anticostituzionali che sono state prese da quasi tutti i governi occidentali. E infatti nella stessa sentenza viene revocato il divieto di raduno che appunto era tutto costruito su questa equivalenza.

Si tratta di un passaggio particolarmente importante perché la corte non ha fatto altro che prendere atto di ciò che l’Oms ha detto nell’autunno scorso, ma che era rimasto lettera morta: governi ed esperti – spesso fasulli – che ogni giorno spezzano il pane della scienza davanti al popolo bue , dichiarando vero solo ciò che arriva dall’Oms quando gli fa comodo, hanno taciuto invece su questo fatto fondamentale che è poi all’origine delle segregazioni e della ridda di numeri su positivi e  contagiati artatamente fatti passare per malati. Un vero e proprio mercato delle vacche pandemico che può essere modulato come si vuole per ottenere l’effetto voluto, sia aumentando il numero dei tamponi senza dirlo, sia aggiungendo i vecchi positivi ai nuovi, sia aumentando la “moltiplicazione” a cui vengono sottoposti i reperti raccolti dai tampone. Per avere un’idea di quello che ciò significa meglio leggersi Manuale di difesa: il raggiro dei tamponi spiegato bene scritto mesi fa.

Dunque la sentenza del tribunale viennese costituisce un cardine per la battaglia di libertà   perché per la prima volta un tribunale, in merito a quelli che oggi si definiscono assembramenti, non giudica solo in punta di diritto che potrebbe essere  temporaneamente sacrificato all’emergenza, ma entra nel merito di come viene costruita tale emergenza, ossia attraverso presupposti di sanità pubblica che non hanno fondamento. In pratica i giudici viennesi hanno detto che le autorità pubbliche hanno torto non solo rispetto alle libertà fondamentali, ma anche ai criteri con le quali esse sono state messe tra aprentesi. La via per riconoscere l’assoluta gratuità delle misure che sono state prese  e l’artificialità dell’emergenza è aperta: basta che altri abbiano il coraggio di percorrerla.

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