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La censura sui social e la balla degli algoritmi

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Finora le censure sui social sono state giustificate, anzi in qualche modo coperte dietro la narrazione degli algoritmi che sebbene ideati da uomini, conferivano alle esclusioni, alle sospensioni, alle demonetizzazioni  un che di meccanico e automatico che serviva a salvare la faccia dei vari autocrati della rete: si davano dei chiari avvertimenti senza però mostrare del tutto gli intenti censori attribuendoli alla community e agli automatismi del software. Ora però anche questa maschera sta per essere abbandonata e negli Usa si comincia ad inaugurare una nuova tattica ancora più letale di prima: non si colpisce direttamente la pagina o il personaggio  che osa proporre una realtà diversa da quella costruita dal potere, ma si colpiscono quelli che interagiscono con i contenuti considerati non ortodossi appioppando loro qualche punizione, come ad esempio l’esclusione da Facebook per tre giorni oppure impedendo la condivisione e inviando messaggi minacciosi agli incauti. E’ accaduto qualche giorno fa al drammaturgo e scrittore satirico americano C.J. Hopkins che vive a Berlino il quale nientedimeno si è permesso di criticare su Facebook con un  argomentato post di 2000 parole la scritta che compare su una torre a Dusseldorf , Impfen= Freiheit, vaccinazione = libertà messa a posta in occasione di una mostra d’arte.  Fb non ha sospeso l’ account, né censurato il post, né  ha contattato l’autore per fargli sapere di essere ufficialmente considerato  un “individuo pericoloso”. Invece, ha punito chiunque abbia cercato di condividere il post, secondo un tipo di vendetta trasversale tipico degli universi concentrazionari.

E’ evidente che in questo caso non si può invocare alcun algoritmo e nemmeno le fantomatiche regole della community anzi la censura ormai esplicita viene esercita, secondo un accordo siglato nel 2018 fa Fb  dal Digital Forensic Research Lab che è una branca del Consiglio atlantico il quale  adesso può finalmente fungere da polizia della realtà. Chi volesse sapere cosa sia  il Consiglio atlantico basta dire che è nato nel 1961 come think tank anticomunista dedito al sostengo della Nato.La lista di direttori attuali, onorari e a vita si legge come una galleria bipartisan di criminali di guerra americani, tra cui Henry Kissinger, George P. Shultz, Frank Carlucci, James A. Baker, R. James Woolsey, Condoleezza Rice, Colin Powell, Robert Gates e Leon Panetta. È finanziato da importanti interessi governativi e societari dell’industria finanziaria, della difesa e del petrolio. Il suo rapporto annuale 2017 documenta contributi sostanziali da HSBC, Chevron, The Blackstone Group, Raytheon, Lockheed Martin, Ford Motor Company, mentre  Google  figura nella categoria dei donatori dai 100.000 a  250.000 dollari . Tra i maggiori contributori del consiglio ci sono il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il Foreign & Commonwealth Office del Regno Unito e gli Emirati Arabi Uniti. Altri contributori includono Arabia Saudita, Qatar, Boeing, BP, Exxon, Open Society, Pfizer, l’esercito, la marina, l’aeronautica e i marines degli Stati Uniti. Dunque un magnifico parterre di medioevo mentale.

Quindi aspettiamoci che questo metodo sia attuato via via in maniera sempre più ampia per poter zittire chi non crede nella nuona normalità decida dal complesso militar industriale, dai giganti del web e da Big Pharma.

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