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Donbass, sclerosi multipla a Washington

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Ieri mi sono scagliato contro il povero Biden, uomo degno della massima disistima, ma probabilmente portato all’esasperazione dalla Russia che non cede di fronte agli interessi a stelle strisce che come è noto sono eccezionalmente sacri. Così non sapendo come sfogare la rabbia ha accusato Putin di aver truccato le elezioni americane, quelle in cui ha vinto lui oltre ci di essere un  assassino. Eh si l’iracondia fa brutti scherzi e così Mosca ha dovuto ritirare il suo ambasciatore a Washington per no n farsi offendere dall’obnubilato. D’altra parte possiamo comprendere benissimo lo stato d’animo di Biden, che in Ucraina deve anche badare agli interessi del figlio corrotto e corruttore  ( quante preoccupazioni! ) e non solo il suo , ma anche di chi tira i fili della Casa Bianca  essendo improbabile che il presidente abbia una visione d’insieme  delle cose: ma come,  era tutto pronto per scatenare l’offensiva contro il Donbass , le truppe ucraine erano state rifornite di armi, il leader russo era isolato da una gragnuola di impavide quanto deliranti  accuse da parte degli ascari europei, il truffatore nazista Navalny  era pronto a fare casino e il territorio delle repubbliche secessioniste cominciava ad essere bombardato dalle postazioni di artiglieria di Kiev, facendo vittime civili, cosa che rallegra sempre le amministrazioni americane, perché è un po’ un ritorno alle origini, un po’ come il tacchino della festa del ringraziamento che celebra il primo sterminio dei nativi. La posta era grossa: se solo la prima linea di difesa delle truppe secessioniste, come si immaginava che sarebbe facilmente avvenuto, fosse stata sfondata la Russia sarebbe stata costretta o a ad abbandonare le repubbliche secessioniste o a intervenire in maniera diretta  e Putin sarebbe stato preso nel gorgo delle accuse e dei venti di guerra.

Del resto il conflitto è anche l’univa via d’uscita per il governo fantoccio ucraino, già economicamente e politicamente fallito da un bel pezzo,  che ha un senso solo fino a quando riesce a gestire il livello e le modalità dello scontro. Ma nulla di tutto questo è avvenuto: la Russia si è limitata a fornire sottobanco il Donbass di armi avanzate che da una parte hanno distrutto con estrema precisione le postazioni di artiglieria ucraina impegnate a bombardare i secessionisti e dall’altra hanno confuso con sistemi di guerra elettronica le comunicazioni del nemico: questo ha immediatamente fatto comprendere che le grandi formazioni ucraine che già si apprestavano ad entrare in azione, sarebbe state fermate e decimate, per cui l’offensiva è stata rimandata a tempo indeterminato perché né il governo di Kiev e tantomeno l’amministrazione di Washington possono permettersi uno smacco così grave che avrebbe potuto anche prendere l’aspetto di una rotta visto che secondo alcune fonti interne all’ucraina il morale delle truppe di Kiev sarebbe a terra.  Adesso il governo ucraino  tenterà di dire che forti formazioni russe sono ammassate appena al di là del confine del Donbass e magari la Nato  dirà che i sistemi di guerra elettronica forniti ai secessionisti  costituiscono un intervento diretto. Certo oggi qualsiasi cosa può essere impunemente detta, ma questo implicherebbe che l’Ucraina si sarebbe dotata  da sola con armi occidentali. D’altronde non si può nemmeno confessare di essere stati sconfitti prima ancora di cominciare e che la qualità della narrazione lascia a desiderare. .

Dunque adesso potete comprendere il dramma del sub presidente Biden e le sua demenza senile che è la stessa di un impero in declino.

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