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Un anno di Covid: continua l’uso e l’abuso di pandemia

E’ passato praticamente un anno da quando ci hanno confinati, segregati e mascherati dicendo che questo era necessario per sconfiggere il Covid, cosa che ovviamente non è accaduta moltiplicando così le settimane e i mesi di prigionia che si sono susseguiti sempre con il bastone di Dpcm anticostituzionali e la carota del sacrificio per poi essere liberati. Dico ovviamente perché questi provvedimenti erano del tutto estranei prima dell’anno scorso alla scienza epidemiologica, ma fin da subito questa epidemia narrata in tutti i modi possibili ha avuto due cardini intellettualmente cigolanti e imbarazzanti che sono ancora intatti ancorché del tutto contrari alla realtà di una malattia che nel 95 per cento dei casi è asintomatica o dà sintomi lievissimi: la negazione di protocolli di cura domiciliare che si sono rivelati efficacissimi e il puntare tutto su vaccini sperimentali e non sperimentati sui quali per giunta l’Europa e la sua stuporosa presidente di commissione sono riusciti a dare uno spettacolo di indecente subalternità a Big Pharma e di totale dilettantismo.  In queste condizioni la pura follia si alterna e si fonde con un cinico disegno: niente cure domiciliari approvate significa ospedalizzazione e questa, nelle condizioni in cui giacciono sistemi sanitari fortemente colpiti dalla sottrazione continua di risorse, costringe a inutili segregazioni non per fermare il virus ma per rallentarne la diffusione e così non saturare gli ospedali. Ci vuol poco a capire che negare la via maestra della cura ancora a un anno di distanza, quando già da aprile si conosceva la chiave fondamentale per affrongare  ovvero la somministrazione di antinfiammatori per evitare le occorrenze più gravi,  significa solo voler portare fino in fondo la distruzione di un’intera parte dell’economia.

Questo anche perché i vaccini non si sono rivelati il santo Graal che era stato annunciato , anzi hanno mostrato un’efficacia lontana da quella sperata, anche per la nascita di ceppi diversi, forse stimolati dalle stesse vaccinazioni che oltretutto hanno maree di effetti avversi e anche di numerosissimi decessi. Ma il fatto è che l’efficacia  di questi vaccini sia essa intorno all’85% come affermano le multinazionali che li producono, sia essa al 20 o 30 per cento come affermano studi indipendenti, ha una breve durata, quattro mesi circa e oltretutto non impedisce ai vaccinati di essere contagiosi: di fatto non permettono di raggiungere l’immunità di gregge. E fa scuola l’esempio di Israele dove il governo costringe alla vaccinazione di massa con il Pfizer e dove in sole 8 settimane di vaccinazione di massa il numero totale di morti per Covid-19 nello Stato ebraico è quasi raddoppiato rispetto al totale nei dieci mesi precedenti. E non solo: mentre in precedenza il virus colpiva solo gli anziani dopo due mesi di vaccinazioni a tappeto il 76% dei nuovi casi di Covid-19 si riscontra sotto i 39 anni. E c’è stato un aumento notevole di casi tra le donne incinte  e tra i neonati. Sembrerebbe che il vaccino aumenti i contagi e in effetti lo stesso capo di Pfizer, Bourla non lo può escludere e in una intervista alla Nbc ha detto che il problema andrà confermato e analizzato. Comunque c’è uno studio di alcuni esperti israeliani  (qui in lingua israeliana e qui nella traduzione francese pubblicata da France Soir) che stando agli stessi dati dal governo, equivocati dai giornali non si sa se per errore o intenzionalmente,  concludono che i vaccini Pfizer, hanno ucciso durante il periodo di vaccinazione di 5 settimane circa 40 volte più persone anziane  di quanto avrebbe fatto la  malattia stessa, e circa 260 volte più persone nelle classi di età più giovane.

Comunque sia puntare ancora e solo sui vaccini significa semplicemente che si dovrà continuare il giochetto dei lockdown all’infinito, mentre basterebbe mettere insieme protocolli di cura per eliminare il problema. Bisogna sempre ricordare che i decessi da covid si sono verificati per il 70 per cento nelle Rsa ( questo in tutto l’occidente), che hanno riguardato in massima parte persone con gravi patologie o di malattie terminali e che l’età media dei morti ( anche facendo la tara delle manipolazioni sulle diagnosi) è comunque superiore all’età media: stiamo parlando di un’influenza non della peste a meno che non la si voglia veramente diventare tale e non solo nella narrazione. Per questo ascoltare il ministro Speranza, dopo un anno in cui l’Italia ha fatto peggio di quasi di tutto il resto del mondo in termini di distruzione dell’economia e di morti, dire che si dovrà continuare con le segregazioni appare davvero come un insulto all’intelligenza. Già non si capisce come questo ministro sia ancora lì, perché Draghi lo abbia riconfermato se non nell’ambito di un disegno che con la sanità e la salute dei cittadini ha ben poco a che vedere. Chi si aspettava qualche novità dal premierone succeduto al premierino è già rimasto deluso anche se qualche ladro è stato sostituito da un generale, cosa che fa tanto Sudamerica. Tutto sembra prosegue come prima o più di prima nella stupidità e nella menzogna.

 

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