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Il Terrore dell’Occidente

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Luca Carbone per il Simplicissimus

Ciò da cui siamo investiti e di cui non possiamo non essere partecipi potrebbe sembrare il coronamento del sogno di Goebbels, il ministro della propaganda del Reich nazista: la totale abolizione della cultura; peraltro preconizzata e promossa da Oswald Spengler nel best-seller di un secolo fa, Il Tramonto dell’Occidente.
Poiché le imperscrutabili divinità che forse presiedono ai destini umani, anche se manifestano una certa regolare cecità, sembrano allo stesso tempo non prive di una qualche sublime ironia, chi si è assunto oggi, e qui, l’incarico di liquidare totalmente la cultura è il ‘progressismo democratico’, incarnato dal neo-eletto Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden. Come quasi tutti sanno, questi nei giorni scorsi, in un’intervista pubblica, ha definito “un killer”, il suo omologo russo Vladimir Putin, e già questo dubbio complimento sarebbe stato abbastanza, ma quello che è infinitamente più grave, ha dichiarato che Putin non ha un’anima.

Penso e scrivo da laico, quindi non userò argomenti cui potrebbero ricorrere gli uomini di ogni fede, né ricorrerò ai presupposti materialistici, secondo i quali nessuno avrebbe un’anima, visto che noi siamo essenzialmente corpi, entità fisico-chimiche, e che l’anima non sarebbe che un’astrazione di funzioni cerebro-spinali. Tutto questo, plausibile o meno che sia, non ha direttamente che fare con il contesto socio-politico, in cui il “giudizio” è stato pronunciato – o farfugliato – da Biden. Questi, infatti, ha rivendicato a sé la “proprietà” di un’anima – cioè, nel contesto, dell’essenza umana per eccellenza – mentre l’ha totalmente negata all’avversario: un semplice killer potrebbe sempre essere
‘redento’, chi è privo di un’anima, no. È ‘dannato’ per sempre: è dis-umano.

Se la ‘cultura’ in Occidente esistesse ancora, al di fuori degli allevamenti a batteria accademici, e dei polpettoni cinematografico-mediatici, l’argomentazione di Biden, oltreché assolutamente offensiva, risulterebbe totalmente ridicola. E ciò non solo alla luce di saperi ‘classici’, come la filosofia e la teologia, ma anche alla luce di almeno una mezza dozzina di scienze umane, come la psicologia la sociologia l’antropologia (quest’ultima nata e nota e proprio in USA come ‘scienza della cultura’) – che diventano dozzine se si contano i raggruppamenti disciplinari e interdisciplinari che si generano dalle teorie generali (sociologia della cultura, psicosociologia, antropologia culturale, sociologia dell’ambiente ecc. ecc. ecc.); discipline a cui nel mondo lavorano centinaia di migliaia di scienziati, accademici e non, per le quali si pubblicano centinaia e centinaia di riviste, e migliaia di volumi e si portano avanti, ogni giorno e ad ogni latitudine, migliaia di ricerche.
Ma il fatto – perché si tratta di un accadimento incontrovertibile, per quanto immateriale – che colui che incarna concretamente non solo il Comandante in capo dell’esercito più grande del pianeta, ma anche – nel caso specifico, essendo un ‘democratico’ – colui che simbolicamente incarna la somma delle aspirazioni e della visione del mondo della civiltà euro-occidentale moderna: progresso,
democrazia, universalità dei diritti, uguaglianza sociale, istruzione universale; che costui abbia fatto ricorso, contro l’avversario, all’argomento tipico di precedenti fasi delle civiltà umane, quelle nelle quali l’estraneo era senz’altro nemico, e soprattutto comunque non ‘umano’, e quindi ‘sterminabile’ come qualsiasi altra ‘preda’, è la prova che tutte quelle scienze e conoscenze, almeno così come sono configurate teoricamente e/o istituzionalmente attualmente, sono storicamente inessenziali, cioè non determinanti in alcuna misura o maniera. E di ciò che non ha più alcuna funzione essenziale la società stessa finirà, presto o tardi, col liberarsi del tutto.
Tutto questo potrebbe sembrare un’esagerazione, ma non lo è, poiché quell’argomentazione è stata usata pubblicamente dal Presidente del paese che nelle classifiche universitarie mondiali vanta le migliori università del pianeta – o briga per vantarle stabilendo i parametri di merito; lo stesso paese in cui gli accademici si stanno battendo per eliminare dai corsi universitari gli studi classici greco-romani, poiché sarebbero intrinsecamente razzisti e promuoverebbero il “suprematismo bianco”; ed in quello stesso paese, gli stessi accademici accettano che il proprio Presidente annienti simbolicamente l’avversario con l’argomento “tribale” fondamentale di tutti i “razzismi”, la dis-umanità essenziale dell’Altro, del diverso-da-noi; disumanità che lo rende per natura ed essenza inferiore a “noi”, e per conseguenza degno di assoggettamento, sfruttamento, ed eventualmente, sterminio.

Credendo di liquidare simbolicamente Putin, e l’immensa cultura russa, Biden ha in realtà liquidato gli ultimi tre secoli del pensiero euro-occidentale moderno, quelli che potremmo celebrare fra quattro anni – se ancora esistesse una cultura – commemorando la prima edizione dell’opera che ha fondato le moderne scienze umane e sociali, i Principj di una Scienza Nuova intorno alla Natura delle Nazioni, del forse più grande filosofo italiano di tutti i tempi, il napoletano Gianbattista Vico.La giustificazione che si sia trattato, da parte di Biden e della sua squadra – di squadristi dell’anima – di provocazioni puramente verbali e mediatiche, per ottenere dai Russi un atteggiamento più
flessibile nelle trattative, ammesso sia plausibile, non annulla la gravità ‘oggettiva’ del fatto, anzi forse la accentua. Poiché non soltanto con questa mossa superba Biden, con tutto il suo team di presidenza, ha esposto l’intero Occidente al ridicolo, agli occhi di gran parte delle nazioni della terra; ma soprattutto se l’Occidente “progressista” ha perduto la capacità di riconoscere, anche nel più irriducibile avversario (sia Russo o Cinese, o Persiano o qualunque altro), l’umano che comunque ci accomuna come abitanti del pianeta; se non è più in grado di confrontarsi con Lui/Lei su un piano di “parità”, almeno potenziale; se, quindi, non è più in grado di costruire un – dialogo – non soltanto sulla base di interessi contingenti, ma anche in prospettive meno immediate (ma non per questo meno vincolanti); un dialogo permanente con chi ha visioni e concezioni del mondo anche radicalmente differenti dalle nostre (e per questo senza mai rinunciare al “nostro” più
proprio, ed anzi ancor più approfondendolo nel confronto), quel dialogo tra diversi che è stato il fondamento di ogni crescita culturale per più di due millenni – ciò mostra senza equivoci che l’Occidente sta abdicando al pensiero, in favore del terrore: del terrorizzare, e dell’essere
terrorizzati. E come ci ha insegnato per tempo Orwell, ma forse ben prima di lui Alfieri, è il terrore alla base di ogni potere tirannico-totalitario. Tenuto, nella versione più a la page, a battesimo dal progressista democratico Biden.

Illudersi di marciare ancora, in queste condizioni, “à la tête de la civilisation”; ed illudersi che gli “Altri” – i miliardi di altri così platealmente offesi – ci vedano ancora come modelli da invidiare ed emulare, è ciò che ci sta conducendo irreversibilmente al tramonto. Un tramonto che travolgerà anche quelle oligarchie che, con tutto il servitorame intellettuale a sostenerle ed osannarle, si credono “immortali” e ridicolmente di potersi salvare, solo loro, nell’inabissamento di un’intera civiltà.

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