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Regresso tecnologicamente avanzato

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Vedete cari amici, assieme al buon anno che pure in queste disgraziate e assurde condizioni non volevo far mancare, vi devo confessare che non ho mai abbandonato l’idea di progresso sia materiale che sociale e anzi sono convinto che la sinistra si è estinta proprio perché ha rinunciato a questa idea buttandosi nelle mani di ogni tortuoso debolismo di pensiero una volta che il progresso atteso non si è realizzato nei modi e nei tempi che erano stati auspicati, immaginati, “scientificamente” determinati. Certo non sono così ingenuo da pensare che questo progresso sia lineare o automatico e nemmeno dialettico nel senso che tecnicamente si da a questa parola, né che esso possa essere pacifico e tanto meno neutrale,  eppure mi rimane impossibile immaginare che qualcuno pensi l’immobilità o l’assenza di conflitto o la fine della storia. O meglio questo lo possono pensare le classi dominanti sperando ovviamente che il loro potere persista in eterno o che le cose debbano mutare perché nulla cambi. E mai come in questi ultimi anni la rutilante ed estenuante corsa al consumo ha assunto la forma ingannevole del cambiamento tecnologico divenendo un succedaneo psicologico e politico del progresso laddove c’è solo un eterno ritorno delle merci e dei consumi senza che mai ci si ponga il problema di cosa produrre e a quale fine.

Quindi potete immaginare il mio ulteriore sconcerto quando – con l’avvento della pandemia – quegli ambienti della sinistra debole, ormai adusi a civettare coi banchieri e con la “responsbilità” che significa poi tenere loro bordone, ad adottare le formule apotropaiche dell’economia neoliberista come verità eterne ed immutabili o nel migliore dei casi ad illudersi che il globalismo possa preservare il welfare, invece di porsi delle domande hanno cominciato a parlare di “Scienza” e di “Scienziati” – due entità assolutamente astratte e inesistenti nel reale –  come della voce della verità, anzi reificando questi concettoidi con gli strumenti e gli atteggiamenti della superstizione, confondendo non soltanto sapere con autorità che è l’esatto contrario del metodo scientifico, ma anche allestendo una sorta di teca delle grazie ricevute. Essi accettano di buon grado un vaccino non sperimentato perché lo dicono gli “scienziati” come se la Pfizer che ci guadagnerà da questa operazione molte decine di miliardi, esaurisse questo insieme, non vogliono vedere e tanto meno indagare sul fatto che in pochi giorni sono cambiate tutte le precedenti verità su epidemie, immunità di gregge, protocolli per la constatazione dei decessi e buona pratica medica per simulare una grande pestilenza laddove c’era e c’è una sindrome influenzale alla quale vengono attribuiti tutti decessi. E tantomeno vogliono prendere atto che la simulazione stessa è costata migliaia di vite. Sembrano i Te Deum che venivano celebrati nelle cattedrali per glorificare le forzate conversioni massa a suon di stragi e si rimane  basiti leggendo le reprimende verso chi esprime degli atteggiamenti critici che sembrano documenti dell’inquisizione, solo un po’ più stupidi,  mentre non ha più freno l’esaltazione del ruolo quasi salvifico della tecnologia e della cosiddetta Scienza, sempre sia lodata anche contro le Costituzioni: mentre fino ad ora il colossale equivoco ha coinvolto l’informatica tanto da far assurgere i miliardari del web a visionari fabbricanti di un nuovo mondo piuttosto che a nuova generazione di padroni, ora questo atteggiamento ha inglobato anche il campo della sanità con aspettative escatologiche che non consentono domande o deroghe. Del resto i nuovi padroni hanno le mani in pasta anche in questo campo, basta vedere Bill Gates, un uomo letteralmente impazzito per troppi soldi che è riuscito a comprarsi l’Oms.

Nemmeno viene presa in esame la possibilità di una drammatizzazione volta ad altri scopi, a una traslazione in senso oligarchico e feudale delle società democratiche, benché tutti i dati una volta esaminati con cura smascherino il copione. Solo che non li si vuole leggere a nessun costo, perché la verità avrà anche l’effetto di rendere liberi e molta gente non lo vuole essere per la responsabilità che questo comporta. Eppure non è nemmeno difficile vedere come i cambiamenti indotti dalla pandemia che hanno riassunto vent’anni di cammino in 12 mesi, siano esattamente in linea con le visioni e le distopie di quelli che preannunciavano la buona novella di un futuro senza lavoro, dominato da sussidi di livello appena necessario per accedere ai servizi informatici dei nuovi padroni dei bit, ma senza rappresentanza e senza strumenti per incidere nella realtà, privi di qualunque dignità sociale non riferita al mercato. Perdendo l’idea di progresso e/o banalizzandola nelle merci si può essere certi che ci sarà solo regresso tecnologicamente avanzato.

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